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title: "La Ricerca sull'Alzheimer dell’IRCCS Fatebenefratelli: un nuovo biomarcatore e un potenziale strumento di monitoraggio della cura"
description: "Un nuovo biomarcatore comune all'Alzheimer e a altre demenze e un innovativo saggio di spettrometria di massa: scopri la Ricerca dell'IRCCS Fatebenefratelli!"
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# [La Ricerca sull'Alzheimer dell’IRCCS Fatebenefratelli: un nuovo biomarcatore e un potenziale strumento di monitoraggio della cura](https://www.fatebenefratelli.it/blog/ricerca-alzheimer-irccs-fatebenefratelli-nuovo-biomarcatore-strumento-monitoraggio-cura)

 Scritto da [Fatebenefratelli](https://www.fatebenefratelli.it/blog/author/fatebenefratelli) | 24 settembre 2021

In Italia 600.000 persone devono confrontarsi con la malattia di Alzheimer, che sconvolge le loro vite e quelle dei loro cari: per questo, promuovere la scoperta di nuove cure e approcci terapeutici nell'interesse dei pazienti e dell'intera comunità diventa sempre più significativo. 

La Dott.ssa Roberta Ghidoni, Direttrice Scientifica dell'[IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio](https://www.fatebenefratelli.it/strutture/irccs-brescia?__hstc=190934709.763fdc2336384d7f23859ce00a0c177f.1568716850227.1600161008665.1600246361427.822&__hssc=190934709.44.1600246361427&__hsfp=1769587513&hsutk=763fdc2336384d7f23859ce00a0c177f&contentType=standard-page&hsLang=it-it), ci racconta di un recente progetto sull'identificazione di un nuovo biomarcatore comune all'Alzheimer e altre demenze. In più, un nuovo saggio di spettrometria di massa è stato coordinato dal Laboratorio Marcatori Molecolari: ce ne parla invece la Dott.ssa Luisa Benussi.

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## Il ruolo chiave degli esosomi nella comunicazione neuronale

L'**interesse di ricercatori e clinici** nei confronti delle **vescicole extracellulari** – EVs, inclusi esosomi di origine endosomiale – è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni in seguito alla scoperta che esse, generate non solo in **colture cellulari**, ma anche presenti nei **fluidi corporei**, svolgono un **ruolo importante** in numerosi aspetti della biologia ed in molte malattie (come ad esempio, tumori, l'HIV/AIDS).

Abbiamo in precedenza ipotizzato che nel corso dell’invecchiamento gli **esosomi** – complesso multiproteico presente nelle cellule – possano svolgere un **ruolo chiave nella comunicazione neuronale**: secondo tale ipotesi, durante l’**invecchiamento**, ossia in una condizione che si associa ad una progressiva perdita di neuroni, gli esosomi potrebbero essere **strumenti fondamentali** per la trasmissione di biomolecole tra cellula e cellula. Di conseguenza, la sopravvivenza dei neuroni potrebbe essere facilmente influenzata da fattori in grado di modularne il rilascio o la composizione.

Tali vescicole, sono in grado di viaggiare da una cellula all'altra, trasferendo il loro contenuto attraverso la membrana cellulare e consegnando il messaggio macromolecolare in una **forma biologicamente attiva**. Dati di letteratura suggerisco che gli esosomi sono in grado di trasferire da cellula a cellula anche proteine tossiche, quali il peptide Abeta, tau alfa-sinucleina coinvolte nella patogenesi della **malattia di Alzheimer**, della demenza frontotemporale e della demenza a Corpi di Lewy.

 

## Nuovo biomarcatore nella malattia di Alzheimer: meccanismo molecolare comune a 3 forme di demenza

La presenza di alcuni **marcatori di EVs **in placche amiloidi nei cervelli di pazienti affetti da [Alzheimer](https://www.fatebenefratelli.it/ricerca?hsLang=it-it) supporta l’ipotesi che le EVs possano contribuire all’**insorgenza** e alla **progressione** della malattia: pertanto, le EVs ed il loro carico sono da considerarsi potenziali biomarcatori per le demenze.

Abbiamo recentemente identificato un nuovo biomarcatore plasmatico, descrivendo una riduzione della concentrazione e un aumento della dimensione delle vescicole extracellulari nel plasma di pazienti con malattia di Alzheimer, demenza frontotemporale e demenza a corpi di *Lewy* rispetto ai soggetti controllo.

“*Per stimare le prestazioni diagnostiche di questi **due parametri** (concentrazione e dimensione delle vescicole estracellulari) nel discriminare i pazienti dai controlli, è stata creata una **nuova** **variabile**, ovvero il rapporto concentrazione/dimensione confermando una elevata sensibilità e specificità del saggio*” specifica la Dott.ssa Roberta Ghidoni, responsabile del Laboratorio Marcatori Molecolari e Direttrice Scientifica dell’[IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia](https://www.fatebenefratelli.it/en/ricerca-irccs-fatebenefratelli?hsLang=it-it).

