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Fra Fiorenzo, la malattia e il ritorno alla cura

Scritto da Uta APS | 26 marzo 2026

Dalla testimonianza di Fra Luca Beato

Nel nuovo capitolo dell’intervista dedicata ai trent’anni di UTA Aps, Fra Luca Beato racconta uno dei momenti più delicati della vita di Fra Fiorenzo Priuli: la malattia che, nel 2022, lo ha costretto a interrompere improvvisamente il proprio lavoro.

Dopo l’infezione che ha colpito due vertebre, Fra Fiorenzo ha dovuto ripensare il proprio ruolo. Senza abbandonare la missione.

Un passaggio difficile, che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime, ma che racconta anche come una vita dedicata alla cura possa continuare in forme nuove: non soltanto operando direttamente, ma formando, accompagnando e trasmettendo competenze.

 

Un dolore improvviso e una diagnosi complessa

All’inizio di settembre 2022 Fra Fiorenzo venne accompagnato in Italia in barella, bloccato da forti dolori alla schiena. Dopo diversi esami, i medici individuarono la causa: un’infezione batterica aveva colpito due vertebre.

Il blog di UTA raccontava allora che Fra Fiorenzo avrebbe dovuto affrontare una lunga terapia antibiotica, un periodo di riposo e successivamente un percorso di fisioterapia. Nel novembre dello stesso anno, all’Ospedale Fatebenefratelli di Erba, aveva già ricominciato a compiere brevi passeggiate.

Nel video Fra Luca precisa il nome del batterio: Pseudomonas aeruginosa. L’infezione era particolarmente seria e avrebbe potuto causare la paralisi, mettendo a rischio la stessa vita di Fra Fiorenzo.

La diagnosi effettuata all’ospedale di Legnano permise però ai medici di individuare una terapia mirata. Per 84 giorni Fra Fiorenzo ricevette antibiotici per via endovenosa, somministrati a orari precisi durante il ricovero all’ospedale di Erba.

Una cura lunga e impegnativa, che gli ha permesso progressivamente di rimettersi in piedi.

 

 

Riprendersi non significa tornare esattamente come prima

La guarigione non ha cancellato le conseguenze della malattia.

Fra Fiorenzo non può più sostenere i ritmi di un tempo, quando arrivava a trascorrere anche quattordici ore consecutive in sala operatoria. Continua tuttavia a svolgere attività ambulatoriale e, quando le condizioni lo permettono, partecipa ancora ad alcuni interventi.

Il cambiamento più importante riguarda però il modo in cui oggi mette a disposizione la propria esperienza.

Il suggerimento ricevuto da chi gli è vicino è chiaro: non fare tutto personalmente, ma lasciare lavorare gli altri, osservare, correggere e insegnare.

Non si tratta di arretrare rispetto alla missione. Significa, al contrario, renderla più solida e capace di continuare nel tempo.

 

Curare significa anche formare

Per oltre cinquant’anni Fra Fiorenzo ha lavorato negli ospedali dei Fatebenefratelli di Tanguiéta, in Benin, e Afagnan, in Togo, affrontando emergenze, operando pazienti e contribuendo alla crescita delle strutture sanitarie locali. Nel 2025 questo impegno è stato riconosciuto con la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica.

Durante la cerimonia organizzata in suo onore presso l’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, Fra Fiorenzo ha insistito proprio sull’importanza di formare le nuove generazioni di medici.

Negli anni, insieme agli altri professionisti impegnati negli ospedali africani, ha contribuito alla preparazione di numerosi specialisti. Trasmettere tecniche, esperienza e responsabilità professionale è diventato uno degli strumenti principali per garantire continuità alla cura.

La malattia ha quindi imposto un limite fisico, ma ha reso ancora più evidente un principio fondamentale: un ospedale non può dipendere esclusivamente dalle capacità di una singola persona.

La vera eredità di un medico non è soltanto il numero degli interventi eseguiti. È anche la competenza che riesce a lasciare nelle mani degli altri.

 

Dall’esperienza individuale a una responsabilità condivisa

La storia di Fra Fiorenzo attraversa anche quella di UTA.

Nata nel 1996, UTA APS sostiene da trent’anni gli ospedali di Tanguiéta e Afagnan attraverso progetti sanitari, strutture, attrezzature, percorsi di formazione e sostegno ai pazienti che non possono permettersi le cure. La serie di interviste a Fra Luca Beato è stata realizzata proprio per ricostruire questo cammino attraverso le persone, le relazioni e le decisioni che lo hanno reso possibile.

La vicenda della malattia di Fra Fiorenzo non è quindi soltanto il racconto di una prova personale.

È anche una riflessione sul futuro della cooperazione sanitaria.

Perché sostenere un ospedale non significa soltanto costruire un reparto o acquistare un’attrezzatura. Significa creare le condizioni affinché medici, infermieri e operatori locali possano acquisire competenze, assumersi responsabilità e continuare autonomamente il lavoro iniziato insieme.

Oggi Fra Fiorenzo continua a esserci in modo diverso: visita, interviene quando può, osserva e insegna.

La sua esperienza non rimane concentrata nelle sue mani. Diventa conoscenza condivisa e continua nel lavoro di chi ha imparato accanto a lui.

 

 

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