Il nuovo libro di Fra Luca Beato ripercorre trent’anni di storia di UTA APS e del sostegno agli ospedali di Afagnan e Tanguiéta. A raccontare il presente sono anche le fotografie di Matteo Biatta, tornato in Togo e Benin nel 2026, dodici anni dopo il suo primo reportage.
Nel 2026 UTA – Uniti per Tanguiéta e Afagnan – compie trent’anni.
L’Associazione è stata costituita il 5 settembre 1996, ma il legame di Fra Luca Beato con le missioni africane dei Fatebenefratelli ha radici molto più lontane. Nella prefazione al nuovo libro dedicato all’anniversario, Fra Luca ricorda infatti una collaborazione iniziata oltre sessant’anni fa e i primi rapporti con Fra Fiorenzo Priuli, fino alle esperienze che avrebbero portato, molti anni dopo, alla nascita di UTA. Prefazione 30
Il volume dedicato ai trent’anni si inserisce in un percorso già costruito nel tempo: è il quarto libro sulla storia dell’Associazione, dopo quelli realizzati per il decimo, il ventesimo e il venticinquesimo anniversario.
Il libro ripercorre la storia degli ospedali Saint Jean de Dieu di Afagnan, in Togo, e Tanguiéta, in Benin, la nascita e lo sviluppo di UTA e i numerosi progetti sostenuti dall’Associazione.
In questa nuova edizione Fra Luca ha scelto però di dare particolare spazio anche alle persone che hanno costruito questa storia: i religiosi missionari Fatebenefratelli e i benefattori che negli anni hanno reso possibile il lavoro di UTA. Il volume comprende così un Albo d’oro dei missionari, una Galleria di benefattori e nuovi capitoli dedicati agli anniversari e alle pubblicazioni legate all’Associazione. Prefazione 30
Gli ultimi anni occupano naturalmente uno spazio importante.
Tra i progetti ricordati da Fra Luca ci sono il nuovo Pronto Soccorso dell’Ospedale di Tanguiéta e il progetto della Neonatologia dell’Ospedale di Afagnan: due interventi particolarmente impegnativi che segnano anche il punto di arrivo di questi primi trent’anni di attività. Prefazione 30
Ma un libro che racconta trent’anni non può limitarsi a ricostruire ciò che è stato fatto. Deve anche mostrare come sono cambiati i luoghi, le persone e gli ospedali.
Ed è qui che entra in gioco la fotografia.
Una parte consistente delle nuove immagini pubblicate nel volume è stata realizzata dal fotografo bresciano Matteo Biatta, tornato appositamente in Togo e Benin nel 2026. L’impostazione grafica del libro è invece curata da Laura Taglietti, già autrice delle precedenti edizioni. Prefazione 30
Per Matteo non si trattava del primo incontro con Afagnan e Tanguiéta.
Aveva conosciuto Fra Fiorenzo Priuli nel 2013 e l’anno successivo aveva realizzato il suo primo reportage nei due ospedali. Era poi tornato nel 2017 e nuovamente nel 2026.
Quest’ultimo viaggio gli ha quindi offerto una prospettiva particolare: osservare gli stessi luoghi a dodici anni di distanza.
Nel suo racconto emergono le nuove strutture sanitarie, la presenza e la crescita professionale delle équipe mediche locali, ma anche i cambiamenti intervenuti nella vita attorno agli ospedali. Il confronto tra il 2014 e il 2026 diventa così uno dei fili conduttori del suo lavoro fotografico.
Nell’intervista che accompagna questo articolo, Matteo racconta anche due immagini che considera particolarmente significative.
La prima risale al 2014. È notte nel giardino dell’ospedale di Tanguiéta, sotto gli alberi di mango dove si trovano i familiari dei pazienti ricoverati. Nel buio compaiono le luci dei telefoni cellulari: strumenti che hanno reso possibile comunicare con familiari e amici distanti decine di chilometri.
La seconda fotografia è del 2026. È stata scattata fuori dall’ospedale, presso l’abitazione di una famiglia in condizioni molto povere. Accanto alla casa compare una parabola satellitare.
Due immagini molto diverse, realizzate a dodici anni di distanza, nelle quali Matteo riconosce un elemento comune: il desiderio di comunicare, conoscere e sentirsi parte di un mondo più ampio.
È proprio questo sguardo a dare alle fotografie del libro un valore che va oltre la documentazione dei progetti realizzati.
Le immagini permettono di mettere in relazione passato e presente e di osservare ciò che è cambiato — e ciò che continua a cambiare — nei luoghi nei quali UTA opera da trent’anni.
Con il progetto Poliomielitici e traumatizzati, UTA continua a sostenere le cure dei pazienti che hanno bisogno di interventi, ricovero e assistenza negli ospedali Fatebenefratelli di Tanguiéta e Afagnan.
La poliomielite appartiene alla storia da cui siamo partiti.
I traumi rappresentano una delle sfide di oggi.
Il nostro impegno rimane lo stesso:
aiutare una persona a rimettersi in piedi.
Ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi coniugando l’attenzione al corpo e allo spirito nel rispetto della persona e della sua individualità.
Attraverso la promozione delle opere portiamo il Vangelo nel mondo della sofferenza e del dolore affiancando il paziente come professionisti della salute.
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