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Intervista al Direttore dell'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia: un momento di ripartenza

Si respira finalmente aria di ripartenza in tutte le Strutture dell’Ordine Fatebenefratelli di San Giovanni di Dio, che stanno affrontando la seconda fase dell’emergenza Coronavirus con grande volontà e consapevolezza, senza superficialità e con tutte le dovute precauzioni.

Abbiamo chiesto al Direttore Generale dell’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli, la Dott.ssa Mariagrazia Ardissone, di raccontarci l’attuale situazione della Struttura, che ha reagito in modo eccellente alla pandemia e adesso guarda al futuro, con l’attivazione di diversi servizi e nuovi progetti.

Leggi la sua intervista.

 

IRCCS Fatebenefratelli di Brescia: un momento di ripartenza

Viviamo ora un momento di ripartenza significativa, importante, reduci di un vissuto emotivamente forte che ha posto tutti noi dinnanzi alla precarietà delle certezze, divenute apparenti, e all’insicurezza relativa alla garanzia del bene salute.

Ripartire significa potere accarezzare nuovamente l’idea della bellezza della vita, pur nelle sue imperfezioni, difficoltà, acredini, soddisfazioni e gioie. Ricominciare significa riappropriarsi di un tempo in cui anche l’ovvio e scontato hanno sapore di libertà e rinnovato spirito di vita vera, pur nella difficoltà della malattia.

 

L’assistenza alle comunità psichiatriche e la protezione dal virus: gli ostacoli superati

Il nostro IRCCS ha vissuto gli eventi della pandemia da Covid cercando di contenere la diffusione del contagio con tutti gli strumenti possibili ed adeguati alla situazione.

La scelta di considerare il reparto Alzheimer zona di cura dei positivi Covid è maturato in considerazione del fatto di creare un’area protetta e facilmente isolabile dal resto dell’istituto, fornita di erogazione di ossigeno, personale qualificato all’assistenza secondo le ultime indicazioni circa le modalità operative corrette per la gestione e contenimento del contagio intraospedaliero e al trattamento farmacologico secondo i protocolli condivisi a livello nazionale/internazionale.

Tale reparto risponde, inoltre, anche alla necessità di isolare e trattare eventuali ospiti di area psichiatrica, che qui vengono trasferiti se positivi e sintomatici. Inoltre, l’Istituto ha partecipato alla rete delle strutture regionali che offrono posti letto per l’accoglienza di pazienti post acuti, guariti clinicamente dall’infezione Covid-19, ma ancora positivi al tampone, trasferiti dai nosocomi cittadini per il completamento del percorso di cura.

IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli

Nell’ambito della evoluzione epidemiologica della attuale pandemia e con l’obiettivo di contrastare la diffusione del contagio all’interno dell’IRCCS, si è predisposto un piano di sorveglianza e di screening degli operatori che a qualsiasi titolo sono impiegati nell’assistenza. Presso il nostro Istituto è in corso lo screening giornaliero per la rilevazione della temperatura che comporta, se positiva (T ≥ 37,5 °C), la sospensione dell’attività lavorativa e l’esecuzione del test per la ricerca di SARS-CoV-2.

Dai primi di maggio, inoltre, la Direzione Sanitaria ha chiesto di aderire allo studio epidemiologico, voluto dal Ministero della Salute e deliberato dalla DGW di Regione Lombardia, relativo ai test sierologici su un campione significativo di operatori sanitari. Lo studio condotto sulla sierologia degli operatori suddetti è stato su base volontaria.

Lo studio sierologico degli operatori è stato condotto e concluso dal 18 al 25 maggio: è risultato positivo agli anticorpi il 5,5% del campione screenato (11 operatori su 200). Tutti gli operatori positivi agli anticorpi sono poi risultati negativi al tampone nasofaringeo (11 su 11 negativi).

 

IRCCS Centro San Giovanni di Dio: i servizi riattivati e in programma

Le attività ambulatoriali dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio son in ripresa graduale nelle diverse specialità, seppur con una riduzione iniziale del numero degli appuntamenti e degli ambulatori attivi.

