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Fra Tommaso Zamborlin, l'uomo che ha immaginato un ospedale dove non c'era nulla

24 marzo 2026

Ci sono opere che nascono da un progetto.

E poi ce ne sono altre che nascono da una convinzione: che anche nei luoghi più difficili ogni persona abbia diritto a essere curata.

L'Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta, nel nord del Benin, appartiene a questa seconda categoria. Oggi è uno dei principali punti di riferimento sanitari dell'Africa occidentale, con centinaia di posti letto, reparti specialistici, attività di formazione e migliaia di pazienti assistiti ogni anno. Ma all'origine di questa storia c'erano due uomini, un accampamento di fortuna e una visione che sembrava impossibile.

Quella visione aveva il volto di Fra Tommaso Zamborlin.

 

Dalla pianura veneta all'Africa

Galdino Zamborlin nasce ad Arre, in provincia di Padova, il 9 settembre 1926. Entra giovanissimo nell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio – i Fatebenefratelli – nel 1943 e compie la professione solenne nel 1950, durante le celebrazioni per il quarto centenario della morte del fondatore dell'Ordine.

Nel 1955 parte per la Somalia insieme a Fra Cesare Gnocchi e Fra Carmelo Gaffo. Sono i primi tre religiosi della Provincia Lombardo-Veneta a portare il carisma dell'ospitalità dei Fatebenefratelli nel continente africano.

Dopo l'indipendenza della Somalia, nel 1962, la loro esperienza si conclude. Rientrato in Italia per alcuni anni, Fra Tommaso non abbandona però la vocazione missionaria.

Nel 1965 riparte per l'Africa, questa volta in Togo, ad Afagnan.

Due anni dopo riceve un incarico ancora più impegnativo: fondare un nuovo ospedale nel nord del Benin, a Tanguiéta.


Un ospedale dove non esisteva nulla

Quando i Fatebenefratelli arrivano nella regione dell'Atacora, il bisogno di assistenza sanitaria è enorme.

Non mancano soltanto medici e ospedali.

Mancano strade, infrastrutture, materiali da costruzione, mezzi di trasporto. In molte zone raggiungere un centro sanitario significa percorrere decine di chilometri.

Fra Tommaso arriva insieme al geometra Renato Canziani. Il governo locale mette loro a disposizione un semplice campement, una struttura spartana normalmente utilizzata dai cacciatori. Per quasi due anni quello diventa casa, ufficio e base operativa del cantiere.

Ma il lavoro inizia subito.

Di giorno vengono visitati i primi pazienti e distribuiti i medicinali. Nel tempo che resta bisogna cercare materiali, organizzare il cantiere, coordinare gli operai e lavorare fisicamente alla costruzione dei nuovi edifici.

Fra Tommaso non si limita a dirigere il progetto.

Fa il muratore, il manovale, l'autista, il responsabile degli approvvigionamenti. Chi ha conosciuto quegli anni racconta che ogni mattone dell'ospedale richiedeva fatica, inventiva e capacità di trovare soluzioni concrete ai problemi quotidiani.


Costruire con quello che c'è

Le difficoltà non scoraggiano Fra Tommaso.

Per recuperare materiali percorre centinaia di chilometri su piste sterrate alla guida di un camion Fiat, affrontando le montagne dell'Atacora tra buche, guadi e strade spesso impraticabili.

Fra Luca Beato ricorda un episodio rimasto emblematico.

Durante il rientro da Natitingou, mentre il camion affrontava una salita, i freni cedettero improvvisamente. Il mezzo iniziò a retrocedere verso una scarpata. Fra Tommaso ebbe la prontezza di lanciarsi fuori dall'abitacolo pochi istanti prima che il camion precipitasse nel burrone insieme al carico di materiale edilizio.

Per lui il lavoro riprendeva il giorno dopo.


"M'en fou la mort"

Fra Luca racconta anche il suo primo viaggio a Tanguiéta, nel 1971.

Entrando in città, vide un gruppo di ragazzi correre incontro a Fra Tommaso gridando:

"M'en fou la mort!"

Un soprannome nato dal suo modo spericolato di attraversare con la moto i marigaux, i piccoli corsi d'acqua che interrompevano le piste prima della costruzione dei ponti.

Per quei ragazzi era diventato quasi un eroe.

Ma dietro quell'entusiasmo c'era qualcosa di più importante: la fiducia.

Con il suo carattere aperto, allegro e diretto, Fra Tommaso riuscì a creare relazioni con la popolazione locale, con i capi musulmani, con i leader tradizionali e con le diverse comunità del territorio.

Fu anche grazie a questo clima di fiducia che il nuovo ospedale divenne rapidamente un punto di riferimento per l'intera regione.


L'inaugurazione del Saint Jean de Dieu

Il 29 giugno 1970 il nuovo Ospedale Saint Jean de Dieu viene inaugurato.

Dispone di 84 posti letto e comprende Medicina, Chirurgia, Maternità, Pediatria, Radiologia, Laboratorio analisi, Sale operatorie, Poliambulatorio e Farmacia.

Per l'epoca rappresenta una trasformazione straordinaria per tutto il nord del Benin.

Fra Tommaso ne diventa il primo Superiore, ma il suo impegno non si limita alla gestione sanitaria.

Accoglie i primi postulanti beninesi dei Fatebenefratelli, costruisce gli spazi destinati alla loro formazione e contribuisce alla nascita di una presenza religiosa e professionale destinata a crescere negli anni.


Una storia che continua

Negli anni successivi altri religiosi raccoglieranno quella stessa eredità.

Tra loro, Fra Fiorenzo Priuli, che guiderà per decenni la crescita dell'ospedale trasformandolo progressivamente in una struttura di riferimento internazionale per la chirurgia, la pediatria, la neonatologia, la cura dell'HIV/AIDS e molte altre specialità.

Anche UTA APS nasce dentro questa storia.

Quando nel 1996 viene fondata per sostenere gli ospedali di Tanguiéta e Afagnan, trova una realtà già viva, costruita grazie all'impegno di persone che avevano scelto di investire sul lungo periodo. Negli anni, UTA contribuirà allo sviluppo dell'ospedale sostenendo nuovi reparti, infrastrutture, attrezzature, programmi sanitari e la cura dei pazienti più fragili.


Un'eredità che guarda al futuro

Fra Tommaso Zamborlin muore il 16 giugno 2005.

Nello stesso anno il Comune di Ospedaletto Euganeo gli conferisce alla memoria la benemerenza civica "Cenobio del Tresto", riconoscendo il valore di una vita spesa al servizio degli altri.

Ma il riconoscimento più significativo continua ogni giorno a Tanguiéta.

Ogni bambino che nasce in sicurezza.

Ogni intervento chirurgico.

Ogni paziente accolto.

Ogni professionista sanitario che oggi lavora in un ospedale moderno.

Tutto questo affonda le proprie radici in una scelta compiuta quasi sessant'anni fa: costruire un ospedale dove sembrava impossibile farlo.

Per UTA APS ricordare Fra Tommaso non significa celebrare il passato.

Significa comprendere che la cooperazione sanitaria è fatta di continuità, relazioni e responsabilità condivisa.

Perché le opere che durano nel tempo non sono quelle costruite in fretta.

Sono quelle costruite insieme, un passo dopo l'altro.


Grazie per esserci

Il tuo sostegno aiuta UTA a rafforzare percorsi di cura, formazione e assistenza
negli ospedali di Tanguiéta e Afagnan.

Ogni contributo diventa strumenti, competenze, continuità.

Anche un piccolo gesto può sostenere cure concrete.

 

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