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Inquinamento e disuguaglianze: quando il cervello può invecchiare prima

Scritto da Fatebenefratelli | 9 aprile 2026

La salute del cervello non dipende solo da genetica e abitudini personali. Conta anche il contesto in cui viviamo: qualità dell’aria, clima, presenza di verde, ma anche condizioni sociali, disuguaglianze e accesso alle risorse. È quanto emerge da un ampio studio internazionale pubblicato su Nature Medicine, al quale ha contribuito anche l’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, attraverso il Laboratorio di Neuroimmagine ed Epidemiologia Alzheimer.

La ricerca è stata coordinata dal gruppo di Agustín Ibáñez e Hernán Hernández del Latin American Brain Health Institute dell’Università di Santiago e ha analizzato i dati di 18.701 persone, sia sane sia con patologie neurodegenerative, residenti in 34 Paesi.

La ricerca adotta una prospettiva diversa dal solito, concentrandosi sull’insieme delle esposizioni che si accumulano lungo la vita, invece di isolare un singolo fattore. "Qui l’attenzione è sull’esposoma, cioè sull’insieme delle esposizioni ambientali e sociali che si accumulano lungo l’arco della vita e possono lasciare una traccia misurabile sul cervello", spiega Michela Pievani, responsabile del Laboratorio dell’IRCCS Fatebenefratelli.

Per confrontare contesti molto diversi tra loro, lo studio utilizza 73 indicatori che descrivono il “profilo” dei Paesi: variabili fisiche (come inquinamento atmosferico, variabilità climatica, spazi verdi e qualità dell’acqua) e variabili sociali e istituzionali (come povertà e disuguaglianze, partecipazione civica e solidità delle istituzioni). Il punto è che queste condizioni spesso coesistono: considerate insieme, possono avere un impatto più forte rispetto ai singoli elementi.

Il lavoro mette in relazione questi profili con il “brain age gap”, una stima del divario tra età anagrafica ed età biologica del cervello ricavata da misure di neuroimmagine. In altre parole, due persone con la stessa età anagrafica possono mostrare un cervello biologicamente “più giovane” o “più vecchio”, e una parte di questa differenza risulta associata al contesto complessivo di vita.

Dall’analisi emerge anche una distinzione significativa. Le esposizioni fisiche (ad esempio livelli più elevati di inquinamento, temperature estreme e minor accesso al verde) risultano associate soprattutto a un invecchiamento “strutturale”, cioè a cambiamenti che riguardano la struttura del cervello e coinvolgono aree importanti per memoria, regolazione emotiva e funzioni automatiche. Le esposizioni sociali (come povertà e disuguaglianze, ridotta partecipazione civica e accesso limitato alle risorse) sono invece più legate a un invecchiamento “funzionale”, che riguarda il modo in cui alcune reti cerebrali lavorano e si coordinano, in particolare quelle implicate nel controllo esecutivo, nella cognizione sociale e nella regolazione delle emozioni. "Le esposizioni fisiche, in particolare l’inquinamento, le temperature estreme e la carenza di aree verdi, sono associate soprattutto all’invecchiamento strutturale del cervello. Al contrario, le esposizioni sociali, come povertà, disuguaglianze e scarsa partecipazione civica, risultano più legate all’invecchiamento funzionale", sottolinea Pievani.

Un’altra evidenza rilevante riguarda il “carico” complessivo di esposizioni (exposome burden): quando è più alto aumenta la probabilità di un invecchiamento cerebrale accelerato. Tra i fattori che ricorrono nelle associazioni osservate compaiono povertà e disuguaglianze, accesso limitato agli spazi verdi, livelli più alti di inquinamento atmosferico (particolato fine e composti organici volatili) e condizioni meteorologiche più estreme, insieme a variabili legate a partecipazione civica e fragilità istituzionale.

Per un istituto clinico e di ricerca come l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, coinvolto nello studio, questi risultati rafforzano l’importanza di affiancare alla dimensione clinica e ai fattori individuali anche la lettura dei contesti ambientali e sociali in cui le persone vivono. E chiamano in causa direttamente anche la responsabilità delle politiche pubbliche: se una parte dei fattori che influenzano l’invecchiamento cerebrale agisce “a monte”, allora prevenzione e promozione della salute del cervello non possono riguardare solo le scelte individuali, ma anche interventi su qualità dell’aria, accesso al verde, tutela sociale e riduzione delle disuguaglianze.