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Gestione della Sicurezza della PLV ai tempi del Covid: la lettera dell'Arch. Daniel Tognoli

Per tutte le strutture sanitarie e l’intero SSN, l’emergenza Coronavirus ha rappresentato un rischio quasi impossibile da prevedere. Una gestione pronta e reattiva ha permesso di arginare il caos, generato dalla diffusione del virus, e di coordinare al meglio gli interventi di lavoro per tutta la Provincia Lombardo Veneta.

L’Arch. Daniel Tognoli, Responsabile del Coordinamento del Sistema di Gestione della Sicurezza sul Lavoro, ha condiviso con noi la sua personale esperienza della crisi sanitaria, sintetizzando gli ostacoli e i punti di forza di quei momenti difficili.

Leggi la sua lettera. 

 

Sistema di Gestione della Sicurezza: comprendere il rischio ai tempi del Covid

Nella moderna cultura aziendale la gestione dei rischi assume una rilevanza fondamentale nell’attività imprenditoriale, oggi più che mai caratterizzata da un indissolubile legame con il rischio.

Il “portafoglio rischi” che influenza l’impresa è diventato quindi il driver principale di valutazione delle misure idonee da adottare al fine di tutelare il valore complessivo dell’azienda. Il punto di partenza per l’attivazione e l’implementazione di un Sistema di Gestione della Sicurezza è la comprensione del rischio e delle sue molteplici ripercussioni sull’organizzazione aziendale.

Purtroppo, il rischio di contagio da Covid-19 non era contemplato nel “portafoglio rischi”. Ma una squadra di RSPP (Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione) forti e competenti ha supportato le nostre Case ed ha confermato il valore aggiunto del Nostro SGSL (Sistema Integrato di Gestione della Sicurezza sul lavoro per tutta la PLV).

Sin dai primi giorni di marzo si è costituita un'Unità di Crisi per la gestione dell'emergenza Covid-19 per tutta la Provincia. L'Unità di Crisi, riunita settimanalmente, coordinava gli interventi dei singoli gruppi di Lavoro Covid-19 presenti in ogni Struttura.

La traduzione operativa delle varie unità di crisi, instituite in ogni Struttura e dedicate al Covid, ha permesso di ottemperare a quanto prescritto nel protocollo condiviso nazionale.

 

Lettera del Responsabile Dipartimento di Gestione della Sicurezza sui luoghi di lavoro della PLV

Un sorriso dietro ad una maschera, trapelava dagli occhi dei nostri colleghi. Colleghi che senza tirarsi indietro restavano in corsia giorno e notte, lavorando senza perdere tempo per sconfiggere la malattia.

La nostra priorità era quella di rispondere in maniera organizzata e veloce ad un quotidiano in continua evoluzione. Un quotidiano stravolto da un virus che non ha dato a nessuno il tempo di conoscerlo, valutandone la potenza.

Un virus che ha stravolto in fretta ogni regolare processo valutativo. Processo che, sino ad ora, aveva permesso al nostro sistema integrato di gestione della sicurezza di predisporre adeguate misure di prevenzione.

La parole che affiorano nella mente mentre vi racconto questa esperienza non posso che essere: il tempo, la paura, l’isolamento, la squadra, l’adattabilità, l’attivazione mentale, la precisione, molta concentrazione, le risorse e tanta speranza.

Tempo: non vi era tempo per riflettere, il virus correva veloce e noi dovevamo fermarne la corsa.

Paura: abbiamo storicamente timore di quel che non conosciamo.

Isolamento: dovevamo stare insieme ma non potevamo farlo. Dovevamo identificare il giusto approccio di squadra in risposta all’emergenza ma con una difficoltà in più, quella di dover stare lontani.

Squadra: uniti, in ogni mossa, solo così potevamo agire con efficacia. I supereroi in questa guerra non potevano combattere soli.

Adattabilità: via a ruoli e titoli, ognuno di noi doveva attivarsi per qualunque necessità.

Attivazione mentale: nessun processo era più scontato, tutto poteva essere valutabile ed utile a contenere la diffusione del virus.

Precisione e concentrazione: non potevamo perdere la concentrazione, giorno e notte. Ogni azione doveva essere compiuta con estrema attenzione e precisione.

Risorse: non ci siamo potuti permettere alcuno spreco, in una situazione emergenziale non potevamo ragionare che sull’analisi attenta delle risorse, umane e strumentali, ridotte al minimo e bisognose di un costante supporto.

Speranza: l’unico momento di sollievo era il pensiero che un giorno tutto sarebbe finito, e che tutto prima o poi sarebbe andato bene.

