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Una storia che continua da trent'anni tra l'Italia, Tanguiéta e Afagnan

Scritto da Uta APS | 1 maggio 2026

Trent’anni non si raccontano soltanto mettendo in fila date, progetti e risultati. Si raccontano soprattutto attraverso le persone che hanno visto nascere un’idea, l’hanno trasformata in un impegno concreto e continuano ancora oggi a portarla avanti.

Il video realizzato in occasione dei 30 anni di UTA APS parte proprio da qui: dalle testimonianze raccolte durante la giornata celebrativa e dalle immagini degli ospedali Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, in Benin, e Afagnan, in Togo.

 

 

Da un bisogno concreto nasce UTA

La storia di UTA comincia nel 1995, quando Fra Piergiorgio Romanelli racconta a un gruppo di amici dei Fatebenefratelli di Romano d’Ezzelino la situazione di molti bambini colpiti dalle conseguenze della poliomielite. Negli ospedali di Tanguiéta e Afagnan era possibile intervenire chirurgicamente, ma le famiglie spesso non disponevano delle risorse necessarie per affrontare cure e lunghe degenze. Da una prima raccolta di fondi nacque l’idea di costruire un sostegno continuativo agli ospedali.

Il 5 settembre 1996, otto soci fondatori firmarono a Bassano del Grappa l’atto costitutivo dell’associazione Uniti per Tanguiéta e Afagnan – UTA.

Da allora gli ambiti di intervento sono cambiati insieme alle necessità degli ospedali: pediatria, nutrizione, chirurgia, attrezzature sanitarie, strutture, formazione del personale e sostegno alle cure per chi non dispone dei mezzi economici necessari.

Fra Luca Beato, ripercorrendo questa storia durante l’incontro per il trentennale, ha sintetizzato in poche parole un principio che continua a guidare l’associazione:

«Non ci inventiamo i progetti a tavolino, rispondiamo a quello che ci chiedono i missionari africani, nella misura in cui è possibile».

Tanguiéta attraverso gli occhi di chi l’ha conosciuta

Nel video il racconto è accompagnato dalla testimonianza di Marcello Foa, giornalista e scrittore, che ricorda il suo primo incontro con Fra Fiorenzo Priuli e il viaggio compiuto anni fa a Tanguiéta.

È lo sguardo di chi arriva dall’esterno e scopre sul campo una realtà molto diversa da quella che immaginava: un ospedale cresciuto in un contesto difficile, diventato negli anni un punto di riferimento sanitario per un territorio molto ampio.

La figura di Fra Fiorenzo attraversa inevitabilmente questa storia, ma il significato del suo lavoro emerge soprattutto da ciò che è stato costruito intorno a lui: persone formate, competenze, équipe e una struttura capace progressivamente di proseguire il proprio cammino.

Afagnan: il lavoro continua

I trent’anni di UTA non rappresentano soltanto un'occasione per guardare indietro.

Ad Afagnan, uno dei progetti più importanti di questa fase riguarda il nuovo reparto di neonatologia. Nel suo intervento, Angela Sosa Gonzalez ha ricordato come il progetto non coincida semplicemente con la costruzione di una struttura: comprende gli spazi per l’assistenza neonatale e la marsupioterapia, l'impianto per l'ossigeno, le attrezzature e, soprattutto, la formazione del personale.

 Le immagini più recenti dei sopralluoghi mostrano proprio questo lavoro in corso: verificare gli spazi, programmare gli impianti e preparare il nuovo reparto affinché possa diventare pienamente operativo.

È un modo concreto di intendere la cooperazione: non sostituirsi a chi lavora negli ospedali, ma contribuire a creare le condizioni perché competenze e servizi possano consolidarsi e continuare nel tempo.

Il risultato più importante: poter continuare

È probabilmente Fra Fiorenzo a offrire, nel video, la chiave più significativa per leggere questi trent’anni.

Ricorda che, quando arrivò in Africa, i religiosi tra Tanguiéta e Afagnan erano pochi; oggi una nuova generazione di confratelli africani, medici e operatori sanitari ha assunto responsabilità sempre maggiori. Parlando dell'ospedale di Tanguiéta, sottolinea come la presenza di personale capace di sostituirlo sia per lui un risultato ancora più importante delle strutture realizzate.

È qui che passato e futuro si incontrano.

Le strutture e le attrezzature restano indispensabili, ma acquistano valore quando sono accompagnate da persone preparate, manutenzione, formazione e continuità.

Anche Marcello Foa, chiudendo il suo intervento, richiama questo stesso concetto: ciò che è nato attorno agli ospedali e a chi li ha fatti crescere è ormai un lavoro collettivo che deve poter proseguire nel tempo.

Trent’anni, e il lavoro continua

Celebrare i trent’anni di UTA significa quindi ricordare da dove siamo partiti, ma soprattutto riconoscere ciò che oggi rende possibile andare avanti.

Sono cambiati i progetti, sono cresciuti gli ospedali, nuove persone hanno assunto responsabilità. È rimasto lo stesso principio: ascoltare necessità concrete e cercare, insieme, una risposta possibile.

È quello che UTA ha cercato di fare dal 1996.

Ed è quello che continueremo a fare, al fianco degli ospedali di Tanguiéta e Afagnan.

 

Alcuni momenti della celebrazione per i 30 anni di UTA, organizzata a Romano d'Ezzelino.

La storia di UTA raccontata da Fra Luca

Per i trent’anni di UTA abbiamo voluto lasciare che questa storia fosse raccontata da chi ne ha attraversato tutte le fasi.

Nella video-intervista che accompagna questo articolo, Fra Luca Beato ripercorre le origini dell’associazione, i primi ragazzi colpiti dalla poliomielite, l’intuizione di sostenere gli ospedali e non soltanto i singoli malati, il Centro nutrizionale, la crescita di Tanguiéta, il Pronto Soccorso e il lavoro più recente per la neonatologia.

Non è una cronologia completa di tutto ciò che UTA ha fatto.

È piuttosto il racconto di come, davanti a bisogni diversi, nel tempo si sia cercato ogni volta di trovare una risposta concreta.

E alla fine Fra Luca torna soprattutto su una parola: grazie.

Grazie ai soci, ai collaboratori, alle associazioni e alle fondazioni. Grazie ai piccoli e ai grandi benefattori che hanno sostenuto UTA nel corso degli anni.

Perché, come ricorda Fra Luca nel video, Fra Fiorenzo ha sempre definito UTA «la sua Provvidenza».

Trent’anni dopo, il lavoro continua.

Guarda la video-intervista a Fra Luca Beato e ripercorri con noi la storia di UTA.

Grazie per esserci

Il tuo sostegno aiuta UTA a rafforzare percorsi di cura, formazione e assistenza
negli ospedali di Tanguiéta e Afagnan.

Ogni contributo diventa strumenti, competenze, continuità.

Anche un piccolo gesto può sostenere cure concrete.