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L'Ospedale San Giuseppe, appartenente alla Provincia Religiosa Lombardo Veneta dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio - Fatebenefratelli, nacque nel 1874 come luogo di accoglienza di malati cronici e subcronici favorendo, in modo particolare, quella classe sociale che non poteva accedere alle costose case di salute. La prima S. Messa per la piccola Comunità venne celebrata, in data 8 marzo 1874, in occasione della solennità di S. Giovanni di Dio, dal P. Giuseppe Maria Cipoletti, sacerdote del Fatebenefratelli. In tale occasione la piccola Comunità, si affrettò a chiedere, per mezzo del Priore Generale Giovanni Maria Alfieri, una particolare benedizione del S. Padre che fu concessa in data 12 marzo 1874.
In data 8 aprile 1875 l'Arcivescovo di Milano, Mons. Nazari di Calabiana, impartì la benedizione della prima pietra. Poco prima, Papa Pio IX aveva mandato una bellissima Pergamena con la sua benedizione e l'indulgenza plenaria dell'anno giubilare. Nell'agosto del 1942 l'Ospedale San Giuseppe fu completamente distrutto da un bombardamento aereo. Riaperto nel 1952 si collocò, con 300 posti letto, tra le migliori cliniche private di Milano. Nel settembre 1974 l'Ospedale San Giuseppe viene inserito a pieno titolo nella struttura ospedaliera pubblica assumendo la classificazione di "Ospedale Generale di Zona". Nel corso del 1999 l'Ospedale ha ottenuto il totale accreditamento secondo la normativa vigente.
Chi siamo:
Il nostro Ordine Ospedaliero attualmente è presente in cinquanta Paesi dei cinque continenti, con circa 400 opere apostoliche.
Avendo ricevuto come eredità il carisma dell’ospitalità, seguendo l’esempio del nostro Fondatore ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi. E’ il modo in cui viviamo e agiamo manifestando la nostra spiritualità.
Nel nostro impegno verso le persone che soffrono operiamo nel campo della sanità e del sociale. La Chiesa ci definisce come un Ordine mendicante, ed abbiamo sempre cercato di agire con un atteggiamento di assistenza nei confronti delle persone che ne hanno bisogno.
Nei diversi Paesi e nei vari servizi operiamo accanto alle organizzazioni statali, sempre in accordo con i Ministeri della Salute, della Previdenza Sociale e con altri organismi civili, come amministrazioni locali, ecc.
Siamo presenti anche nei Paesi meno favoriti, dove i Centri dell’Ordine, basandosi sul principio della sussidiarietà e mossi dallo spirito missionario, suppliscono alle carenze esistenti a livello locale in ambito sanitario e sociale.
Siamo al servizio dei malati in generale e dei malati mentali in particolare. Negli ultimi tempi, inoltre, abbiamo promosso la creazione di unità per cure palliative, per malati di AIDS, per persone colpite dal morbo di Alzheimer, ecc.
Abbiamo anche dei Centri specializzati per persone con disabilità mentali e/o fisiche, per anziani, per senzatetto, e portiamo avanti dei programmi per tossicodipendenti o per persone con dipendenza da alcol.
Oltre ai Confratelli, sono integrati nella nostra missione circa 45.000 collaboratori con regolare contratto di lavoro, oltre a 8.000 volontari e a tantissimi benefattori che, confidando nel nostro progetto, ci sostengono economicamente.
Con il personale che lavora nei nostri centri e con i volontari cerchiamo di condividere i criteri secondo i quali desideriamo realizzare la missione, i suoi valori ed il progetto istituzionale, sempre nel pieno rispetto per l’individualità di ciascuno.
Oltre alle cure, alla riabilitazione, all’accompagnamento per i malati o per gli emarginati, nella nostra identità di centri cattolici, pur trovandoci in società tanto diverse, cerchiamo di promuovere l’evangelizzazione, trasmettendo con la nostra parola, ma soprattutto con la nostra vita, la Buona Novella che ci è stata portata da Gesù Cristo. Il nostro primo modo per evangelizzare è quello di accogliere tutte le persone così come sono, ed intervenire nel processo di avvicinamento a Cristo e alla Sua Chiesa come ricerca del significato vero della vita.
Nel nostro mondo, sempre più materialista e secolare, ci sentiamo espressione della Chiesa della carità.
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