Il 4 febbraio sarà la Giornata Mondiale contro il Cancro.
Il cancro non è una malattia uguale ovunque.
Non perché cambi la sua natura, ma perché cambiano le possibilità di scoprirlo, curarlo, affrontarlo in tempo.
In Africa l’incidenza dei tumori è in rapida crescita: nel 2020 si stimavano circa 801.000 nuovi casi e 520.000 decessi.
Le proiezioni indicano che questi numeri potrebbero raddoppiare entro il 2030, superando il milione di nuovi casi solo nell’Africa subsahariana.
Ma il dato più critico non è solo l’aumento dei casi.
È il fatto che la mortalità oncologica raggiunge il 92%, una delle più alte al mondo.
La diffusione dei tumori in Africa segue pattern chiari, legati sia al genere sia alle condizioni sanitarie e sociali.
Negli uomini, il tumore alla prostata è il più diffuso, presente in oltre 40 Paesi dell’Africa subsahariana, seguito dai tumori del fegato e del colon-retto.
Nelle donne, il tumore al collo dell’utero rappresenta la principale causa di morte oncologica in 27 Paesi africani, seguito dal tumore al seno, che è raddoppiato negli ultimi vent’anni.
Sono tumori spesso prevenibili o curabili, se intercettati per tempo.
Le cause di questa crisi non sono riconducibili a un solo fattore.
Da un lato incidono cambiamenti strutturali:
Dall’altro lato, pesano in modo decisivo le difficoltà diagnostiche e terapeutiche:
Il risultato è che molte persone arrivano in ospedale quando la malattia è già in fase avanzata, rendendo la cura estremamente complessa, se non impossibile.
Negli ospedali di Tanguiéta (Benin) e Afagnan (Togo), sostenuti da UTA Onlus, questa realtà si manifesta ogni giorno.
Non per mancanza di attenzione da parte dei pazienti, ma per distanze, costi, assenza di strutture intermedie, ritardi inevitabili.
Per questo, per UTA parlare di cancro non significa concentrarsi solo sulla patologia.
Significa lavorare sulle condizioni che rendono possibile la cura:
ospedali funzionanti, personale formato, servizi accessibili, continuità assistenziale.
È una scelta precisa: rafforzare i sistemi sanitari, perché senza strutture adeguate anche la migliore terapia resta teorica.
La Giornata Mondiale contro il Cancro del 4 febbraio ci ricorda che la lotta a questa malattia non è solo una sfida medica.
È una questione di equità.
Nascere in un luogo non dovrebbe determinare le possibilità di cura.
Eppure, oggi, accade ancora.
Sostenere il lavoro di UTA significa contribuire a ridurre questa distanza, con un impegno continuo, concreto e misurabile.
Le previsioni indicano che entro il 2030 i casi di cancro in Africa continueranno ad aumentare.
La risposta non può essere episodica né emergenziale.
Serve costruire oggi le condizioni per le cure di domani.
Perché il cancro non aspetta.
E la dignità delle persone nemmeno.