Questi dati sono importanti in quanto mettono in luce l’esistenza di un **meccanismo molecolare comune **alle tre forme di demenza. “*Il livello delle vescicole extracellulari nel sangue è regolato da una serie di fattori che agiscono a livello intracellulare.* *Stiamo pertanto studiando quali **fattori** possano spiegare le alterazioni osservate, al fine di identificare **vie comuni** alterate nelle demenze e più in generale nelle malattie caratterizzate da accumulo di proteine a livello cerebrale. I **risultati** sono promettenti e sono frutto del lavoro svolto nell’ambito del progetto europeo EU Joint Programme-Neurodegenerative Disease Research JPND LODE da me coordinato*” ha aggiunto la responsabile.

## Malattia di Alzheimer e le nuove forme di peptide beta amiloide 

La **malattia di Alzheimer**, una delle cause più comuni di **demenza**, è caratterizzata dall'accumulo cerebrale progressivo di aggregati del peptide beta amiloide (Abeta): tali modifiche a livello cerebrale si riflettono in livelli ridotti del peptide Abeta nel liquido cerebrospinale.

Il rafforzarsi dell’***”ipotesi della cascata amiloide”***, cioè che l’accumulo del peptide Abeta a livello cerebrale sia evento centrale nella patogenesi della malattia, ha favorito lo **sviluppo di farmaci *“anti-Abeta”****:* la rimozione di Abeta, grazie all’immunoterapia è un **approccio terapeutico** in cui sono riposte grandi speranze.

Le **forme** più comunemente studiate di Abeta sono le due forme più lunghe, Abeta 1-40 e Abeta 1-42: oltre a questi peptidi, sono state tuttavia identificate altre forme di Abeta, sia nel cervello che nel liquido cerebrospinale, che sembrano svolgere un **ruolo importante nell’esordio della malattia**. Rispetto alle forme Abeta1-40 e Abeta1-42, questi peptidi sono frammenti più corti (troncati nella parte iniziale) e talvolta con aminoacidi modificati in piroglutammato.

## La Ricerca sull'Alzheimer dell'IRCCS Fatebenefratelli: uno strumento per la stratificazione dei pazienti e il monitoraggio della terapia

In un lavoro recentemente pubblicato sulla rivista [*Frontiers in Neuroscience*](https://www.frontiersin.org/journals/neuroscience) un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, in collaborazione con l’[Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS di Milano](https://www.marionegri.it/ricerca) e la [Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano](https://www.istituto-besta.it/), hanno messo a punto un **nuovo saggio di spettrometria** **di massa **per l’identificazione ed il dosaggio di diverse forme del peptide beta amiloide nel liquido cerebrospinale di pazienti con malattia di Alzheimer.

Tale metodo permette di **quantificare**, in maniera rapida e semplificata rispetto agli altri metodi che si basano sulla stessa tecnologia, **19 forme di Abeta**, compresi alcuni frammenti troncati nella parte iniziale e con piroglutammato, mai dosati prima nel liquido cerebrospinale. Utilizzando questo metodo sono state inoltre identificate e quantificate forme di Abeta mai descritte in precedenza: **quattro frammenti** legati al rame e due frammenti con aggiunta di fosfato, che risultano essere tra le forme più abbondanti nel liquido cerebrospinale.

Il saggio, applicato in uno **studio pilota** su liquido cerebrospinale di pazienti Alzheimer, soggetti con lievi disturbi di memoria e soggetti senza oggettivi disturbi di memoria come gruppo controllo, ha evidenziato un’**alterazione **del livello di cinque frammenti di Abeta, sia nella fase precoce che nella fase conclamata di Alzheimer, oltre a confermare la riduzione del livello di Abeta1-42.

Sebbene sia necessario condurre ulteriori studi per validare questi risultati, questo metodo potrebbe rappresentare un **potenziale strumento per la stratificazione dei pazienti **ed il **monitoraggio della terapia**, in particolare in pazienti in trattamento con farmaci *“anti-Abeta”*, specialmente se diretti contro frammenti modificati di Abeta. Inoltre, le nuove forme di Abeta, identificate nel liquido cerebrospinale per la prima volta grazie a questo saggio, potrebbero rappresentare un **potenziale nuovo target terapeutico**.

 

Se desideri conoscere più nel dettaglio la nostra attività di Ricerca sull'Alzheimer ed altre malattie psichiatriche, **clicca il pulsante in basso!

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