Ci sono eventi che riescono a intrecciare sensibilità e innovazione, fragilità e bellezza, in una trama sottile e resistente. Il Festival Fili Sottili – Arte, Salute e Inclusione, in programma dall’8 al 10 maggio nei comuni di Cirié e Lanzo Torinese, è uno di questi. Organizzato da Lunathica, da sempre attento al rapporto tra teatro e inclusione, il festival nasce per raccontare la disabilità e il disagio psichico attraverso i linguaggi dell’arte, del teatro, della riflessione pubblica e dell’incontro con la comunità.
Con entusiasmo, anche la REMS Anton Martin dei Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese prende parte a questa prima edizione, portando il proprio contributo in tre momenti significativi, capaci di raccontare, senza filtri, l’umanità che vive dentro e attorno a una struttura psichiatrica riabilitativa.
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Il primo appuntamento si intitola “Luci e Ombre”, e già dal nome suggerisce la natura duplice, a tratti poetica, della mostra che sarà allestita nella suggestiva cornice di Villa Remmert. I visitatori avranno l’opportunità di vivere un’esperienza immersiva, nata dall’intreccio di due laboratori — uno di arteterapia, l’altro teatrale — condotti all’interno della nostra REMS (Struttura riabilitativa per pazienti psichiatrici autori di reato).
Parole e immagini si fonderanno in un percorso emotivo che racconta la quotidianità dei pazienti, fatta di gesti, pensieri e sogni, ma anche di difficoltà, silenzi e resistenze. Non si tratta di una semplice esposizione: a ciascun visitatore verrà chiesto di lasciare una traccia — un pensiero, un disegno, un’emozione. Tutti questi contributi andranno a comporre un quadro collettivo, che sarà poi restituito agli ospiti della REMS, in un gesto simbolico di dialogo tra il dentro e il fuori, tra chi cura e chi è curato, tra chi osserva e chi si lascia guardare.
Un secondo momento vede la REMS coinvolta nell’ambito dell’iniziativa teatrale "4 Studi x 4 Spettacoli", che porta in scena quattro visioni diverse del fare teatro, ciascuna espressione di un linguaggio unico, ma tutte unite dallo stesso intento: abbattere barriere, costruire ponti.
Giovedì 8 maggio, a Lanzo, e sabato 10 a Cirié, il pubblico assisterà a brevi estratti teatrali seguiti da un confronto aperto con i registi e gli attori. La nostra REMS presenterà "È sempre colpa del maggiordomo", una pièce ironica e dissacrante, diretta da Gaia Contrafatto, che smonta luoghi comuni e pregiudizi con leggerezza e intelligenza.
Partecipare a questo progetto per gli ospiti della REMS non significa solo calcare un palcoscenico, ma mettersi in gioco, abitare uno spazio simbolico dove le etichette si sciolgono, lasciando spazio alla relazione e all’espressione. È teatro sociale, sì, ma prima ancora è un’esperienza trasformativa che restituisce voce a chi troppo spesso è messo ai margini.
Il terzo appuntamento che vede coinvolta la REMS è la conferenza "Le radici invisibili della salute mentale", in programma sabato 10 maggio alle ore 16 a Cirié. Un’occasione importante di confronto, riflessione e testimonianza, promossa dal Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL TO4, con la partecipazione di figure di primo piano del panorama nazionale: tra gli altri, il dottor Fabrizio Starace, il direttore dell’ASL TO4 Luigi Vercellino e la direttrice del DSM Silvana Lerda.
All’interno di questo contesto, i Fatebenefratelli porteranno il progetto “Sostare in Comunità”, esempio concreto di come il tempo e lo spazio possano diventare risorse terapeutiche, e non solo contenitive, per persone con vissuti psichici complessi. Un progetto che parla di cura non come controllo, ma come presenza, ascolto e relazione.
l valore della partecipazione al Festival Fili Sottili va ben oltre il contributo artistico o scientifico. Per la REMS di San Maurizio, è un modo per uscire dalla logica dell’isolamento e affermare con forza che la salute mentale è un fatto collettivo. Che ogni persona, con la propria storia, è parte integrante del tessuto sociale. Che l’inclusione non è un premio da concedere, ma un diritto da riconoscere.
Scegliere di aderire a iniziative come questa significa continuare a coltivare una visione della cura che si fonda sulla dignità della persona, sul rispetto delle sue potenzialità, sull’apertura verso il mondo. Ed è con questo spirito che i nostri operatori e ospiti vivranno questi tre giorni: non come spettatori passivi, ma come protagonisti di una narrazione corale, fatta di fragilità, ma anche di speranza, talento e creatività.
Come ha scritto Cristiano Falcomer, direttore artistico del festival, Fili Sottili è prima di tutto “un’opportunità per costruire tutti insieme qualcosa che abbia un valore e una rilevanza per la collettività”. Ed è proprio ciò che accade quando le istituzioni, le comunità terapeutiche, i professionisti e i cittadini decidono di ritrovarsi attorno a un’idea condivisa: che il benessere psicologico passa anche dalla bellezza, dalla partecipazione, dalla cultura.
Il nostro grazie va dunque agli organizzatori, alle realtà coinvolte e a tutti coloro che renderanno possibile questo incontro. Perché ogni filo, anche il più sottile, se intrecciato con cura, può contribuire a tessere una trama più forte e accogliente per tutti.
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