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title: "IRCCS Fatebenefratelli di Brescia: nuova scoperta sulla correlazione tra Alzheimer e microbiota intestinale"
description: Uno studio, condotto dall'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, ha confermato la correlazione tra il microbiota e la malattia di Alzheimer. Scopri di più!
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# [IRCCS Fatebenefratelli di Brescia: nuova scoperta sulla correlazione tra Alzheimer e microbiota intestinale](https://www.fatebenefratelli.it/blog/irccs-fatebenefratelli-brescia-studio-conferma-correlazione-microbiota-alzheimer)

 Scritto da [Fatebenefratelli](https://www.fatebenefratelli.it/blog/author/fatebenefratelli) | 2 dicembre 2020

La **malattia di Alzheimer** è la causa più comune di demenza: ancora incurabile, colpisce direttamente quasi un **milione** di persone in Europa e indirettamente milioni di **famiglie** e la **società** nel suo insieme.

Un recente studio, condotto dall'[IRCCS Fatebenefratelli di Brescia](https://www.fatebenefratelli.it/strutture/irccs-brescia?__hstc=190934709.7b9454a113c16977b596aae6a7caaf9e.1602514157226.1606408172688.1606413036791.172&__hssc=190934709.5.1606413036791&__hsfp=3317040093&hsutk=7b9454a113c16977b596aae6a7caaf9e&contentType=standard-page&hsLang=it-it), ha evidenziato un'importante correlazione tra il microbiota intestinale e la malattia di Alzheimer aprendo la strada a nuove possibili strategie preventive altamente innovative. 

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## IRCCS Fatebenefratelli di Brescia: uno studio conferma la correlazione tra Alzheimer e microbiota intestinale

Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha sospettato che il **microbiota** intestinale svolga un ruolo nello sviluppo della patologia: finalmente uno studio ha confermato la correlazione tra quella che è conosciuta comunemente come flora intestinale e la malattia di Alzheimer.

I protagonisti di questa ricerca sono un team dell’**IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia **insieme ai colleghi dell’Università di Napoli, IRCCS Centro Ricerche SDN di Napoli, dell'Università di Ginevra (UNIGE) e degli Ospedali universitari di Ginevra (HUG) in Svizzera. Lo studio ha evidenziato un significativo legame tra uno **squilibrio del microbiota intestinale** e lo sviluppo delle **placche amiloidi nel cervello**, che sono all'origine dei disturbi neurodegenerativi caratteristici della malattia di Alzheimer.

Le proteine ​​prodotte da alcuni batteri intestinali, identificate nel sangue dei pazienti, potrebbero infatti modificare l'**interazione tra il sistema immunitario e il sistema nervoso** e innescare la malattia. Questi risultati, riportati sul [Journal of Alzheimer’s Disease](https://www.j-alz.com/), consentono di prevedere nuove** strategie preventive** basate sulla modulazione del microbiota delle persone a rischio.

 

## La profonda interazione tra sistema immunitario e nervoso

Come può esattamente il microbiota intestinale influire sulla malattia di Alzheimer? I batteri intestinali possono agire sul funzionamento del cervello e promuovere la **neurodegenerazione** attraverso diverse vie: possono infatti influenzare la regolazione del sistema immunitario e, di conseguenza, possono modificare l'**interazione tra sistema immunitario e sistema nervoso**.

I **lipopolisaccaridi**, proteine che costituiscono la membrana di alcuni batteri e che hanno proprietà pro-infiammatorie, sono stati individuati nelle placche amiloidi e intorno ai vasi nel cervello delle persone con malattia di Alzheimer. Inoltre, il microbiota intestinale produce **metaboliti** che, avendo **proprietà neuroprotettive **e **antinfiammatorie**, influenzano direttamente o indirettamente la funzione cerebrale.

*«Per determinare se i mediatori dell'infiammazione e i metaboliti batterici costituiscono un collegamento tra il microbiota intestinale e la patologia amiloide nella malattia di Alzheimer, abbiamo studiato una **coorte di 89 persone tra i 65 e gli 85 anni di età**. Alcuni soffrivano del morbo di Alzheimer o di altre malattie neurodegenerative che causavano problemi di memoria simili, mentre altri non avevano problemi di memoria» *ha riferito la Dott.ssa **Moira Marizzoni**, ricercatrice presso l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia e prima autrice di questo lavoro.

*«Utilizzando l'**imaging PET**, abbiamo misurato la loro deposizione di amiloide cerebrale e poi quantificato la presenza nel sangue di vari marker di infiammazione e proteine ​​prodotte dai batteri intestinali, come i lipopolisaccaridi e alcuni acidi grassi a catena corta»* ha sottolineato la Dott.ssa Marizzoni.

 

## La malattia di Alzheimer: strategie innovative basate sulla prevenzione

*«I nostri risultati sono **evidenti**: alcuni prodotti batterici del microbiota intestinale sono correlati con la quantità di placche amiloidi nel cervello»,* ha spiegato la ricercatrice. *«In effetti, livelli ematici elevati di lipopolisaccaridi e alcuni acidi grassi a catena corta (acetato e valerato) erano associati ad un segnale PET più elevato. Al contrario, alti livelli di un altro acido grasso a catena corta, il butirrato, erano associati a una minore patologia amiloide». *

Questo lavoro fornisce quindi la prova di un'associazione tra alcune proteine ​​del microbiota intestinale e l'amiloidosi cerebrale attraverso un **fenomeno infiammatorio del sangue**. Gli scienziati ora lavoreranno per identificare batteri specifici, o un gruppo di batteri, coinvolti in questo fenomeno.

Questa rilevante scoperta apre la strada a **strategie protettive altamente innovative**: attraverso, per esempio, la somministrazione di un cocktail batterico o di pre-biotici per nutrire i batteri "buoni" nel nostro intestino.

*«Tuttavia, dovremmo tenere i piedi per terra. In effetti, dobbiamo prima identificare le varietà del cocktail. Quindi, un effetto neuroprotettivo potrebbe essere efficace solo in una **fase molto precoce della malattia**, in un'ottica di prevenzione piuttosto che di terapia. Tuttavia, la diagnosi precoce è ancora una delle principali sfide nella gestione delle malattie neurodegenerative, poiché devono essere sviluppati protocolli per identificare gli individui ad alto rischio e trattarli ben prima della comparsa di sintomi rilevabili»,* ha sottolineato il Dott. **Giovanni Frisoni**, direttore dell'HUG Memory Center e docente presso il Dipartimento di Riabilitazione e Geriatria della Facoltà di Medicina dell'UNIGE.

Se desideri conoscere più nel dettaglio la nostra attività di ricerca per l'Alzheimer ed altre malattie psichiatriche, **clicca il pulsante in basso!

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