 

Mi piacerebbe chiudere questa lettera con le testimonianze di alcuni colleghi RSSP, che hanno con me affrontato quest’emergenza in un’ottica sistemistica di Gestione della Sicurezza sui luoghi di lavoro per tutta la Provincia:

“Il COVID è arrivato come una meteora in un caldo inverno e ci ha catapultati in una realtà che nessuno di noi avrebbe potuto immaginare. Non è ancora finita, ma abbiamo imparato a conoscerlo ed a contrastarlo.
Cosa è stato più di aiuto? La collaborazione, la conoscenza, la condivisione delle informazioni. Ciascuno ha posato un tassello, piccolo grande, anche a volte solo con una battuta, nei momenti in cui il balcone era diventato il nostro punto di osservazione del mondo.
Caro COVID, non sei invincibile. Se vuoi tornare a settembre ci troverai pronti in prima linea a darti il benvenuto.”
- Ing. Mazzini

 

“Difficoltà e stress ma anche lavoro di squadra, sacrificio e soddisfazioni!
Poche parole per descrivere quanto è successo a partire da fine febbraio. Qualcosa di sconosciuto ci ha colpito duramente, ci ha messo alla prova ma in modo orgoglioso possiamo affermare che tutti, abbiamo collaborato e lavorato, ognuno per il proprio ambito di competenza arrivando a giugno ad avere Strutture Covid Free.
Non è stato assolutamente facile vedere tutti i giorni i nostri colleghi uscire dai reparti Covid e dalle tende con le facce stravolte dalla fatica e dalla stanchezza oppure vedere colleghi colpiti dal virus.
Situazioni spesso al limite dell’inverosimile che, come spesso accade ci portano a riflettere.
Sistematicamente parlando (deformazione professionale), ritengo che si possa vedere questo periodo e questa epidemia sicuramente come un rischio, considerando tutto quello che ha causato e i relativi strascichi, ma anche come un’opportunità: ci ha permesso di avvicinarci alle persone, di prestare maggiore attenzione alle piccole cose di tutti i giorni, come ad esempio il banale ma tanto utile lavaggio delle mani o a come un cenno di saluto, un semplice “ciao come va?”, che possono migliorare le condizioni psicofisiche di chi ci sta attorno.
Pertanto vorrei dire grazie a tutti voi colleghi per essere stati un unico team… uniti si vince!”
- Ing. Andrea Panzeri 

 

“L’epidemia da SARS-CoV-2 è stata ed è una tragedia mondiale che ci ha messo di fronte alle nostre fragilità umane e, nel nostro caso, anche professionali.
Ci siamo trovati improvvisamente dentro un’emergenza sistemica maggiormente insidiosa per il nostro settore, la sanità, con la paura di possibili focolai epidemici e tutte le nefaste conseguenze del caso, che ci hanno attanagliato all’inizio della crisi. Ma la paura si è presto tramutata in coraggio e speranza! Lo scenario era da guerra ed è stato affrontato come tale con l’invio quotidiano di informative, la condivisione di documenti operativi, il coordinamento nell’approvvigionamento dei preziosi DPI anti-Covid, il confronto (e il conforto) di tutti i colleghi del Sistema di Gestione della Sicurezza della PLV. Grande è stata la reattività e l’interazione di tutti i Collaboratori.        
L’esperienza vissuta è stata quindi psicologicamente impegnativa ma anche importante dal punto di vista umano e professionale”.
- Paolo Beacco

 

"Quello che non scorderò saranno i colori dell’arcobaleno che i nostri operatori e pazienti hanno dipinto su di un lenzuolo appeso sul cancello del nostro Istituto.
Quello che non dimenticherò saranno i volti di operatori e colleghi che, seppur nascosti dalle mascherine e stremati da una fatica sia fisica che psicologica, hanno sempre regalato sorrisi ai nostri pazienti.
Quello che ricorderò sarà il suono assordante delle sirene delle ambulanze che, ad ogni ora del giorno e della notte, hanno spezzato infinite volte il cuore di ognuno di noi.
Quello che rimarrà per sempre impresso nella nostra mente e nel nostro cuore saranno le scritte dei bambini “andrà tutto bene”, le bandiere italiane esposte sui nostri balconi, il Santo Padre che cammina solo in una Piazza San Pietro deserta sotto la pioggia battente, le persone che questo terribile virus ha strappato ai propri cari e le immagini strazianti dei carri armati che, in una notte di metà marzo, hanno attraversato la mia amata Bergamo.
Ai lavoratori dell’IRCCS un sentito Grazie perché, senza risparmiarsi, hanno da subito affrontato questa terribile emergenza con grande professionalità ed umanità."
- Dott.ssa Simona Pezza

Grazie, 
Arch. Daniel Tognoli

 

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