
«La cura del corpo... è mezzo per la salvezza dell'anima». Queste parole di San Giovanni di Dio, riferite dal suo primo biografo De Castro, riassumono il compito originale dell'Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli: «Gesù Cristo mi dia la grazia di avere un ospedale, dove possa accogliere i poveri abbandonati e privi della ragione, e servirli come desidero io». Da queste espressioni del Fondatore e dal suo modo di esercitare la carità si plasma una definizione più esatta della vocazione dei Fratelli di San Giovanni di Dio: curare non solo la malattia, nel miglior modo permesso dalla scienza medica, ma tutta la persona ferita nella sua umanità dalla condizione di malato e di povero.
Questo carisma, trasmesso nella storia dell'Ordine, costituisce una risposta sempre attuale alle esigenze dell'uomo.
Infatti, se da un lato esistono sistemi sanitari pubblici che provvedono alla cura delle malattie, almeno nei Paesi cosiddetti sviluppati, dall'altro le culture di questi stessi Paesi tendono ad isolare il malato, il minorato, l'anziano, ferendolo nella sua umanità anche quando ne curano il corpo.
A tale carisma, inoltre, l'Ordine di San Giovanni di Dio è legato con un voto particolare, quello appunto dell'ospitalità, che si aggiunge ai tre tradizionali della vita consacrata: castità, povertà ed obbedienza.
Oggi l'Ordine è presente in 45 paesi con una dimensione missionaria assai significativa: i suoi religiosi esercitano il loro voto di ospitalità in 270 opere ospedaliere attraverso istituti psichiatrici, ospedali generali, istituti per riabilitazione, centri geriatrici, ospedali pediatrici, asili notturni ed istituti ortopedici.
I Fatebenefratelli, negli ultimi anni, hanno saputo impegnarsi in un lavoro di ricerca e di riflessione per poter manifestare il loro Carisma della Ospitalità, secondo il modello ispirato da S. Giovanni di Dio e secondo il segno dei tempi. Il Concilio Vaticano II aveva favorito la riscoperta dell'umano e una visione della Chiesa comeComunità che si doveva aprire alle diverse voci dei credenti, religiosi e laici, per la costruzione di una società più vera, più giusta ,più umana. Si preparano perciò ad assumere con maggiore responsabilità il compito di soddisfare il sempre più vivo desiderio di unione di solidarietà, di rispetto della umanità sofferente.