Il sostegno ai bambini colpiti dalla poliomielite fu una delle ragioni che portarono alla nascita di UTA. Trent’anni dopo, le patologie sono cambiate, ma negli ospedali di Tanguiéta e Afagnan resta fondamentale poter garantire chirurgia, ricovero e riabilitazione anche a chi non può permetterseli.
C’è una domanda che accompagna UTA fin dalle sue origini:
come aiutare una persona a tornare a camminare quando la sua famiglia non può sostenere il costo delle cure?
Negli anni Novanta questa domanda riguardava soprattutto bambini e ragazzi rimasti paralizzati alle gambe a causa della poliomielite.
Oggi riguarda sempre più spesso persone vittime di incidenti stradali, cadute, fratture e altri traumi.
È cambiato il bisogno sanitario. Non è cambiato il motivo per cui UTA continua a intervenire.
Nel 1995 Fra Piergiorgio Romanelli, medico missionario all’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, raccontò a un gruppo di amici dei Fatebenefratelli di Romano d’Ezzelino la situazione di tanti bambini e ragazzi con gravi conseguenze della poliomielite.
Arrivavano all’ospedale anche da molto lontano nella speranza di poter essere operati.
Gli interventi erano complessi e il percorso non terminava in sala operatoria: potevano essere necessari più interventi, immobilizzazioni, lunghi periodi di ricovero e riabilitazione.
Le famiglie, però, spesso non avevano le risorse necessarie per affrontare mesi di cure.
Fu proprio la raccolta di fondi destinata a questi ragazzi, insieme al lavoro di Fra Piergiorgio e del chirurgo Fra Fiorenzo Priuli, a porre una delle domande dalle quali sarebbe nata UTA:
come garantire un aiuto continuativo agli ospedali per permettere a questi bambini di tornare a camminare?
Da quell'esigenza concreta prese forma l'idea di costituire un'associazione stabile a sostegno degli ospedali di Tanguiéta e Afagnan.
Da allora molto è cambiato.
Le campagne vaccinali hanno modificato profondamente il peso della poliomielite nel continente. Nel 2020 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha certificato la Regione africana libera dalla trasmissione del poliovirus selvaggio, uno dei risultati di sanità pubblica più importanti degli ultimi decenni. Restano tuttavia possibili focolai di poliovirus derivato da vaccino nelle comunità con coperture vaccinali insufficienti, motivo per cui sorveglianza e vaccinazioni rimangono necessarie. Organizzazione Mondiale della Sanità
Anche negli ospedali sostenuti da UTA il profilo dei pazienti ortopedici e traumatologici è cambiato.
La documentazione dell'associazione registra oggi soprattutto malformazioni ossee, fratture conseguenti a cadute e traumi legati agli incidenti stradali. UTA LA STORIA
Per questo il progetto porta oggi un nome che racconta contemporaneamente la sua origine e la sua evoluzione:
“Poliomielitici e traumatizzati”.
Lo sviluppo delle infrastrutture e della mobilità è un fattore importante per la crescita di un territorio.
Ma l'aumento del traffico, soprattutto quando la sicurezza stradale non cresce allo stesso ritmo, produce anche nuove emergenze sanitarie.
È un problema particolarmente rilevante nell'Africa subsahariana.
Secondo l'OMS, nella Regione africana gli incidenti stradali hanno provocato circa 225.000 morti nel 2021. La regione registra il più alto tasso di mortalità stradale al mondo: 19,4 morti ogni 100.000 abitanti, nonostante possieda soltanto una piccola parte dei veicoli circolanti a livello globale.
In Benin, dove si trova l'Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, l'OMS stima per il 2021 3.225 morti per incidenti stradali, pari a 24,8 ogni 100.000 abitanti. In Togo la stima è di 1.961 vittime, con un tasso di 22,7 ogni 100.000 abitanti.
Dietro questi numeri ci sono però anche molte persone che sopravvivono riportando fratture, lesioni e disabilità che richiedono chirurgia, ricovero e riabilitazione.
Ed è qui che il progetto UTA continua ad avere un ruolo.
Una frattura complessa può richiedere un intervento chirurgico.
Ma l'operazione è soltanto una parte del percorso.
Servono diagnostica, farmaci, materiale sanitario, gessi o dispositivi ortopedici, giorni o settimane di ricovero, controlli e spesso riabilitazione.
Per una famiglia con poche risorse economiche, una lunga degenza significa inoltre perdere giornate di lavoro e dover sostenere spese che possono diventare rapidamente insostenibili.
La Relazione morale dei trent'anni di UTA ricorda proprio questo elemento: i pazienti possono contribuire alle spese soltanto nei primi giorni, mentre i percorsi più complessi possono durare mesi. Oggi, agli storici pazienti poliomielitici, si sono progressivamente aggiunte soprattutto persone traumatizzate da cadute e incidenti stradali. Relazione morale 30° UTA APS
È per questo che il sostegno economico non riguarda soltanto un intervento.
Riguarda la possibilità di completare una cura.
Quando UTA nacque, “far camminare i bambini poliomielitici” era un obiettivo molto concreto.
Oggi quella frase può essere letta in un significato più ampio.
Significa permettere a una persona ferita di essere operata.
Significa evitare che una frattura non trattata diventi una disabilità permanente.
Significa sostenere settimane di ricovero e recupero.
Significa aiutare qualcuno a tornare alla propria famiglia, al proprio lavoro e alla propria quotidianità.
La medicina cambia. Cambiano le patologie e cambiano i bisogni degli ospedali.
Ma il principio rimane quello che ha accompagnato UTA fin dall'inizio:
le possibilità economiche di una famiglia non dovrebbero decidere se una persona potrà tornare a camminare.
Con il progetto Poliomielitici e traumatizzati, UTA continua a sostenere le cure dei pazienti che hanno bisogno di interventi, ricovero e assistenza negli ospedali Fatebenefratelli di Tanguiéta e Afagnan.
La poliomielite appartiene alla storia da cui siamo partiti.
I traumi rappresentano una delle sfide di oggi.
Il nostro impegno rimane lo stesso:
aiutare una persona a rimettersi in piedi.
Ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi coniugando l’attenzione al corpo e allo spirito nel rispetto della persona e della sua individualità.
Attraverso la promozione delle opere portiamo il Vangelo nel mondo della sofferenza e del dolore affiancando il paziente come professionisti della salute.
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