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Trent’anni di UTA – Da 30 anni, dove c’è bisogno

Scritto da Uta APS | 12 aprile 2026

Trent’anni sono un tempo abbastanza lungo per guardarsi indietro, ma anche per capire che cosa è rimasto immutato.

Per UTA, ciò che non è cambiato è il motivo per cui tutto è cominciato: permettere agli ospedali di Tanguiéta, in Benin, e Afagnan, in Togo, di curare anche chi non avrebbe i mezzi per pagarsi le cure.

 

Prima di UTA c’erano già gli ospedali e c’erano già i missionari Fatebenefratelli. L’Ospedale di Afagnan venne fondato nel 1964, quello di Tanguiéta nel 1970. Le prime partenze dall’Italia risalgono addirittura al 1961. Erano strutture nate in territori dove i servizi sanitari erano scarsissimi e dove l’obiettivo era fin dall’inizio molto concreto: curare i malati indigenti e salvare vite.

UTA sarebbe arrivata qualche decennio dopo.

 

«Però sarebbe ora di fare qualcosa di concreto»

La storia dell’associazione comincia nel 1995 a Romano d’Ezzelino.

Alcuni amici che già conoscevano l’impegno di Fra Luca Beato verso le missioni africane gli rivolsero una provocazione semplice: andavano bene le prediche e le conferenze, ma era arrivato il momento di fare qualcosa di concreto.

Proprio in quel periodo si trovava in Italia Fra Piergiorgio Romanelli, medico missionario a Tanguiéta. Fu invitato a raccontare la realtà degli ospedali africani e portò all’attenzione del gruppo una delle emergenze più drammatiche di quegli anni: i bambini e i ragazzi rimasti paralizzati alle gambe a causa della poliomielite.

La vaccinazione stava progressivamente cambiando la situazione, ma rimanevano migliaia di giovani che portavano sul proprio corpo le conseguenze della malattia. Molti arrivavano a Tanguiéta anche da centinaia di chilometri di distanza perché quello dei Fatebenefratelli era uno dei pochi ospedali in grado di affrontare interventi ortopedici così complessi.

Il problema non terminava però con l’operazione.

Quei ragazzi potevano aver bisogno di sei o sette mesi di ricovero, riabilitazione e assistenza. Per le loro famiglie, sostenere quelle spese era semplicemente impossibile.

La prima risposta arrivò rapidamente. Dopo un incontro tenuto in Italia da Fra Fiorenzo Priuli, in pochi giorni furono raccolti 15 milioni di lire. A distanza di un anno, una relazione dall’Africa documentava 365 ragazzi operati nei due ospedali.

Ma proprio da quell’esperienza nacque una domanda più grande: come trasformare un aiuto straordinario in un sostegno capace di durare?

Non aiutare soltanto un malato. Aiutare l’ospedale

Fra Fiorenzo contribuì a cambiare la prospettiva.

Non si trattava soltanto di pagare la quota che una singola famiglia non riusciva a sostenere. Bisognava aiutare direttamente gli ospedali, perché potessero continuare a curare i poliomielitici ma anche tutti gli altri malati poveri che ogni giorno arrivavano nei reparti.

È da questa idea di continuità che nasce UTA.

Il 5 settembre 1996 otto soci fondatori firmarono a Bassano del Grappa l’atto costitutivo dell’associazione Uniti per Tanguiéta e Afagnan. Negli anni successivi UTA avrebbe assunto prima la qualifica di Onlus e, nel 2026, quella di Associazione di Promozione Sociale, con l’iscrizione al RUNTS.

Da allora sono cambiate molte cose, ma non questo principio: sostenere gli ospedali affinché possano curare anche chi non può pagare.

I bisogni cambiano, l’impegno continua

In trent’anni le emergenze sanitarie sono cambiate.

Ai bambini colpiti dalla poliomielite si sono progressivamente affiancati i traumatizzati, vittime soprattutto degli incidenti stradali diventati più frequenti con lo sviluppo delle grandi vie di comunicazione.

