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Racconti di vita: il valore nell'assistere i malati oncologici terminali

A raccontarci la sua esperienza è di nuovo Graziella, una nostra ex collaboratrice che ha lavorato per 13 anni e mezzo nell’Ospedale San Raffaele Arcangelo a Venezia come operatore socio-sanitario. Questa volta però ha voluto parlarci delle storie delle persone e dei malati che ha incontrato: momenti toccanti che sono rimasti dentro di lei, lasciando un ricordo indelebile nella sua vita.

La chiave che apre la porta della diagnosi, dell’assistenza e della terapia si chiama condivisione. Anche la tua esperienza può diventare una preziosa fonte di ispirazione e conoscenza. Racconta la tua esperienza con la Provincia Lombardo Veneta in maniera anonima, scrivici e saremo felici di ascoltarti.

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Il potere della comprensione

Un signore con tumore polmonare, dopo un po’ che è in cura da noi, cade in depressione: è stanco di stare sempre in quella stanza, su quel letto, di vedere davanti a sé sempre lo stesso armadio. Inizia a non voler mangiare più.

Provo a girare il letto, così ha di fronte la finestra e vede il paesaggio esterno, ma dopo poco mi accorgo che la luce diretta gli da fastidio e lo rigiro. Penso di continuo a cosa poter fare per rallegrarlo e renderlo contento

Ne parlo con una collega e ci viene in mente di mettergli dei poster in stanza. A casa ne avevo alcuni che sembrava aspettassero da tempo di essere usati proprio per quell'occasione. Li abbiamo scelti insieme al paziente e sembrava proprio felice: la sua sembrava ora un'altra stanza. Dopo poco, forse sentendosi amato e volendo ricambiare, mi dice con un sorriso: "Ok, mi rimetto a mangiare!".

È stato l’ultima volta che l’ho visto, perché il giorno dopo sono andata in ferie e al mio ritorno, lui non c'era più!

 

Il potere dell’ascolto

Una notte un paziente mi chiede di sedermi vicino a lui e di tenergli la mano: mi parla come se io fossi un sacerdote che lo confessa. Quindi, gli chiedo se vuole l'assistenza del sacerdote, ma lui che non è praticante, risponde di no e dice: "Ma io lo dico a te!".

Non mi sento all'altezza, ma decido di ascoltarlo con tutta me stessa: mi confessa il suo grande dolore per la separazione con la moglie.

Cerco di rassicurarlo che forse con la sua malattia ha già scontato il suo errore, che forse può stare sereno, gli parlo dell'amore di Dio che sempre perdona. Il paziente è una persona molto buona: ha lasciato sua moglie, perché molto cattiva dice, ma non poteva sapere che quella cattiveria era l'inizio della malattia di Alzheimer e lui l'aveva lasciata quando ancora non si conosceva la diagnosi.

Ha dimostrato una grande forza, quando con la direzione e l'équipe tutta, abbiamo fatto in modo che si potesse mettere in contatto e rivedere l’ex moglie ed il figlio, con i quali da tempo non si vedevano.

Questi ultimi, da quel momento, sono venuti quasi tutti i giorni a trovarlo e per lui è stata una gioia! La famiglia si era riunita anche con l'altra figlia e dopo il decesso di questo signore, il figlio è venuto a dirci che da come aveva visto noi curare suo padre, aveva capito di dover ritrovare il rapporto con sua sorella.

 

Il potere della condivisione

Un giorno un paziente si aggrava, ha febbre alta, respira male, si interviene farmacologicamente, si mette l'ossigeno poi si stabilizza.

La notte successiva la moglie, che ormai si è stabilita in ospedale per assistere il marito, è lì distesa vicino a lui con gli occhi gonfi per le lacrime versate. Dopo aver fatto il controllo, sto per uscire dalla stanza per non disturbarla, perché so che a volte i famigliari hanno bisogno della loro privacy, ma una forza più grande di me mi spinge a sedermi vicino a lei ed accarezzarla, come avevo fatto in precedenza con suo marito.

Poi il silenzio. Già tante volte abbiamo condiviso insieme il suo dolore. Dopo un po’ guardando il marito, le racconto dell'esperienza con mia madre. Le racconto di quella notte quando anche lei stava morendo in una stanza di ospedale, con tutti i suoi cari attorno al suo letto, mentre le cantavamo sommessamente una canzone per ringraziarla e salutarla, ed ammalati e personale erano venuti a vedere cosa stesse succedendo.

La signora mi chiede di cantarle la canzone, il titolo era "Grazie mamma". L’ho accontentata e nella parte finale, quando la canzone dice “Mamma, grazie per il tuo amor”, mi viene spontaneo mettere al posto di "mamma", il nome di suo marito. Mi sembra un momento solenne, la signora è commossa... ma lo sono anch'io!

Nella mia carriera ogni volta mi sono messa davanti ad ognuno dei malati che ho incontrato, con il massimo rispetto e amore. Ho cercato di svuotare il mio cervello ed il mio cuore per stargli accanto come loro vogliono e camminare col loro passo. Spesso mi hanno fatto capire l'importanza della vita e di come andrebbe vissuta veramente! Sono stati momenti irripetibili.

 

Se anche tu hai una storia da raccontare, clicca sull’immagine qui sotto e scrivici, pubblicheremo la tua storia con la Provincia Lombardo Veneta, anche in forma anonima.

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