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Protesi d'anca: cos'è, le tipologie principali e i materiali utilizzati

25 febbraio 2021

L’intervento chirurgico, unico trattamento efficace per la cura della coxartrosi grave, consiste nell'inserimento di una protesi in sostituzione dell'articolazione: ma che cos'è esattamente la protesi d'anca e quali sono le principali tipologie e i materiali più comunemente utilizzati?

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La protesi d’anca: che cos’è e le principali tipologie

La protesi non è altro che un supporto meccanico che mira a riprodurre i movimenti dell’articolazione danneggiata: le parti che andranno a sostituire la funzione articolare vengono infatti integrate ed ancorate perfettamente nell’osso del paziente.

Si ricorre all’applicazione della protesi d'anca per ristabilire la mobilità dell’articolazione, compromessa da diverse cause, tra cui la coxartrosi grave. La protesi d’anca è solitamente differenziata in base alla tipologia di sostituzione articolare che deve essere effettuata e si distingue in:

  • protesi totale dell’anca;
  • protesi parziale dell’anca;
  • protesi di revisione;
  • protesi di risuperficializzazione (o resurfacing).

Nel corso degli anni è stato apportato un significativo miglioramento nella selezione dei materiali e nella realizzazione delle protesi, che oggigiorno possono vantare una maggiore durata e preservazione nel tempo e una minore invasività dell’intervento.

 

I materiali utilizzati nella protesi d’anca

Per la fabbricazione degli impianti protesici vengono utilizzati diversi metalli, tra cui: acciaio inossidabile, leghe di cobalto, cromo e titanio, plastica, polietilene.

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La testa della protesi viene solitamente realizzata in ceramica, oltre che in plastica o in metallo. Il cotile, che costituisce la parte dell’impianto che viene inserita nel bacino, può essere in ceramica o polietilene, un materiale molto duraturo e resistente al logoramento dato dall’attrito.

I materiali utilizzati per lo stelo e l’inserto sono invece delle leghe metalliche: in precedenza era ricorrente l’uso della lega di cromo-cobalto, sostituita attualmente da polveri di titanio.

Esiste, inoltre, un’ulteriore differenziazione della protesi relativa alla modalità con cui viene fissata: la protesi cementata e la protesi non cementata.

Nella prima tipologia viene utilizzato il cemento per fissare la protesi all’osso: ciò consente una deambulazione quasi immediata, permettendo un percorso riabilitativo più rapido. Tuttavia, questa modalità di ancoraggio è sconsigliata per i pazienti in grave sovrappeso.

Nella protesi non cementata l’ancoraggio all’osso è diretto, senza l’uso di cemento. In questo caso la deambulazione è nei primi momenti parziale e richiede il supporto di stampelle: questa modalità di ancoraggio è particolarmente indicata per i pazienti attivi e più giovani.

 

Protesi d’anca: come viene scelta e quando è raccomandata

La scelta della protesi è orientata da una prima fase di studio preparatorio, che consiste in una serie di esami diagnostici volti a chiarire il quadro clinico del paziente.

Ad influenzare la selezione del corretto impianto protesico sono diversi fattori, valutati per ciascun caso dallo specialista ortopedico. Ecco i principali:

  • peso corporeo del paziente, che determina la scelta di materiali più resistenti;
  • eventuali allergie a materiali presenti nella protesi per evitare un rischio di incompatibilità dell’impianto, più comunemente conosciuto come “rigetto della protesi”;
  • stadio della patologia;
  • età del paziente, che costituisce un elemento fondamentale nella valutazione dell’impianto protesico più idoneo;
  • sesso.

Oggigiorno la qualità delle protesi è estremamente alta e gli impianti risultano essere significativamente affidabili e duraturi. L’unico fattore discriminante che orienta il chirurgo ortopedico nella selezione di una protesi rispetto ad un’altra è il design ritenuto più adatto per le specificità del paziente.

Quando è raccomandata la protesi d’anca? Essendo un intervento invasivo che comporta la sostituzione dell’intera articolazione, l’inserimento della protesi d’anca viene indicata dallo specialista ortopedico quando:

  • il dolore all’anca è troppo intenso e continuo, limitando le più semplici attività quotidiane;
  • la rigidità dell'anca è così grave da limitare la deambulazione;
  • la terapia conservativa non è più sufficiente per ridurre la sintomatologia.

 

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