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La parola al nostro Direttore Generale: ricerca e cura, lo scenario economico per una sanità sostenibile

Spada_DG_2Le attività dei Centri di Ricerca specialistici sono fondamentali per riuscire a garantire ai Cittadini bisognosi tutta la Cura e l'attenzione che necessitano.

La cultura dell'Ospitalità si declina anche in quei servizi offerti a monte: lo studio per un continuo miglioramento al fine di offrire soluzioni all'avanguardia.

Continua a leggere: in questo articolo proponiamo alcune riflessioni di Nicola Spada, Direttore Generale della Provincia Lombardo-Veneta dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli e Presidente ARIS Lombardia.

 

 

Il Valore della Ricerca per la Provincia Lombardo Veneta dell'Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli

Nella tensione all’eccellenza nella cura che deve contraddistinguere qualsiasi soggetto operante nel settore della salute, la Ricerca deve necessariamente essere nel DNA di colui che eroga prestazioni sanitarie e sociosanitarie.

Il legame con il mondo universitario, l’apertura all’innovazione, la sperimentazione clinica rigorosamente regolamentata secondo principi e linee guida internazionali e con l’apporto degli opinion leader di riferimento, sono tutti orientamenti da cui non è possibile prescindere in nessun ambito della Medicina.

A maggior ragione presso le Strutture dell'Ordine Ospedaliero Fatebenefratelli, i valori fondanti di qualità, rispetto, responsabilità, spiritualità - riassumibili nel Carisma dell'Ospitalità - sono il punto di riferimento della prassi quotidiana da cinquecento anni.

Per questo la Provincia Lombardo-Veneta stimola e promuove la Ricerca in tutti gli ambiti di attività in cui offre una risposta professionale all’umana sofferenza. Come? Attraverso la Professionalità dei suoi Operatori e gli investimenti destinati ai Ricercatori.

 

I Comitati Tecnici Scientifici al servizio dei bisognosi

Due anni orsono è nato il Comitato Tecnico Scientifico della Psichiatria, guidato dal Dott. Gianmarco Giobbio - Direttore sanitario del Centro Sant’Ambrogio di Cernusco sul Naviglio e del Centro Sacro Cuore di Gesù di San Colombano - e di cui fanno parte diversi Professionisti a vario titolo operanti nell’ambito psichiatrico in tutte le Strutture della Provincia.

La Provincia Lombardo Veneta gli ha affidato il compito di definire e promuovere il modello Fatebenefratelli alla Psichiatria oltre che sottoporre tale modello a un processo di miglioramento continuo dettato da Programmi di Ricerca che attraversano tutte le Strutture dell’Ente.

Analoghi Comitati Tecnico Scientifici sono in via di attivazione su tutte le linee di attività, sempre con l’intento di definire e rendere identificabile il modello assistenziale, l’approccio di riferimento ad una determinata patologia, sofferenza o disagio, per assoggettarlo con approccio scientifico ad un iter di miglioramento continuo trainato dalla Ricerca stessa. 

 

L'eccellenza nella Ricerca: le attività dell'IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio

La Provincia Lombardo-Veneta, attraverso l’IRCCS San Giovanni di Dio di Brescia, opera da venticinque anni nella ricerca nel campo dei disturbi mentali e cognitivi, con particolare attenzione alla malattia di Alzheimer.

Questa piccola eccellenza nel settore della Salute Mentale contraddistingue l’impegno della Provincia Lombardo Veneta nei confronti dei propri Assistiti e dei loro Familiari. Impegno premiato nel 2016 dalla visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Impegno che si manifesta non solo nella Ricerca, ma anche nelle attività di divulgazione, come dimostrano tutte le iniziative volte sia all'aggiornamento periodico dei propri Professionisti e sia alla consapevolizzazione dei Cittadini.

Durante la Settimana dell'Alzheimer 2022 e la settimana successiva sulla Salute Mentale, infatti, si sono tenuti due eventi:

 

La Sanità Sostenibile: l'aiuto statale

Inevitabile chiedersi da dove provengano le risorse per attuare le iniziative proposte.

Lo Stato Italiano finanzia il sistema degli IRCCS mediante la cosiddetta Ricerca Corrente, un fondo nazionale che viene distribuito sulla base delle performance clinico/scientifiche degli istituti riconosciuti.

Oltre a questi fondi le Istituzioni di Ricerca possono concorrere ad aggiudicarsi bandi “competitivi” messi a disposizione dallo Stato e dalla Comunità Europea, ma anche da enti privati e aziende farmaceutiche.

Di fatto, non occorre il riconoscimento dello status di IRCCS per fare ricerca. Tuttavia è il traguardo finale di un percorso in cui l’Ente deve investire a fondo perduto, dimostrando di credere che la Ricerca sia utile in quanto motore per il raggiungimento dell’eccellenza e non in quanto fonte di finanziamenti.

