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Dentro le nostre strutture: voci e gesti che ricompongono la vita

La Giornata Mondiale del Malato dell’11 febbraio è appena trascorsa, ma nelle nostre strutture il suo significato rimane sempre vivo: un’eco quotidiana che ogni giorno richiama alla cura globale della persona, nella mente, nel corpo e nello spirito. Le storie che seguono sono reali nei percorsi e nei sentimenti, anche se, per tutelare la privacy delle persone che si sono affidate a noi, i loro nomi sono di fantasia.

Le testimonianze raccolte qui arrivano in particolare dall’IRCCS Centro San Giovanni di Dio di Brescia e dal Centro Sant’Ambrogio di Cernusco sul Naviglio. È entrando in questi ambienti – diversi ma attraversati dallo stesso modo di prendersi cura – che abbiamo ascoltato le storie che seguono.

A Brescia, nei reparti dedicati ai disturbi cognitivi, incontriamo Bruno, che si avvicina alla fisioterapia con il passo prudente di chi misura ancora il proprio equilibrio. Quando gli chiediamo come si trova, risponde con una concreta semplicità: “Mi trattano tutti bene”. Una frase che può sembrare banale, ma racchiude molto. Racconta la serenità che gli danno piccoli gesti quotidiani, come la colazione condivisa, la familiarità degli esercizi di una terapia, la mano dell’operatore che lo sostiene con discrezione. Sono momenti semplici, ripetuti, che diventano una sicurezza che permette a Bruno di vivere la giornata con un po’ più di fiducia.

A Cernusco sul Naviglio, nel Centro Sant’Ambrogio, la presa in carico assume ancora altre forme, quelle della quotidianità condivisa. Nella Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza San Riccardo vivono ragazzi e ragazze che stanno cercando un nuovo equilibrio. Maria è arrivata in un momento in cui tutto le sembrava troppo grande. I primi giorni parlava pochissimo e si teneva a distanza. Poi l’incontro quotidiano con gli educatori ha iniziato ad aprire un piccolo varco. Non è successo in un momento preciso, ma in una serie di passaggi minuscoli: un gesto, una parola, un passo fuori dalla stanza. Oggi Maria cammina nei corridoi con un incedere più leggero e dice che qui, in uno dei tratti più impegnativi della sua vita, si sente davvero a casa.

Nella Comunità Protetta ad Alta Assistenza San Raffaele, la cura si costruisce con lentezza e pazienza. Una dottoressa ricorda bene il primo periodo di Federico: un susseguirsi di silenzi, ritrosie, diffidenze che pesavano nell’aria. Ma è proprio in questi momenti che si coltiva l’alleanza terapeutica: non imponendo, ma restando. Col tempo, Federico ha iniziato ad affidarsi. Oggi vive negli appartamenti collegati alla comunità, un contesto più autonomo ma protetto, ha lasciato le sostanze, partecipa ai gruppi, ascolta molta musica. Il futuro gli fa ancora paura, ma riconoscerlo è già un passo importante: significa che ha ripreso in mano il filo della propria storia.

A poca distanza, nella residenza Le Villette, la vita ricomincia attraverso le abitudini. Roberto ha trovato un equilibrio che non conosceva: partecipare al gruppo del giornale, parlare con gli altri, sentirsi parte di qualcosa. Elena, invece, è arrivata stremata dalla depressione. I primi giorni si affacciava poco e parlava meno. Ma grazie alla costanza della sua educatrice e a uno spazio spirituale che le ha offerto ascolto senza giudizio, ha ricominciato a uscire, a frequentare un corso, perfino a fare volontariato. Oggi sente di aver recuperato un pezzo di sé che credeva perduto.

Queste storie, diverse tra loro ma unite dallo stesso filo, ci ricordano che la cura non è mai un gesto isolato. Ogni Giornata Mondiale del Malato ci invita a soffermarci su chi soffre, ma ciò che celebriamo in quella giornata è ciò che viviamo ogni giorno: persone che trovano un appoggio, una possibilità, un piccolo passo verso la vita. E noi che, accanto a loro, impariamo continuamente quanto sia preziosa questa fragile e potente relazione che chiamiamo cura.

 

 

Ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi coniugando l’attenzione al corpo e allo spirito nel rispetto della persona e della sua individualità.
Attraverso la promozione delle opere portiamo il Vangelo nel mondo della sofferenza e del dolore affiancando il paziente come professionisti della salute.

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