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La Scuola dell’Ospitalità

La “Scuola dell’Ospitalità” chiude il cerchio del Concilio Vaticano II e prospetta all’Ordine dei Fatebenefratelli un futuro in cui si riconoscerebbe lo stesso San Giovanni di Dio.

La storia

Nata nel 2014, sulla spinta dei Capitoli Generali dell’Ordine del 2006 e del 2012, dopo essere stata inserita anche negli Statuti Generali dell’Ordine, la Scuola dell’Ospitalità è un'iniziativa dei percorsi formativi permanenti, rivolta a tutti i collaboratori dell’Ordine Ospedaliero con l’obiettivo dichiarato di affidare ai collaboratori laici il compito di animare le opere anche su un piano carismatico, oltre che di interpretare la professione alla luce della missione dell’Ordine.

 

Una prospettiva nuova attraverso i quattro valori fondamentali

Come spiega il responsabile della Scuola istituita dalla Provincia Lombardo Veneta, fra Gian Carlo Lapic, «in questo momento storico cerchiamo di tramettere i valori della nostra missione specifica, che una volta venivano mediati dalla presenza capillare dei religiosi, ai nostri collaboratori che nella nuova auto comprensione dell’Ordine come una Famiglia di San Giovanni di Dio, diventano i corresponsabili della missione nell’ospitalità: certo, si tratta di un passaggio ardito, perché la formazione non mira soltanto a trasmettere delle nozioni ma a facilitare un cambiamento interiore, acquisire una prospettiva nuova, attraverso i quattro valori fondamentali in cui si declina l’ospitalità di San Giovanni di Dio, che sono la qualità della cura, il rispetto dell’altro, la responsabilità che si concretizza nel rispetto degli ideali dell’Ordine e la spiritualità che consiste nell’accompagnamento di fede ma anche nel predisporre un’adeguata offerta spirituale per i membri di altre religioni». Siamo di fronte ad un apertura, fortemente postconciliare, al ruolo dei collaboratori laici – peraltro inscritto nella storia dell’Ordine, che ha un’origine e una struttura laicale.

 

Il compito della Scuola dell'Ospitalità

«La formazione spirituale dei collaboratori – sottolinea il religioso – non significa in prima battuta fare catechismo, innanzi tutto perché noi assumiamo dei professionisti cui non chiediamo un “certificato di fede” cattolica. Ovviamente, è naturale che chi lavora da noi e con noi ha alle spalle un background culturale e spirituale di stampo cattolico, ma nella società secolarizzata in cui viviamo, e nella quale si dispiega la nostra missione, ben diverso da una parrocchia, sarebbe illusorio persino pensare che essere cristiani significhi per ognuno la stessa cosa. Non è così: il compito della Scuola dell’Ospitalità è trasmettere il patrimonio plurisecolare di tipo spirituale ed etico che l’Ordine ha vissuto assistendo i malati e i poveri, perché le opere dell’Ordine possano continuare ad avere il senso religioso ed umano che hanno mantenuto lungo la loro storia secolare».

 

L'obiettivo della Scuola

La Scuola dell’Ospitalità nella nostra Provincia Lombardo Veneta ha avuto la sua partenza in incontri periodici nella casa dell’Ordine a Varazze e, finora, è stata proposta ai dirigenti dei nostri Centri Assistenziali, mentre nel prossimo futuro prenderà il via una nuova formula diretta a formare i livelli intermedi, fino a coprire l’esigenza formativa di tutti i collaboratori. Soltanto in questo modo riusciremo a vivere e mantenere nei nostri Centri quella carità che San Giovanni di Dio ha vissuto nella sua missione di testimoniare il volto misericordioso di un Dio compassionevole verso chiunque.

 

I documenti fondamentali

La Carta d’Identità dell’Ordine” e ”Primi passi nel cammino dell’Ospitalità”, sono i due documenti fondamentali, il vademecum che accompagna ogni nostro collaboratore in questo percorso formativo. Durante gli appuntamenti della Scuola, i religiosi e gli esperti dialogano sulle modalità per applicare nel sistema sanitario di oggi i valori dell’ospitalità, circoscrivendo sempre meglio la “mission” delle opere assistenziali dei Fatebenefratelli e il senso di appartenenza del personale, che partecipa a questi eventi durante l’orario di lavoro, come avviene per altri corsi di formazione.

 

La spiritualità come risorsa terapeutica

La spiritualità di san Giovanni di Dio rientra tra le “materie” dei corsi, ma anch’essa ha un impianto “laico”: «La spiritualità di cui parliamo – sottolinea fra Lapic – è un elemento che rientra nell’anamnesi: la scienza medica ha appurato che la spiritualità è una risorsa terapeutica per ogni persona che attraversa la malattia, e noi la valorizziamo attraverso il lavoro professionale dei medici, degli educatori e degli psicologi, non esclusivamente attraverso i sacerdoti e i religiosi, che intervengono laddove il malato, che nel nostro gergo noi chiamiamo l’ospite, richieda esplicitamente la loro presenza. In tal senso, il nostro Ordine tramanda ai propri collaboratori l’importanza della spiritualità nell’uomo allo scopo di formare un corpus di sanitari e amministrativi sensibili e preparati sui nostri valori, capaci di trasmetterli a loro volta ad ogni persona che si rivolge all’Ordine per qualsiasi bisogno.

È un'esperienza nuova nel quadro della nostra missione che evangelizza attraverso l’ospitalità, e come tale anche una sfida che richiede la preghiera, l’impegno e la dedizione perché, appunto, l’ospitalità di San Giovanni di Dio possa portare la speranza che Cristo continua a donarci.

 

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Ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi coniugando l’attenzione al corpo e allo spirito nel rispetto della persona e della sua individualità.
Attraverso la promozione delle opere portiamo il Vangelo nel mondo della sofferenza e del dolore affiancando il paziente come professionisti della salute.

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