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Ospitalità VS ostilità: l’impegno di Hospitality Europe per garantire cura, diritti e inclusione ai più vulnerabili

Scritto da Fatebenefratelli | 23 giugno 2026

In Europa, negli ultimi decenni, il welfare State ha rappresentato una conquista fondamentale, contribuendo a migliorare la qualità della vita e a garantire diritti e protezione sociale per milioni di persone. È un patrimonio importante, che ha reso il nostro continente uno dei contesti più avanzati in termini di salute e inclusione. Eppure, accanto a questi progressi, continuano a emergere nuove forme di fragilità: solitudine, disagio mentale, povertà, migrazioni forzate, invecchiamento, disabilità.

Si tratta spesso di situazioni complesse, che si intrecciano tra loro e che non sempre trovano una risposta adeguata nei modelli tradizionali di assistenza. Non è solo una questione di numeri, ma di persone che rischiano di restare ai margini o di non trovare percorsi realmente adeguati ai propri bisogni.

È a partire da questa consapevolezza che nasce il documento “Ospitalità VS ostilità”, con cui Hospitality Europe rinnova il proprio impegno: portare accoglienza, cura e ascolto là dove la vulnerabilità rischia di trasformarsi in invisibilità.

Hospitality Europe è l’associazione nata dalla collaborazione tra l’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio e la Congregazione delle Suore Ospedaliere del Sacro Cuore di Gesù, che gestiscono oltre 280 centri in Europa, con 77.000 professionisti e 7.000 volontari che forniscono più di 25 milioni di servizi all'anno. Dietro questi numeri ci sono soprattutto volti, storie e percorsi di vita che chiedono di essere riconosciuti e accompagnati. Un impegno che prende forma in attività molto concrete: servizi di salute mentale e riabilitazione, comunità per persone con disabilità, assistenza agli anziani soli, interventi per chi è in condizione di esclusione sociale o abitativa, accompagnamento di persone migranti, oltre a progetti di formazione e ricerca per migliorare continuamente i modelli di cura.

Accanto alla gestione dei servizi, il documento “Ospitalità VS ostilità” definisce alcune linee d’azione precise: lo sviluppo di nuovi programmi per bisogni emergenti, la diffusione di pratiche innovative già sperimentate nei diversi Paesi, il lavoro con le istituzioni per promuovere politiche più eque e inclusive, e la costruzione di alleanze con altri attori sociali per garantire continuità e sostenibilità agli interventi. È un impegno che unisce cura diretta, innovazione e responsabilità sociale.

Il cuore di tutto resta però l’ospitalità, intesa non solo come accoglienza, ma come un approccio che mette al centro la persona nella sua interezza. Ospitalità significa creare spazi in cui ciascuno possa sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato, nel rispetto della propria dignità e unicità, ma anche costruire percorsi che favoriscano autonomia, relazioni e partecipazione. In questo senso, l’ospitalità è una pratica concreta e trasformativa: contribuisce a cambiare i contesti e le relazioni, contrastando esclusione e invisibilità. È una risposta all’ostilità che può manifestarsi nella società, soprattutto nei confronti delle persone più vulnerabili.

Questa visione si traduce in un principio semplice ma profondamente innovativo: non sono le persone a doversi adattare ai servizi, ma i servizi a costruirsi intorno alle persone.

A rafforzare questo impegno contribuisce anche il Manifesto di impegno di Hospitality Europe per l’assistenza basata sui diritti, che afferma con chiarezza che la salute mentale è un diritto di tutti e promuove un modello di cura orientato al rispetto, all’autonomia e alla partecipazione, favorendo percorsi inclusivi nella comunità e contrastando lo stigma.

L’ospitalità diventa così una scelta concreta e quotidiana, capace di orientare il modo di prendersi cura e di costruire comunità più giuste, più inclusive e più umane. Perché una società migliore nasce anche da qui: dalla capacità di fare spazio all’altro e di riconoscerne il valore.