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"Alimentiamo la nostra fede e la nostra speranza": il fraterno messaggio del Superiore Generale

A tutti i Confratelli e Collaboratori, membri della Famiglia Ospedaliera di San Giovanni di Dio

Carissimi, ancora una volta mi rivolgo a voi per farvi sentire la vicinanza di tutta la nostra Famiglia e per aggiornarvi sulla situazione delle Case dell’Ordine relativamente alla pandemia da Covid-19, che continua ad avanzare e a diffondersi in quasi tutti i Paesi.

I mezzi di comunicazione ci informano ogni giorno su come si sta propagando la pandemia. Fino ad oggi sono stati registrati oltre settecentomila contagi, trentaquattromila morti e centoquarantanovemila guariti. Gli Stati Uniti sono la nazione che attualmente ha il maggior numero di contagi, ma è in Europa che la pandemia si sta diffondendo con maggior forza e con un numero molto alto di morti, in particolare in Italia e Spagna, seguite da Francia, Germania e da altri Paesi. Purtroppo il virus sta arrivando in tutti i continenti, come già dicevo la settimana scorsa, e pertanto si stanno adottando misure preventive molto restrittive. La Cina è l’unico Paese in cui sembra che il virus stia regredendo, e quindi si stanno allargando le maglie delle misure restrittive. Questa situazione sta provocando una forte crisi sanitaria, della quale non riusciamo ancora a determinare la portata, ma anche una crisi economica e sociale molto grave.

Per quanto riguarda i Centri e le Case dell’Ordine, e tenendo conto delle informazioni di cui disponiamo sino ad oggi, la situazione più preoccupante continua ad essere in Italia e in Spagna, anche se, come ho detto, in tutti i Paesi in cui l’Ordine è presente si stanno verificando casi di Covid-19 e si stanno adottando le misure del caso, o perlomeno così ci auguriamo.

Non ci sono Confratelli contagiati nelle Case dell’Ordine, ad eccezione di un Confratello italiano che è risultato positivo al coronavirus e 14 Confratelli in Spagna, anch’essi risultati positivi. La maggior parte di loro sono in isolamento nelle Comunità, mentre alcuni sono ricoverati in ospedale.

Per quanto riguarda invece i nostri Collaboratori, sebbene non disponiamo di un’informazione precisa di tutte le Province, posso dire che attualmente sono circa 280 quelli che sono risultati positivi. Ciò sta creando delle tensioni in alcuni Centri, a causa soprattutto della mancanza di personale, perché bisogna tenere presente che altri Collaboratori devono essere messi in quarantena per essere stati a contatto con una persona positiva al virus.

Un certo numero di pazienti sono morti nelle nostre Case a causa del Covid-19, soprattutto in alcuni ospedali che, su richiesta delle Amministrazioni pubbliche, stanno assistendo malati con il coronavirus. Relativamente ai Confratelli, sono due quelli che sono morti: uno di 97 anni, come vi avevo già detto la scorsa settimana, e l’altro di 88. La morte degli altri Confratelli di qualche giorno fa non è da addebitarsi al virus. Sono stato poi informato della morte di un Collaboratore italiano, che era in congedo dal lavoro, e che risulta essere l’unico.

Mi rivolgo nuovamente ai Confratelli e ai Collaboratori che in questi giorni stanno dando il meglio di sé per assistere i malati e i loro familiari, nella lotta contro questa pandemia. Sappiamo che lo state facendo in condizioni molto difficili, soprattutto nei Paesi più colpiti, per la scarsità di materiale e per il numero elevato di malati che arrivano negli ospedali. Ancora una volta vi diciamo: grazie! San Giovanni di Dio vi sostiene e vi accompagna con la sua presenza e la sua intercessione.

Lo scorso venerdì, 27 marzo, Papa Francesco ha presieduto un momento straordinario di preghiera, in una piazza San Pietro deserta. Da qui ha impartito la benedizione urbi et orbi a motivo di questa pandemia. Dopo aver letto un brano del vangelo di San Marco, ha pronunciato delle parole veramente profonde ed illuminanti. Riporto soltanto alcuni paragrafi, per la nostra Famiglia di San Giovanni di Dio:

“La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che ci alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». L’inizio della fede è saperci bisognosi di salvezza. Non siamo autosufficienti, da soli; da soli affondiamo: abbiamo bisogno del Signore come gli antichi naviganti delle stelle. Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Consegniamogli le nostre paure, perché Lui le vinca. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte. Egli porta il sereno nelle nostre tempeste, perché con Dio la vita non muore mai.

Abbracciare la sua croce significa trovare il coraggio di abbracciare tutte le contrarietà del tempo presente, abbandonando per un momento il nostro affanno di onnipotenza e di possesso per dare spazio alla creatività che solo lo Spirito è capace di suscitare. Significa trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, di solidarietà. Nella sua croce siamo stati salvati per accogliere la speranza e lasciare che sia essa a rafforzare e sostenere tutte le misure e le strade possibili che ci possono aiutare a custodirci e custodire. Abbracciare il Signore per abbracciare la speranza: ecco la forza della fede, che libera dalla paura e dà speranza.

«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Cari fratelli e sorelle, da questo luogo, che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al Signore, per intercessione della Madonna, salute del suo popolo, stella del mare in tempesta. Da questo colonnato che abbraccia Roma e il mondo scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la benedizione di Dio. Signore, benedici il mondo, dona salute ai corpi e conforto ai cuori. Ci chiedi di non avere paura. Ma la nostra fede è debole e siamo timorosi. Però Tu, Signore, non lasciarci in balia della tempesta. Ripeti ancora: «Voi non abbiate paura» (Mt 28,5). E noi, insieme a Pietro, «gettiamo in Te ogni preoccupazione, perché Tu hai cura di noi» (cfr 1 Pt 5,7).

Ringrazio i Superiori Provinciali per le informazioni che ci stanno inviando, e li invito a continuare a farlo.

La situazione è molto difficile, e non sappiamo fino a quando durerà. Come ci dice Papa Francesco, non dobbiamo avere paura, alimentiamo la nostra fede e la nostra speranza nel Signore, mettiamo al servizio dei malati e di quanti si trovano nel bisogno il meglio di noi, l’ospitalità, così come da sempre hanno fatto i nostri Confratelli, e seguendo l’esempio del Fondatore, San Giovanni di Dio. Aiutiamoci tra di noi nelle Case, tra Case di una stessa Provincia, e tra Province della Regione di appartenenza. La soluzione a questo problema non è individuale, dobbiamo cercarla tutti insieme, collaborando e mettendo ciò che abbiamo al servizio degli altri. E’ anche il momento di lottare in rete contro questa pandemia. Nessuno tenga niente per sé, di fronte alle necessità degli altri.

Preghiamo gli uni per gli altri, e tutti preghiamo per il mondo intero, specialmente per quanti stanno patendo grandi sofferenze a causa di questa epidemia. Affidiamo al Signore i nostri Confratelli, Collaboratori e familiari che sono morti, e quanti sono rimasti colpiti dal virus.

Vi saluto fraternamente in San Giovanni di Dio.

Fra Jesús Etayo,
O.H. Superiore Generale

firma Superiore Generale

 

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