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Le sfide e il ruolo della Sanità Cattolica: la parola al nostro Direttore Generale

21 ottobre 2022

Spada_DG_2Gli Ordini Ospedalieri no profit di vocazione Cattolica rappresentano un’importante risorsa per il nostro Sistema Sanitario. Nonostante questo, essi sono ancora chiamati ad affrontare molteplici complessità per poter operare all’interno del territorio italiano, l’ultima delle quali è stata introdotta con la Riforma del Terzo Settore.

In questo articolo proponiamo alcune riflessioni di Nicola Spada, Direttore Generale della Provincia Lombardo-Veneta dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio – Fatebenefratelli e Presidente ARIS Lombardia.

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La Sanità Cattolica: l’assistenza offerta in Italia

La Sanità di ispirazione Cattolica rappresenta un’importante risorsa per il nostro Paese. Si stima, infatti, che quest’ultima pesi circa il 7% dell’intera offerta nazionale nel settore.

Ma non solo: la Sanità Cattolica vanta una presenza più che significativa in tutte le regioni italiane e in tutti i settori di offerta, dall’ospedalità per acuti a quella riabilitativa, dalla residenzialità psichiatrica a quella per anziani non autosufficienti, con associazioni di rappresentanza già presenti e strutturate sia a livello nazionale che territoriale.

Accade però spesso che questa Sanità balzi agli onori delle cronache principalmente per i suoi fallimenti, come le strutture che chiudono vendendo al privato o che abbandonano il campo. Specialmente in questi ultimi due anni, a seguito della crisi pandemica, si sono affrontate diverse difficoltà” afferma il Direttore Spada.

 

Il ruolo e il funzionamento delle imprese del terzo settore

“Gli effetti del Covid-19 hanno riaperto l’annoso dibattito riguardo la necessità di avere un Servizio Sanitario Nazionale che sia adeguato ai bisogni dei cittadini” spiega il Direttore Nicola Spada.

Sotto la lente d’ingrandimento di buona parte della stampa è finita la cosiddetta “Sanità Privata”, accusata di generare profitti a discapito dei malati e dei propri assistiti, di eseguire solo gli interventi remunerativi lasciando gli altri agli ospedali pubblici, e di aver spogliato la sanità territoriale lasciando esposto il Paese al dramma della Pandemia.

Per comprendere le radici di tale accusa, va innanzitutto sottolineato che il termine “Sanità Privata” fa riferimento in realtà a un mondo estremamente vasto e non omogeneo. Di conseguenza, alla semplice distinzione tra “pubblico” e “privato” andrebbe sostituita quella più complessa tra:

  • Primo settore: che si riferisce al settore pubblico;
  • Secondo settore: il settore commerciale, profit-oriented;
  • Terzo settore: che riguarda il mondo del no profit, e che comprende una molteplicità di enti: dalle fondazioni Onlus alle imprese sociali, dalle associazioni di volontariato alle cooperative sociali.

Questa distinzione smonta in buona parte l’accusa sopra citata, poiché evidenzia che le imprese del terzo settore, in tutte le loro accezioni, non sono votate al profitto e, laddove lo generano, lo reinvestono nella propria attività” approfondisce il Direttore.

Inoltre, chi opera in questo settore si occupa di malattie rare, di pazienti con doppia diagnosi, di “periferie della cura” delle quali non si occupano altre istituzioni. Risulta quindi chiaro che assai raramente gli enti del terzo settore operano all’interno di grandi strutture monolitiche, preferendo invece il contatto diretto con i propri assistiti.

 

La necessità di una sana concorrenza nel settore della Salute

Il Direttore Spada si interroga poi sul perché nascano questo tipo di equivoci, e sostiene: “A tal proposito, un elemento critico riguarda il fatto che, come già anticipato, nel mondo della Salute operano tre “giocatori” (il primo, il secondo ed il terzo settore), dove tuttavia il terzo settore tende ad essere svantaggiato, e rischia in molti casi di perdere”.

Perché ciò avviene? Al contrario del settore pubblico, agli enti no profit non vengono date le risorse per coprire eventuali costi aggiuntivi che possono sopraggiungere. Di conseguenza, la pressione dei costi combinata con tariffe ferme da anni finisce col compromettere i bilanci delle aziende.

Sarebbe invece importante chiedersi quante risorse, come ospedali, case di comunità, presidi ambulatoriali, si potrebbero garantire se tra il pubblico e il privato si instaurasse una vera e costruttiva concorrenza.

In ogni sistema economico, infatti, una sana concorrenza è garanzia di efficienza nei processi produttivi.

“Il fatto che nel settore in oggetto si tocchi una materia così delicata come la salute dovrebbe quindi convincerci a rivolgere ogni sforzo nella direzione di una sana e perfetta concorrenza” conclude Nicola Spada.

 

Le novità introdotte con la Riforma del Terzo Settore

Chiarito, dunque, il ruolo degli Enti del Terzo Settore, va poi sottolineato che a partire dal 2017 è stata introdotta la Riforma del Terzo Settore, che ha portato ulteriori cambiamenti in un panorama già di per sé complesso. Da alcuni anni, infatti, la Provincia Lombardo-Veneta, al pari di molti Enti Ecclesiastici, ha avviato un difficile percorso di adeguamento organizzativo legato alla riforma del Terzo Settore (D.Lgs 117/17).

In particolare, tale riforma ha portato alla nascita del RUNTS, il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, e prevede la concessione da parte dello Stato italiano di alcuni vantaggi fiscali e del riconoscimento del ruolo per chiunque si iscriva a tale registro fregiandosi dell’appellativo “senza fine di lucro”.

Per poter entrare all'interno di questa ristretta élite vanno soddisfatti alcuni requisiti, in parte societari e di scopo, altri prevalentemente organizzativi, oggi oggetto di “autodichiarazioni” che in futuro verranno opportunamente verificate da appositi sistemi di controllo.

Ma perché, allora, parliamo di “difficile percorso di adeguamento”? Perché la Riforma del Terzo Settore ha introdotto alcune problematiche per gli Enti Ecclesiastici che operano nella sanità.

Un Ente Ecclesiastico, infatti, nasce per definizione sulla base di un editto del Vaticano e diventa “civilmente riconosciuto” in Italia mediante la sua iscrizione al Registro delle Imprese della Prefettura territorialmente competente.

“Di conseguenza, e qui si evidenzia il problema, l’Ente Ecclesiastico non può che avere una finalità ultima legata al culto ed alla religione, che può poi eventualmente, ma non necessariamente, tradursi sul territorio italiano nell’avvio di una attività sanitaria, di istruzione, sociale” spiega il Direttore.

Ne consegue che nessun Ente Ecclesiastico potrà mai fregiarsi del titolo di Ente del Terzo Settore, giacché religione e culto non sono considerati attività di interesse generale per lo Stato italiano. Tali Enti potranno quindi iscrivere al RUNTS soltanto il “ramo d’impresa” dedicato a svolgere attività di interesse generale.

Diventa così evidente come la riforma del Terzo Settore abbia creato molteplici difficoltà per gli Enti Ecclesiastici operanti in sanità. La Provincia Lombardo-Veneta sta pertanto affrontando questa sfida, impegnandosi a lavorare non solo per se stessa ma anche per una moltitudine di Enti grandi e piccoli in attesa di vedere concretizzarsi un percorso certo e privo di rischi.

 

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