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Qual è il senso della vita: come trovare uno scopo alla propria esistenza

Quale valore ha la mia vita? Sono frutto del caso o di una volontà provvidenziale? Che cosa fare per rendere ricca di significato la mia esistenza? Questi sono solo alcuni degli interrogativi che nel corso della vita affiorano nella mente di ciascuno di noi e ci consentono di aprirci ad un nuovo cammino.

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Il senso della vita: qual è?

Qual è il senso della vita? Esiste uno scopo? Spesso si avverte una nostalgia interiore, di una vita che deve trovare ancora un perché e uno scopo: sono domande comuni alle quali ognuno tenta di dare una risposta, seppure personale e unica, e trovare così la sua strada, il suo percorso da seguire.

Ogni uomo è, infatti, unico e irripetibile e la sua vita ha un valore immensamente grande. Nei testi sacri si legge della “vita eterna”, ma cosa significa questa espressione? Si riferisce esclusivamente al raggiungimento dell’esistenza ultraterrena? No, è questo e molto di più: indica una volontà di vivere che riflette ciò che Dio ha pensato per ciascuno di noi: una vita intensa e piena.

Ognuno di noi avverte infatti il bisogno di raggiungere una pienezza di vita, un traguardo alto. Nella fede cristiana questo culmine trova corrispondenza nella santità. Non si riferisce però ad una santità per pochi, ma ad un modo sincero di vivere l'ordinaria esistenza cristiana: una santità che guarda alle persone che hanno una vita fatta di cose semplici, ma piene di devozione, generosità e fratellanza verso l’altro, ovvero che costituiscono la struttura stessa dell'esistenza di tutti noi.

 

Il valore della vita: un’esistenza con uno scopo

Secondo la fede cristiana la vita, che sempre protende verso il Signore come suo termine ultimo, racchiude in sé un valore e una dignità altissima. Per lo spirito che lo anima ogni uomo è dotato di quelle qualità intellettive, di volontà e di cuore, che gli consentono di realizzare il progetto che il Signore ha pensato per lui.

Nel Vangelo secondo Marco, c’è un passo significativo: un giorno un giovane ricco ferma Gesù in cammino con i suoi discepoli e gli chiede: “Che cosa devo fare per avere la vita eterna?”. Come il ragazzo, anche noi attraversiamo momenti di confusione e di turbamento, che ci portano ad aspirare ad una vita più soddisfacente, ad un’esistenza con uno scopo.

La risposta di Gesù fu chiara: abbandonare le ricchezze e seguirlo. Restava al giovane la scelta di perseguire il cammino, ma non ne ebbe il coraggio. Senza calcolo, senza timore, ma con disinteresse e fiducia nel Signore: solo in questo modo è possibile comprendere quale significato ha la nostra vita. Soltanto non mettendo al centro noi stessi, ma essendo pronti ed aperti ad ascoltare ciò che Dio ha riservato per noi, potremo comprendere il senso autentico dell’esistenza.

Chi vive chiuso in sé stesso e nella schiavitù delle cose materiali di questo mondo non potrà mai comprendere il valore della propria esistenza e vivere appieno la grandiosità e la bellezza di quel dono divino, che è la vita.

 

Trovare la propria strada: essere aperti ed in ascolto

Trovare una risposta non è un compito facile: alcuni rinunciano a trovare una soluzione ai loro quesiti, altri invece continuano ad impegnarsi per trovare la verità.

Come si può capire qual è la propria strada? Dobbiamo prima di tutto avere fiducia in noi stessi e in Dio, soprattutto nei momenti di sconforto e dubbio. Ricorda che il Signore chiama ogni persona che viene nel mondo: Egli ha per ognuno di noi un piano, un disegno ben chiaro per condurci alla piena realizzazione della nostra vita.

Nella Parola del Signore leggiamo: “Tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo… Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome” (Isaia 43:4). Questo progetto è quindi espressione irripetibile dell’amore di Dio, che sentiamo interiormente se siamo aperti all’ascolto.

Senza dubbio questo richiede impegno e sacrifici, ma la ricompensa che ci attende vale bene ogni sforzo: la consapevolezza della propria esistenza e di aver preso parte con le proprie azioni, con il proprio operato a qualcosa di più ampio di noi.

 

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