UTA ha sostenuto il Centro nutrizionale di Tanguiéta, dove vengono accolti bambini gravemente denutriti insieme alle loro madri. Anche le cosiddette “adozioni a distanza” sono state pensate fin dall’inizio in forma anonima e collettiva: non creare un bambino privilegiato in mezzo agli altri, ma mettere l’ospedale nelle condizioni di aiutare tutti.

Sono arrivati poi nuovi fronti sanitari: HIV e AIDS, epidemie come il tifo, l’aumento dei ricoveri pediatrici, la necessità di garantire ogni giorno pasti e cure a centinaia di persone.

E quando curare ha richiesto anche nuove strutture, UTA ha cercato risorse specifiche senza perdere di vista il sostegno ordinario.

Uno degli esempi più recenti è il Pronto Soccorso di Tanguiéta. La vecchia struttura era nata quando l’ospedale disponeva di circa 80 posti letto; oggi l’ospedale ne conta 421. UTA ha contribuito al nuovo reparto con letti, attrezzature per l’ossigeno e con il collegamento protetto tra il Pronto Soccorso e i reparti di degenza.

I bambini, ancora al centro

Una parte importante della storia più recente riguarda la pediatria e la neonatologia.

Nel 2012 a Tanguiéta è stata istituita una Sala di Terapia Intensiva Neonatale dotata di 28 culle, per rispondere all’aumento dei ricoveri e alla presenza di numerosi neonati prematuri e bambini in condizioni critiche.

A questo lavoro si è legato negli anni anche l’impegno di Angela Sosa, infermiera che ha dedicato una parte importante della propria attività ai bambini degli ospedali africani.

L’esperienza sviluppata a Tanguiéta sta ora trovando una nuova prosecuzione ad Afagnan, dove è in corso il progetto per il nuovo blocco di neonatologia.

È forse uno dei modi più concreti per leggere questi trent’anni: ciò che è stato imparato in un ospedale diventa esperienza da mettere a disposizione dell’altro.

Trent’anni fatti di persone

La storia di UTA non è soltanto la storia di progetti e strutture.

È la storia dei missionari che hanno costruito e fatto crescere gli ospedali, dei medici e degli infermieri africani che vi lavorano ogni giorno, delle persone che hanno scelto di dedicare una parte della propria vita a questi luoghi.

È anche la storia di chi, dall’Italia, ha sostenuto negli anni un ricovero, un intervento chirurgico, un pasto, un reparto o un nuovo edificio.

Nel 2025 a Fra Fiorenzo Priuli è stata conferita dal Governo italiano la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica, un riconoscimento che arriva dopo decenni di attività medica e missionaria in Africa. Fra Pascal Ahodegnon, sostenuto negli anni della formazione universitaria in Medicina a Milano, dal 2023 è Priore Generale dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio.

Sono percorsi diversi, ma raccontano la stessa cosa: un aiuto può produrre effetti che vanno molto oltre il momento in cui viene dato.

 

 

La storia di UTA raccontata da Fra Luca

Per i trent’anni di UTA abbiamo voluto lasciare che questa storia fosse raccontata da chi ne ha attraversato tutte le fasi.

Nella video-intervista che accompagna questo articolo, Fra Luca Beato ripercorre le origini dell’associazione, i primi ragazzi colpiti dalla poliomielite, l’intuizione di sostenere gli ospedali e non soltanto i singoli malati, il Centro nutrizionale, la crescita di Tanguiéta, il Pronto Soccorso e il lavoro più recente per la neonatologia.

Non è una cronologia completa di tutto ciò che UTA ha fatto.

È piuttosto il racconto di come, davanti a bisogni diversi, nel tempo si sia cercato ogni volta di trovare una risposta concreta.

E alla fine Fra Luca torna soprattutto su una parola: grazie.

Grazie ai soci, ai collaboratori, alle associazioni e alle fondazioni. Grazie ai piccoli e ai grandi benefattori che hanno sostenuto UTA nel corso degli anni.

Perché, come ricorda Fra Luca nel video, Fra Fiorenzo ha sempre definito UTA «la sua Provvidenza».

Trent’anni dopo, il lavoro continua.

Guarda la video-intervista a Fra Luca Beato e ripercorri con noi la storia di UTA.

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