È attivato un triage telefonico preventivo da parte del personale front office, che richiama i pazienti il giorno precedente la data della prenotazione, per assicurarsi che non abbiano sintomi respiratori simil influenzali e febbre: in caso positivo vengono invitati ad annullare l’appuntamento ed eventualmente a chiamare il proprio medico di famiglia. Nel caso in cui il triage preventivo abbia dato esito negativo verrà richiesto ai pazienti di accedere in Struttura con un solo accompagnatore, muniti di mascherina chirurgica e rispettando rigorosamente gli orari indicati.

Le UO di Riabilitazione Specialistica Psichiatrica ed Alzheimer stanno riprendendo l’attività di ricovero ordinario, come da Accreditamento, aprendo i ricoveri programmati per un massimo iniziale del 70% della propria capacità di saturazione. I reparti attivati saranno COVID FREE data la particolare fragilità dell’utenza trattata. In tale contesto saranno garantiti posti letto di isolamento per pazienti “grigi” (in attesa di diagnosi tramite tampone naso – faringeo) e/o COVID+ in attesa di un loro trasferimento presso reparti ad hoc.

In caso di procedura di ricovero presso le U.O, nei giorni precedenti, i pazienti provenienti dal domicilio verranno sottoposti a pre-screening con tampone nasofaringeo per accertarne la negatività. Per i pazienti provenienti per trasferimento da nosocomi per acuti verrà acquisito l’esito del tampone lì effettuato. È in fase di valutazione la fattibilità e sostenibilità di riapertura dei CDI.

 

Progetti futuri e in corso: da dove si riparte?

Si riparte dal ripristino delle attività assistenziali e dalla ripartenza a pieno regime delle attività di Ricerca, che hanno similmente subito il contraccolpo dell’emergenza sanitaria, ivi compresi i clinical trials legati all’arruolamento di pazienti tramite i percorsi ambulatoriali.

Durante emergenza i nostri ricercatori hanno partecipato a bandi ministeriali, regionali ed europei per affrontare le problematiche legate alla pandemia e per contribuire con la loro expertise alla definizione dell’impatto del Covid sulla salute mentale.

Si riparte con l’auspicio di un rafforzamento delle attività di ricerca in relazione al Covid, potenziando le già fiorenti attività progettuali, al fine di coniugare nella traslazionalità delle cure anche l’approccio scientifico all’emergenza vissuta.

 

Emergenza Coronavirus: l’insegnamento da quest'esperienza

È difficile non lasciarsi travolgere dalle emozioni che la pandemia Covid porta con sé e dai pensieri, pur prospettici ma dolorosi, che ne conseguono. L’emergenza, prioritariamente sanitaria, ha sollevato riflessioni anche organizzative ed ontologiche.

Abbiamo sperimentato all’interno delle Strutture sanitarie una capacità riorganizzativa tempestiva, per dare la più opportuna e degna manifestazione di impegno e risposta ai nostri malati. Abbiamo sofferto, nell’assordante dolore degli ospedali, con i nostri colleghi, i nostri malati, per i quali siamo divenuti anche famiglia. Abbiamo provato una forza inaspettata, l’orgoglio della nostra professione e la tanta voglia di farcela, di fare il bene cui gli operatori della salute sono chiamati, vuoi per vocazione, vuoi per istintiva ed umana partecipazione all’emergenza.

Ci ha consolato la presenza responsabile di tutti coloro che potevano aiutare, ci ha alleviato dalle fatiche il percepire che il nostro operato fosse per la tutela di un bene comune, la salute, per la cui difesa, incondizionata, si è creato un importante sforzo organizzativo, nuovo e diverso rispetto alla nostra storia.

Abbiamo appreso che il nostro presente è già storia, è parte di un vissuto recente che sarà semente di rinnovamento per il futuro e dovrà guidare anche i nostri giovani, i nostri figli, a ragionare sull’imponderabile, dovrà sostenerli, in scienza a coscienza, ad esser attori vivaci affinché, supportati dall’esperienza di noi adulti, sappiano leggere gli eventi muovendo dalle domande su ciò che è accaduto e generare riflessioni sul significato dell’esser uomo, anche nella malattia.

 

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