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Un pasto può essere parte della cura

Scritto da Uta APS | 3 maggio 2026

In occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, uno sguardo a ciò che accade ogni giorno nell’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, dove garantire un pasto ai pazienti significa anche aiutarli ad affrontare la malattia e recuperare le forze.

 

Quando pensiamo a ciò che serve per curare una persona in ospedale, immaginiamo medici, farmaci, esami diagnostici, interventi chirurgici.

Ma una cura non finisce qui.

Per un bambino malnutrito, per un paziente debilitato da una lunga malattia o per una persona che deve affrontare settimane di ricovero, ricevere un'alimentazione adeguata può essere parte integrante del percorso di cura.

È una realtà che negli ospedali sostenuti da UTA si incontra ogni giorno.

 

Malattia e malnutrizione possono alimentarsi a vicenda

La malnutrizione rende soprattutto i bambini più vulnerabili alle malattie e ne aumenta i rischi. L'Organizzazione Mondiale della Sanità sottolinea che la denutrizione indebolisce l'organismo e può compromettere crescita e sviluppo; quasi la metà delle morti dei bambini sotto i cinque anni è associata alla malnutrizione. Organizzazione Mondiale della Sanità

In Benin, dove si trova l'Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, il problema rimane particolarmente rilevante. Il World Food Programme continua a indicare la malnutrizione infantile come una delle criticità del Paese, in un contesto in cui povertà, aumento dei prezzi e difficoltà di accesso a una dieta adeguata pesano soprattutto sulle famiglie più fragili. Programma Alimentare Mondiale

Per questo, quando una persona arriva in ospedale, curare la patologia può significare anche ricostruire le condizioni fisiche necessarie per affrontarla.

 

Tre pasti al giorno per chi è ricoverato

All'Ospedale di Tanguiéta il sostegno alimentare fa parte da tempo dell'assistenza ai pazienti.

La Relazione morale dei trent'anni di UTA ricorda che l'ospedale assicura tre pasti al giorno a più di 500 malati assistiti a condizioni quasi gratuite. I pasti raggiungono anche i bambini del Centro nutrizionale e i pazienti del Centro antitubercolare. In Pediatria, ogni giorno le mamme ricevono riso, bouillie — una preparazione a base di cereali — e una salsa con pesce o carne per i bambini ricoverati e, quando necessario, per i fratellini che li accompagnano. Relazione morale 30° UTA APS

Non è un servizio accessorio.

Per chi affronta una malattia in condizioni di forte vulnerabilità economica, avere un pasto significa poter dedicare le proprie energie alla cura senza aggiungere un'altra necessità urgente a quelle già presenti.

 

Il Centro nutrizionale: recuperare e imparare

Il lavoro non riguarda soltanto la fase più critica del ricovero.

A Tanguiéta, i bambini che hanno bisogno di recuperare dopo la fase acuta possono proseguire il percorso nel Centro nutrizionale. Qui l'alimentazione accompagna il recupero e il personale lavora anche con le madri, insegnando a preparare pasti nutrienti utilizzando prodotti disponibili localmente, così che quanto appreso possa continuare anche dopo il ritorno al villaggio. Relazione morale 30° UTA APS

È un passaggio importante: nutrire non significa soltanto distribuire cibo, ma contribuire a creare le condizioni perché il recupero possa continuare nel tempo.

 

“Innovare oggi per nutrire il domani”

La Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2026, che si celebra il 16 ottobre, ha come tema “Innovare oggi per nutrire il domani”. La FAO richiama l'attenzione sulla necessità di rendere alimenti sicuri, nutrienti e diversificati realmente accessibili alle persone, combinando innovazione, conoscenze locali e soluzioni sostenibili. FAOHome

È un tema globale, ma che assume una dimensione estremamente concreta dentro un ospedale.

Perché a volte innovazione significa grandi tecnologie.

Altre volte significa organizzare una cucina, garantire l'approvvigionamento degli alimenti, accompagnare una madre, preparare ogni giorno centinaia di pasti e fare in modo che anche chi non ha risorse economiche possa continuare il proprio percorso di cura.

 

 

 Oggi offro io: un pasto che sostiene una cura

Da questa necessità nasce “Oggi offro io”, uno dei progetti sostenuti da UTA.

L'obiettivo è semplice: contribuire a garantire l'alimentazione ai pazienti che non hanno le risorse per provvedere autonomamente durante il ricovero. Il progetto è oggi presentato da UTA proprio con una promessa essenziale: “Per portare cibo dove non c'è”.

👉🏽 vai al progetto OGGI OFFRO IO

Una donazione non sostituisce il lavoro dell'ospedale.

Lo rende possibile anche per chi, senza un sostegno, rischierebbe di restare escluso.

Perché curare significa somministrare un farmaco, eseguire un intervento, seguire un bambino durante il ricovero.

Ma qualche volta significa anche una cosa molto semplice:

mettere un pasto davanti a chi sta cercando di guarire.

Offri un pasto. Sostieni una cura.

Sostieni il progetto “Oggi offro io” e contribuisci all'alimentazione dei pazienti accolti negli ospedali di Tanguiéta e Afagnan.

Anche un piccolo gesto può sostenere cure concrete.