Ricerca e Cura

 

Vi è poi l’ormai celebre P.N.R.R. (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), il quale sembra sposarsi con un’altra iniziativa in corso d’opera: la revisione del Dlgs 288/03 che definisce il concetto stesso di IRCCS, e quindi il suo status giuridico, le sue caratteristiche, attribuzioni e peculiarità, sia in termini di assetto societario che di governance.

La domanda che si pongono le decine di IRCCS italiani di diritto privato è se queste risorse saranno rese disponibili anche a loro. L’esperienza vissuta nel lancio dei Progetti di Istituzione dei nuovi presidi territoriali del Servizio Sanitario Nazionale porta a essere pessimisti sull’argomento: salvo improvvisi cambi di rotta, i fondi del PNRR saranno destinati esclusivamente a strutture di proprietà pubblica.

Se ciò fosse applicato anche alla Ricerca, ne risulterebbe depotenziato l’effetto moltiplicatore che il privato potrebbe garantire alla ricerca del Sistema Italia ma anche di riflesso al Sistema Sanitario Nazionale. 

Vediamo insieme il contesto socio economico attuale, per capirne le sfide per gli Enti di Ricerca e la Sanità Privata.

 

Il contesto socio economico: le difficoltà e le sfide odierne per la Sanità

L'inflazione è l'argomento principe del dibattito pubblico di questi ultimi mesi, riflesso di una situazione geopolitica arroventata ed una conseguente tensione sul fronte del costo dell’energia e delle materie prime.

Semplificando, il costo del gas e dell’elettricità, indispensabili per il funzionamento di qualsiasi impresa, sta aumentando. Così, chi ha un'attività produttiva reagisce nell’unico modo possibile per garantire la sopravvivenza della propria impresa: alzando i prezzi e quindi riversando sul bilancio familiare dell’utente finale i rincari di cui sopra.

Di conseguenza, il potere di acquisto dei consumatori diminuisce e questi ultimi chiedono un aumento di stipendio che genera a sua volta un aumento del costo del lavoro il quale si aggiunge ai rincari del costo delle materie prime e dell’energia diventando un ulteriore elemento di pressione per l’imprenditore.

Ciò accade nel cosiddetto libero mercato. Ma cosa succede in un mercato imperfetto, come quello del Servizio Sanitario Nazionale?

In questo mercato imperfetto operano tre differenti soggetti: quello pubblico, quello privato profit e quello privato no-profit. Di fatto, non hanno le stesse attribuzioni, dal momento che il pubblico eroga prestazioni ma stabilisce il prezzo delle stesse e le eventuali compartecipazioni, esegue i controlli e fornisce le risorse per i rinnovi dei contratti nazionali di lavoro.

Purtroppo il meccanismo che regolamenta la definizione dei prezzi delle prestazioni erogabili in Servizio Sanitario Nazionale è complesso e farraginoso. Soprattutto complicato dalla sovrapposizione esistente tra:

  • le competenze ministeriali (che fissano i prezzi massimi delle prestazioni),
  • i vincoli di legge (il celeberrimo DL 95/2012 che fissa un tetto invalicabile al valore delle prestazioni remunerate agli erogatori privati, sia profit che no-profit),
  • le regole regionali (che definiscono i tariffari di riferimento).

Inoltre mentre l’erogatore privato riceve solo il corrispettivo per le prestazioni eseguite, l’erogatore pubblico riceve anche i finanziamenti per i rinnovi contrattuali oltre che il ripiano delle eventuali perdite.

Qual è la conseguenza di questa situazione? Il “mercato” della Sanità è l’unico in cui le tariffe sono rimaste praticamente invariate.

Se per un imprenditore privato “profit” il tutto si traduce in una pressione sui profitti contenibile, magari, attraverso un potenziamento dell’Offerta Sanitaria Privata, per una struttura privata “no-profit” il rischio è quello di generare buchi di bilancio non colmabili mediante una ricapitalizzazione. 

Cosa accade invece nel settore sociosanitario? In questo caso la tariffa è composta da quote pubbliche, ad esempio la quota sanitaria della retta di una casa di riposo, e da compartecipazioni a carico dell’assistito, ovvero la retta sociale nella stessa casa di riposo.

La prima quota è regolamentata dal pubblico che la corregge al rialzo con notevole parsimonia; la seconda è a carico del cittadino. Ne consegue che la maggior parte degli incrementi tariffari graverà sulle tasche dei cittadini, spostando ancora di più verso l’out of pocket il rapporto tra spesa pubblica e privata per la Sanità.

Come sempre, le situazioni di crisi globale vanno a toccare gli anelli più deboli della catena: i cittadini/pazienti/assistiti e le istituzioni no profit prive di un forte sostegno finanziario alle spalle. E preservare questi elementi deboli dall’impatto di una crisi sicuramente temporanea ma di dimensioni epocali richiede agli organi di governo del Paese competenze non banali per districarsi con tempistiche ragionevoli nei vari sistemi sanitari regionali e nazionali.


Si tratta però di interventi quanto mai necessari, a meno che non dovessimo ritenere che la sanità italiana possa fare a meno delle sue storiche istituzioni no-profit.

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