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Artroprotesi d’anca: cos’è, come funziona e tecniche chirurgiche

27 ottobre 2020

Gravità del dolore, età, stato di salute generale, patologie pregresse: molti sono i fattori da tenere in considerazione quando si decide di procedere con una terapia chirurgica.

Se i farmaci, i cambiamenti delle abitudini e delle attività quotidiane e l'uso di supporti non sono riusciti ad alleviare il dolore dell’anca, una soluzione definitiva per la coxartrosi è senza dubbio l’intervento di artroprotesi d’anca. Ma di cosa si tratta esattamente e come funziona?

Scopriamolo insieme.

 

Artroprotesi d’anca, cos’è?

L’intervento di artroprotesi d’anca non è altro che la sostituzione dell’osso e della cartilagine danneggiati con una protesi, che simulerà il suo meccanismo nel modo più fedele possibile. Nel dettaglio, la procedura consiste nell’asportazione chirurgica della cavità acetabolare del bacino e della parte prossimale del femore (testa e collo), sostituite con elementi artificiali realizzati in leghe metalliche, materiali plastici e/o ceramiche.

Sia nella forma che nella funzione la protesi riproduce esattamente le parti ossee asportate: la scelta della protesi viene fatta sempre insieme al proprio medico specialista, che terrà conto di diversi parametri per selezionare la protesi più indicata, come sesso, età, gravità dell’artrosi, obesità e sovrappeso o altro.

La chirurgia ortopedica di tipo protesico si occupa di curare efficacemente le patologie degenerative delle articolazioni, quindi soprattutto l'artrosi, e in modo minore altri disturbi, tra cui artriti e fratture.

Grazie alle nuove tecniche chirurgiche e ai nuovi materiali a disposizione, la chirurgia protesica permette un risultato duraturo: è capace di fermare il dolore e di restituire mobilità e funzionalità all'articolazione e, in una persona giovane, consente di riprendere a praticare alcune attività sportive.

 

Intervento di chirurgia protesica d’anca: come funziona?

Artroprotesi d'anca

L’artroprotesi rappresenta l’intervento ricostruttivo dell’anca più comunemente effettuato e la sua efficacia nell’alleviare il dolore ed invertire il deficit funzionale è senza pari. Ecco alcune indicazioni su questa tipologia di operazione chirurgica:

1. Quando operarsi

È bene ricordare che l’intervento chirurgico viene di solito effettuato soltanto quando lo stadio sintomatologico della coxartrosi è avanzato e quindi la condizione dell’anca è molto grave: l’operazione è quindi indicata nel caso in cui la terapia conservativa, che può comprendere la fisioterapia e il trattamento farmacologico, non abbia avuto successo oppure non sia stata possibile.

Nel considerare un intervento di protesi d’anca è importante valutare numerosi aspetti, legati alla storia clinica del paziente e ai risultati di un accurato esame clinico. La patologia che ha determinato l’artrosi, l’età del soggetto, le patologie pregresse sono tutti fattori rilevanti che fanno variare moltissimo questa tipologia di intervento.

2. Limiti di peso o di età

Non ci sono, però, limiti di peso o di età per la chirurgia di protesi d’anca: è bene però sapere che questo impianto non dura per sempre, quindi un peso eccessivo potrebbe ulteriormente ridurre la vita media della protesi.

Inoltre, l'indicazione per la chirurgia viene data sulla base del dolore che avverte il paziente e la sua disabilità, non solo sull'età. Anche se la maggior parte dei pazienti che si sottopongono all’intervento di protesi d’anca sono di età compresa tra i 50 e gli 80 anni, i chirurghi ortopedici valutano i pazienti individualmente.

3. Tipo di anestesia

Solitamente l’intervento di artroprotesi d’anca si esegue in anestesia generale. È però possibile optare anche per una anestesia epidurale, con cui soltanto una parte del corpo è addormentata ed insensibile al dolore, in questo caso la sezione inferiore. In ogni caso, la soluzione più idonea verrà stabilita in accordo con il medico anestesista.

4. Durata dell’intervento

La durata dell’intervento può variare, ma generalmente è intorno a 1 ora, massimo 1 ora e mezza in casi eccezionali.

3. Degenza in ospedale

La degenza in ospedale può durare dai 2-3 giorni fino ad un periodo massimo di 15 giorni. Essenziale, quindi prima del ricovero, è pianificare il proprio ritorno a casa in modo da agevolare il processo di riabilitazione fisioterapica che seguirà l’operazione chirurgica.

 

Protesi d’anca e tecniche chirurgiche: approccio tradizionale e approccio mininvasivo

Esistono due tipologie principali di intervento di protesi all’anca: la tecnica chirurgica tradizionale, definita anche di accesso classico, e la tecnica mininvasiva. Vediamoli insieme:

Tecnica tradizionale

Nell’intervento di artroprotesi con tecnica tradizionale l’articolazione dell’anca viene raggiunta tramite tre tipologie di accessi, ovvero: antero-laterale, postero-laterale o laterale. Il vantaggio principale di questo primo approccio è legato alla maggiore visibilità ed esposizione dell’articolazione durante l’operazione chirurgica, questo perché l’incisione cutanea è più estesa.

Tecnica mininvasiva

Per la tecnica mininvasiva, la procedura chirurgica è molto simile a quella tradizionale. Tuttavia, l’incisione è più piccola e vengono quindi sezionati meno tessuti e parti ossee. Ciò permette una riduzione dei tempi di recupero e una cicatrice post-operatoria meno evidente rispetto alla tecnica standard. Questo approccio chirurgico prevede però una maggiore attenzione e prudenza, in quanto il campo “visivo” di esecuzione è notevolmente ridotto.

Anche se le due tipologie di tecniche chirurgiche elencate sono le più conosciute, esiste in realtà un terzo approccio, applicato con successo nell’Ospedale Sacra Famiglia di Erba. Per saperne di più, leggi: "Intervento di protesi d'anca: l'approccio chirurgico dell'Ospedale Sacra Famiglia di Erba".

Se stai valutando di sottoporti ad un intervento di artroprotesi d'anca e desideri sapere come preparati al meglio, clicca il bottone in basso e scarica la nostra Guida Pratica per pazienti!

Guida Pratica: prepararsi all'intervento di artroprotesi dell'anca

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