Curare la malnutrizione significa prendersi cura di madri e bambini, insieme
Nel Nord del Benin, presso l’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, la malnutrizione non è un’emergenza occasionale. È una condizione strutturale, legata alla povertà, alla scarsità di risorse idriche, alla fragilità dei sistemi familiari e all’accesso limitato alle cure.
Colpisce in modo particolare due soggetti strettamente connessi: le madri e i bambini.
Le donne sono tra i pazienti più numerosi e vulnerabili seguiti nei nostri ospedali. Spesso arrivano già malnutrite, senza un reale sostegno familiare o comunitario, e con grandi difficoltà ad accedere alle cure per sé e per i propri figli.
Quando una madre è denutrita, anche il bambino lo è. La fragilità si trasmette, e il rischio aumenta soprattutto nei primi anni di vita.
Il progetto “I bambini della pediatria” nasce dalla consapevolezza che tutelare la salute dei più piccoli significa investire nel futuro di interi territori. Gli obiettivi sono chiari e concreti:
Non si tratta solo di intervenire nell’urgenza, ma di accompagnare le famiglie verso una maggiore autonomia.
La stagione secca, che dura fino a otto mesi l’anno, rende la vita ancora più difficile. Il caldo è intenso, molti pozzi si prosciugano e l’accesso al cibo diventa incerto.
In questo contesto, i bambini sono i più esposti: arrivano spesso in ospedale in condizioni critiche, dopo tentativi inefficaci di cura tradizionale, quando la situazione è già compromessa.
Per rispondere a questa realtà, dal 1980 sono stati costruiti reparti di Pediatria capaci di accogliere i bisogni di salute di bambini e madri. Oggi la Pediatria di Tanguiéta conta 105 posti letto, ma in Africa il concetto di “letto” è relativo: molte madri dormono su stuoie accanto ai propri figli, spesso anche nei corridoi, pur di restare vicino a loro.
Il Centro di Terapia Nutrizionale non si limita a curare. Accanto alle cure mediche, svolge un lavoro fondamentale di educazione.
È stata creata una vera e propria scuola di alimentazione per le madri, basata su un principio semplice e sostenibile: utilizzare i prodotti locali, accessibili e a basso costo.
Le mamme imparano a preparare pappe equilibrate, ricche di proteine, vitamine, sali minerali e carboidrati, adatte allo sviluppo dei bambini. Il latte in polvere di importazione, costoso e non sempre disponibile, viene riservato solo ai casi indispensabili, come i neonati orfani.
Quando il bambino si ristabilisce, la madre riceve un sacchetto di viveri per continuare l’alimentazione corretta anche una volta rientrata nel villaggio. È un passaggio chiave: la cura non si interrompe con la dimissione.
Su invito della volontaria Rosanna Merlo, UTA Onlus ha avviato anni fa il programma di adozioni a distanza per i bambini del Centro Nutrizionale.
Un sostegno che permette di garantire nutrimento, cure e accompagnamento nel tempo, rafforzando il ruolo delle madri e contrastando credenze dannose che spesso ostacolano l’accesso alle cure.
I reparti di Pediatria sono sempre pieni. Ogni giorno ci prendiamo cura di bambini molto piccoli, spesso in condizioni delicate, e delle loro madri. Non possiamo curare l’uno senza sostenere l’altra.
Adottare a distanza un bambino significa entrare in una rete di responsabilità condivisa: sostenere la vita, rafforzare le competenze, costruire continuità.
Sostenere il Centro di Terapia Nutrizionale di Tanguiéta non è un gesto simbolico.
È un modo concreto per proteggere la salute, oggi, e rendere possibile un domani più solido per intere comunità.