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Covid, la testimonianza della Dott.ssa Maugeri: "Non perdete la speranza"

Il Coronavirus ha colpito tutti noi indistintamente: è però possibile unirci per superare insieme questa sofferenza che attanaglia la nostra comunità. Nella testimonianza di una delle nostre Collaboratrici, la Dott.ssa Maria Rosaria Maugeri, Oncologa dell’Ospedale Sacra Famiglia di Erba, è chiaro questo invito a supportarci l’un l’altro per superare difficoltà, angosce, timori derivati dalla pandemia, che da mesi sta mettendo in ginocchio l’intera società.

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Non perdere la speranza: l'esperienza Covid di una Collaboratrice dell'Ospedale erbese

“Oggi ho smontato dal turno di notte e mentre andavo a cambiarmi ho incontrato in spogliatoio la mia collega anestesista che smontava anche lei. Le ho chiesto come fosse andato il suo turno in rianimazione: ‘Tremenda, una notte tremenda, come ormai tutte – mi dice – L’età media dei pazienti è diminuita rispetto all’ondata precedente’. Poi gentilmente mi chiede come sto”.

Comincia così la testimonianza della Dott.ssa Maria Rosaria Maugeri, Oncologa all’Ospedale Sacra Famiglia di Erba ed esperta di Alimentazione. La dottoressa ha raccontato la sua personale esperienza con il Covid, da cui è guarita, condivisa con una collega al termine dell’ennesimo, faticoso turno. 

“Con questo racconto ho voluto infondere un po’ di speranza, in un periodo in cui sembra difficile trovarla. Spero di esserci riuscita”: ha affermato la Dott.ssa Maugeri. Ecco la sua testimonianza.

La mia collega sa che anche io ho avuto il Covid-19 e che sono guarita. Così inizio a raccontarle la mia esperienza. Vedere scritto nero su bianco: tampone Covid-19 presente fa una certa impressione, soprattutto quando il referto è il tuo! O peggio quando è quello della tua bambina.

È un po’ come ricevere una diagnosi oncologica, mi verrebbe da dire. Ti mette un’etichetta addosso che fa paura. Ma cos’è la paura? Citando Wikipedia: “La paura è un’emozione primaria di difesa, provocata da una situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia”. Non vi dico che ricordi mi affioravano!

Così le racconto come mi sono sentita: preoccupata, impaurita. Oltre ai disturbi fisici effettivi: stanchezza, dolori, bruciori, senso di perdita della memoria, confusione, ci sono state varie difficoltà burocratiche e organizzative all’interno della casa e della famiglia (ma queste ultime sono davvero di poco significato in fondo).

Poi però le ho anche detto cosa mi ha aiutato a non arrendermi, a non buttarmi giù. Ed è per questo motivo che voglio raccontare la mia esperienza: vorrei condividere con le persone che vivono questo momento, questa fase buia, il trucchetto che ha aiutato me. Non è un metodo scientifico, ma con me ha funzionato e se potrà essere utile ed efficace anche solo ad una persona saprò che questa mia testimonianza ha un senso.

Per evitare di farmi sopraffare dagli eventi, dall’emozione di paura, dalla preoccupazione, ho cercato di immaginare cosa avrei fatto quando sarei guarita, ma non l’ho solo immaginato nella mente, l’ho sentito anche nell’emozione: ho cercato di immaginare come mi sarei sentita nel fare quello che avrei voluto fare quando fossi guarita.

Ho fantasticato situazione per situazione, evento per evento, momento per momento, “sentendo” come se fossi realmente lì in quella circostanza: ho sentito l’emozione che avrei provato. Allora mi è venuto in mente che forse si potrebbe consigliare questa “tecnica” anche ai nostri pazienti. Non credo di aver inventato nulla di nuovo! Che il pensiero crei la realtà è argomento scientificamente riconosciuto dalla fisica quantistica, lo so bene! Ma perché non applicare questo concetto anche in questo momento di forte stress per tutti?

Quando si sta per mettere un paziente dentro al ”casco” o prima di intubarlo, oltre a spiegare tecnicamente cosa si andrà a fare e per quale ragione, perché non dare un’idea al paziente di come fare a sopportare questi momenti, che per altro non si sa a priori quanto tempo dureranno? Basta veramente dedicare pochi minuti al dialogo col paziente e provare a proporgli un trucco: mi piace definirlo “un giochetto” da fare, che potrà dargli una via di fuga dai pensieri angoscianti, negativi, bui.

Quindi a tutti i malati che sono affetti da Covid-19, ma anche per tutti coloro che hanno altre patologie croniche, il mio consiglio è: giocate con la realtà. Immaginate minuziosamente, come se stesse accadendo realmente, quello che fareste se foste guariti. Immaginate e sentite l’emozione che vi creerebbe quella circostanza nel minimo dettaglio, meglio che potete!

Per esempio, immaginate di riabbracciare un vostro caro e sentite il calore, la stretta, il tatto sui vestiti, l’odore, la gioia nel farlo, il tremore. Ognuno si sbizzarrisca a pensare a ciò che più gioia gli riesca a dare! Provare non costa nulla, non ha effetti collaterali, lo si fa da soli. Basta veramente poco tempo: e se non funzionasse? Non abbiamo perso nulla! Provare per credere. O forse credere per provare!

 

Per rispondere ad un emergente bisogno di assistenza e cura, la Provincia Lombardo Veneta ha attivato un Ambulatorio Multidisciplinare di Assistenza Integrale, che oltre a fornire consulti medici e di accompagnamento spirituale, offre trattamenti psicologici per tutte quelle persone che in seguito alla pandemia si sono trovati ad affrontare nuove debolezze e fragilità. 

Puoi supportare il progetto e offrire un nuovo inizio, donando un percorso di cura a chi ne ha più bisogno, con un semplice gesto: basta cliccare il pulsante in basso e dare il tuo contributo. Grazie!

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