Ogni anno, il 27 febbraio, si celebra la Giornata Mondiale delle ONG.
È un’occasione utile per fermarsi e chiedersi: cosa significa oggi essere un’organizzazione non governativa? E, per realtà come UTA Onlus, cosa cambia nei prossimi anni.
Nel linguaggio comune “ONG” o “Onlus” sono parole quasi intercambiabili. In realtà indicano forme giuridiche precise, con responsabilità chiare: trasparenza, finalità civiche, assenza di scopo di lucro, obbligo di rendicontazione.
UTA nasce per sostenere in modo continuativo gli ospedali di Tanguiéta (Benin) e Afagnan (Togo). Non finanzia emergenze episodiche, ma strutture sanitarie reali, con personale, reparti, attrezzature.
Negli anni sono stati realizzati interventi strutturali importanti: ristrutturazioni, ampliamenti, acquisto di apparecchiature diagnostiche, ambulanze, impianti di ossigeno, il nuovo Pronto Soccorso di Tanguiéta, lo sviluppo della neonatologia ad Afagnan
Essere ONG, per UTA, significa questo: costruire sistemi di cura.
Dal 2026 entrerà a regime la riforma del Terzo Settore.
La qualifica di ONLUS verrà superata e le organizzazioni dovranno iscriversi al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), scegliendo la forma più coerente con la propria attività.
Si tratta di un cambiamento normativo importante che comporta:
Non è una trasformazione simbolica, ma un passaggio strutturale per tutto il Terzo Settore italiano.
In questo contesto, UTA Onlus completerà il percorso di adeguamento alla riforma e diventerà UTA APS (Associazione di Promozione Sociale).
Il cambiamento formale sarà comunicato ufficialmente nelle prossime settimane, insieme ai dettagli operativi.
È importante chiarirlo:
non cambia la missione, non cambia l’impegno, non cambia il sostegno agli ospedali di Tanguiéta e Afagnan.
Cambia la forma giuridica, per essere pienamente allineati al nuovo quadro normativo nazionale.
Per chi sostiene UTA questo significa una cosa semplice:
la responsabilità resta la stessa.
La riforma chiede maggiore chiarezza su governance, bilanci e attività. Sono aspetti che fanno già parte del modo di operare dell’Associazione: programmazione, tracciabilità delle donazioni, rendicontazione dei progetti, collaborazione con partner istituzionali.
La fine delle ONLUS non segna la fine dell’impegno civile.
Segna una fase nuova, più regolata e più strutturata.
La credibilità non si costruisce con un acronimo, ma con la coerenza nel tempo.
UTA continuerà a fare ciò che fa da quasi trent’anni:
sostenere strutture sanitarie dove l’accesso alla cura non è garantito.
La forma cambia.
La responsabilità resta.
Puoi sostenere questo percorso:
Informarsi è già partecipare.
Sostenere è un passo in più.
Sostenere UTA significa rafforzare un sistema di cura che accompagna madri e bambini nei momenti più delicati.
Ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi coniugando l’attenzione al corpo e allo spirito nel rispetto della persona e della sua individualità.
Attraverso la promozione delle opere portiamo il Vangelo nel mondo della sofferenza e del dolore affiancando il paziente come professionisti della salute.
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