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Arrivo al San Raffaele di Venezia: la nuova Direttrice Sanitaria, Isabella Lante

"Arrivo è la parola che anche io forse ho usato di più in questi due mesi di lavoro: arrivare vuol dire partecipare, vuole dire entrare nel cuore delle cose": è Isabella Lante la nuova Direttrice sanitaria dell'Ospedale San Raffaele Arcangelo, che ha condiviso esperienze e obiettivi di lavoro. 

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Esperienze professionali e formative: la nuova Direttrice dell'Ospedale San Raffaele Arcangelo

Già durante il corso di laurea in Medicina e la specializzazione in Igiene ottenute a Padova, ho lavorato nell’ambito assistenza agli immigrati in centri di accoglienza sanitaria delle province di Padova e Treviso. I bisogni sanitari di una popolazione, che in quegli anni rappresentava la prima espressione di un fenomeno ad oggi ritenuto all’ordine del giorno, erano rappresentati da importanti questioni sanitarie anche gravi, ma soprattutto da disagio psicologico di notevole importanza.

Mi sono occupata di tale aspetto cercando di intervenire dal punto di vista medico, ma anche conducendo counseling ed incontri di vera e propria riabilitazione psicologica, mirati all’accompagnamento verso la tipologia di vita in un paese straniero. Ciò ha contributo a rendere il mio interesse sanitario sempre più rivolto alla prevenzione ed organizzazione dell’offerta dei servizi anche per le fasce più deboli di persone.

Isabella Lante

Il passaggio alla direzione di ospedale è avvenuto dopo qualche anno, con la decisione di trovare un’attività in linea con la realizzazione di una famiglia che mi vede mamma di tre figli e che fosse comunque in linea con il mio percorso di studi incentrato sull’organizzazione dei sistemi sanitari.

Ho ricoperto per alcuni anni il ruolo di direttore sanitario presso l’Ospedale privato accreditato “San Camillo” di Treviso di proprietà della congregazione delle Suore Camilliane, per poi passare alla direzione dell’Ospedale “Villa Salus” a Mestre, di proprietà della congregazione delle Suore Mantellate serve di Maria.

Sono rimasta fino a pochissimo tempo fa, tranne un anno che ho dedicato alla direzione sanitaria regionale Veneto e Friuli dell’IRCCS la Nostra Famiglia, ospedale riabilitativo principalmente pediatrico che ha aumentato il mio interesse per la branca riabilitativa sotto gli innumerevoli aspetti che comprende. Negli anni ho lavorato anche come Medico Competente per vari ospedali ed aziende produttive: ho superato il corso regionale abilitante alla direzione generale e sanitaria di ospedale e diretto nell’ultimo anno e mezzo un ospedale Covid.



Cosa significa dirigere nell’oggi una struttura sanitaria?

La direzione sanitaria rappresenta il collante che deve unire l’area amministrativa con quella sanitaria, cercando di amalgamare al meglio le risorse, i punti di forza ma anche unendo le energie per superare le difficoltà. L’unico modo possibile per rappresentare un buon management è quello di costituire “gruppo” e non solo all’interno della propria struttura ma anche con il servizio sociosanitario pubblico e gli altri ospedali privati accreditati.

La formazione di una rete è l’unica maniera per identificare le peculiari competenze ed indirizzi delle strutture con il fine principe di avere sempre al centro il bene del paziente. La direzione sanitaria vuole essere un punto di forza nella trattativa con la Ulss, nella creazione di sinergie interne e non ultimo essere per il personale e i pazienti l’incarnazione di mission e vision della proprietà.

Quali sono i primi obiettivi di lavoro? La mia attenzione iniziale si concentrerà nel raccogliere il più possibile le evidenze di punti di forza e criticità e creare così un gruppo di lavoro omogeneo, che permetta anche di ottimizzare le risorse di personale in un momento di forte carenza di figure sanitarie.

L’ampliamento dell’offerta di servizi ambulatoriali sarà nell’immediato uno degli obiettivi della direzione sanitaria e verrà condotto attraverso anche la ricerca di professionisti noti e apprezzati nel territorio. Si cercherà di incrementare l’attività di ricovero aprendo un dialogo fattivo con la Ulss ed il territorio, in maniera da poter anche identificare i pazienti con le caratteristiche più adatte alla struttura.



Ospedale San Raffaele, il Carisma dell'accoglienza

Già durante il percorso a piedi per arrivare all’Ospedale San Raffaele Arcangelo, appena scesa dal treno comincio a respirare multiculturalità o forse meglio sarebbe dire i “bisogni” multiculturali.

Isabella LanteC’è chi chiacchiera allegramente in ogni lingua del mondo, ma c’è anche chi in contrasto al luccichio degli splendidi vetri di Murano, all’imbocco di qualche calle suona e canta una musica reggae in un inglese stentato che profuma di Africa e che mi riporta a pensare alla mia mai abbandonata vocazione ad andare in missione! Già in 15 minuti un dipinto di una umanità bisognosa... di tanto! Bisognosa di essere guardata, accolta e capita senza giudizio.

La passeggiata verso l’Ospedale San Raffaele prepara il cuore ad aprirsi allo splendore dell’atrio della Struttura, dove si assiste ad un via vai di pazienti quasi sempre barellati o in sedia che vengono accolti o accompagnati alla dimissione dal personale, che non manca mai di dare il benvenuto o un augurio di buona guarigione, anche a chi forse con l’udito non lo sente, ma con l’anima di certo.

Il Carisma dell’accoglienza regna sovrano già nell’aria della portineria! Lavorare dove ogni giorno qualcuno ti viene incontro anche solo per salutare è una ricchezza assoluta. L’Ospedale San Raffaele Arcangelo – molto noto nel Veneziano – è da sempre riconosciuto per la vocazione e dedizione alle attività riabilitative, intese come finalizzate al rientro progressivo post-traumatico alle abilità neurofisiologiche nel quotidiano di pazienti.

 

Arrivo al San Raffaele: "L'amore che salva"

Entrare in Casa di riposo, in Ospedale di comunità o in Hospice mi ha riportato davvero alla certezza che tra la vita e la morte c’è solo l’amore che salva! È quell’amore lo ho visto nel personale, che lavora a volte anche sottraendo tempo alla propria vita personale pur di portare a termine un servizio.

L’aria che si respira nei reparti – dove amo particolarmente recarmi per conoscere gli Ospiti e supportare il personale nel miglioramento continuo della qualità di erogazione dei servizi – è “lieve”, a volte interrotta da fragorose risate di qualche anziano Ospite, che tiene alto il tono dell’umore, come anche a momenti di intensi pianti ed invocazioni rivolte al cielo!

Arrivo è la parola che anche io forse ho usato di più in questi due mesi di lavoro: arrivare vuol dire partecipare, vuole dire entrare nel cuore delle cose. Lavorare presso questa Struttura rende sempre possibile arrivare a mani vuote e tornare a cuore pieno per il sorriso di un paziente rincuorato che la sua pressione è a posto, per un buongiorno di un collega o anche solo per aver potuto godere nel tragitto dall’ufficio al reparto di un panorama meraviglioso!

Oggi il mio complimento ad un gruppo di operatori durante un meeting è stato “Fate proprio bene fratelli”. La verità è che lavorando in questa struttura si percepisce che per fare il bene non serve molto a volte: basta anche solo un piatto di plastica che diventa un orologio da parete, autografato da una nonna senza i propri affetti vicini che ritrova un po’ di amore in Casa di riposo!

 

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