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La Pasqua dell’Ospitalità: il dono della pace del Risorto per la Famiglia di San Giovanni di Dio

 Roma, 26 marzo 2026
Prot. n. PG011/2026 

 “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14,27)
 

 A tutta la Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio 


img_pasquaCarissimi,

la celebrazione della Santa Pasqua ci riporta al centro del mistero della nostra fede anzi, ci invita a entrare per renderci partecipi già qui ed ora, della risurrezione del Signore, del suo destino di gloria. Per noi, famiglia ospedaliera di s. Giovanni di Dio, celebrare la santa Pasqua significa ritornare al cuore del carisma di Giovanni di Dio, un carisma pasquale che ci apre all’ospitalità nella sua forma più autentica: rinascere a vita nuova. 

Mi piace credere che tutte le persone che entrano nelle nostre Opere apostoliche o nelle nostre comunità, e che ci si avvicinano in cerca di cura o di aiuto, possano fare esperienza della bontà e della bellezza del carisma pasquale che ci è stato donato: un carisma che si declina nelle diverse sfumature dell’amore di Dio per l’umanità.

Nel giorno di Pasqua la liturgia ci fa cantare: Mors et vita duello conflixere mirando: dux vitae mortuus, regnat vivus. Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa. Il Signore Risorto ci ha aperto le porte della vita eterna, ha sconfitto il male. Con la sua risurrezione il Signore ha inaugurato un tempo nuovo che illumina la nostra vita di cristiani e ha aperto per noi un nuovo cammino che orienta la nostra esistenza verso la meta eterna. L’Amore del Padre per l’umanità ha risuscitato Cristo dai morti ed è proprio nell’amore che noi siamo chiamati a camminare perché solo spinti dall’amore vero riusciremo a percorrere strade nuove per una nuova ospitalità. 

Sant’Agostino aveva fatto dell’amore il centro del suo pensiero. Egli scrive che è l’amore a mettere in moto l’anima, è l’amore che le dà forza e vita, conducendola verso il suo “luogo naturale”: Il mio peso è il mio amore; da esso sono portato dovunque mi porta (Confessioni XIII,9).

Sono convinto che questa esperienza agostiniana sia la stessa che ha richiamato alla vita Giovanni di Dio, che passò dall’esperienza di peccato al dono della grazia, facendone di lui un uomo nuovo rivestendolo del dono dell’ospitalità.

Carissimi, come figli e fratelli di Giovanni di Dio, desideriamo seguire le tracce lasciate dal nostro Santo, il quale ci indica la via sicura per rinnovare l’ospitalità attraverso l’ascolto della Parola di Dio che sempre suscita pensieri di vita nuova.

A questo riguardo risulta illuminante una riflessione di Papa Leone XIV: Ciò che la Chiesa ardentemente desidera è che la Parola di Dio possa raggiungere ogni suo membro e nutrirne il cammino di fede. Ma la Parola di Dio spinge la Chiesa anche al di là di se stessa, la apre continuamente alla missione verso tutti. Infatti, viviamo circondati da tante parole, ma quante di queste sono vuote! A volte ascoltiamo anche parole sagge, che però non toccano il nostro destino ultimo. La Parola di Dio, invece, viene incontro alla nostra sete di significato, di verità sulla nostra vita. Essa è l’unica Parola sempre nuova: rivelandoci il mistero di Dio è inesauribile, non cessa mai di offrire le sue ricchezze (Udienza generale, 11 febbraio 2026). 

Dio non cessa mai di offrire le sue ricchezze, e tra queste ricchezze non possiamo ignorare quanto Dio sta chiedendo a noi oggi, perché ogni gesto di ospitalità non sia altro che un annuncio di vangelo, e che ad ogni parola di ospitalità corrisponda un gesto di amore che orienta al Regno di Dio. La nostra tradizione ospedaliera ci insegna che l’ospitalità non si è mai condensata in un concetto, o solidificata in gesti ripetitivi, ma si è sempre evoluta in forme nuove adeguandosi alle necessità dei tempi e degli uomini perché la nostra missione è di annunciare il Regno di Dio in mezzo ai poveri e malati.

Camminare in avanti significa lasciare il sepolcro, lasciare ambienti sicuri che fino a ieri sembravano darci stabilità, ma che di fatto in diversi casi sono diventati dei sepolcri dove non c’è più vita, non c’è stata risurrezione. Gesù risorto ci chiama ad uscire dalle nostre sicurezze e ad aprirci all’ascolto della sua Parola che crea sempre qualcosa di nuovo.

Carissimi, siamo chiamati ad ascoltare lo spirito del Risorto, ad impostare la nostra vita sull’evento della risurrezione; Cristo è risorto ed è tornato alla vita senza frastuono, senza gesti eclatanti, ma facendosi presente ai suoi discepoli accompagnandoli sulla via di Emmaus facendo loro comprendere le Scritture. Credo che la nostra missione debba assumere questo stile dove la nostra presenza sia più di significato per la vita dei poveri e dei malati, piuttosto che banderuole che fanno tanto rumore senza apportare un reale contributo evangelico e sociale. La nostra missione ci richiede tante energie che spendiamo volentieri, ma che vogliamo siano manifestazione di una vita autenticamente evangelica. Come scriveva il Profeta: Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro patrimonio per ciò che non sazia? (Is 55,2). Investiamo le nostre risorse per il Regno di Dio solo così potremo avere la certezza di essere accompagnati dal Risorto che cammina con noi sulle strade dell’Ospitalità. 

A tutti l’augurio di una Santa Pasqua e che possiate sperimentare nella vostra vita la luce e la pace donate dal Risorto a tutti coloro che l’accolgono.

Santa Pasqua 2026! 

superiore_generale

 

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