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Terapia Intensiva aperta: un grande esempio italiano

Numerosi dati della letteratura scientifica suggeriscono che la liberalizzazione dell’accesso alla Terapia Intensiva per familiari e visitatori non solo non è in alcun modo pericolosa per i pazienti, ma è anzi benefica sia per le famiglie sia per il paziente, poiché permette di ridurre in modo significativo le complicanze cardio-vascolari e gli indici ormonali di stress.

Il libero accesso nei reparti di Terapia Intensiva migliora la qualità del ricovero dei pazienti e facilita l’instaurarsi di un rapporto di fiducia tra la famiglia e i medici.

Questi sono i motivi principali per cui tutta l’équipe della Terapia Intensiva e, in particolare il gruppo operativo costituito dalla Coordinatrice Infermieristica Rosi Votta insieme agli infermieri Nadia Lanza, Angelo Urso, Cristina Croci, Elisa Biffi, Barbara Ciceri e con i professionisti medici Alexia Magatti e Paola Caruso, coordinati dal direttore dell’Unità Operativa Luca Guatteri, hanno costituito presso il nostro ospedale “Sacra Famiglia di Erba” la Terapia Intensiva aperta.
Ma come si è arrivati alla Terapia Intensiva Aperta?

 

Le Aree Critiche: reparti in cui era negato l’accesso ai familiari

Il percorso di “umanizzazione delle cure”, intrapreso negli ultimi anni dagli operatori sanitari e dall’opinione pubblica in generale, interessa soprattutto quelle aree di cura all’interno degli ospedali definite Aree Critiche. I pazienti che afferiscono a questi reparti sono i più gravi e spesso sono in condizione di non poter temporaneamente esprimere a parole le proprie paure e ansie. Lo stesso si può certamente affermare per i loro familiari e amici. Questi disordini psicologici ricadono all’interno di una sindrome definita “Sindrome post-traumatica da stress” (Post Traumatic Stress Disorder o  PTSD).

In passato, queste aree di cura erano considerate zone inviolabili e non accessibili per coloro che non fossero medici o professionisti del settore. La presenza dei familiari o degli amici dei pazienti era ritenuta addirittura dannosa per il maggior rischio di infezioni che sarebbero potute derivarne o dall’aumento del livello di stress indotto dalla presenza di persone care.

Le conoscenze attuali, confermate da studi scientifici Internazionali, ci dicono che è l’esatto opposto: la presenza costante e discreta di un familiare o di un amico, ha un effetto benefico riducendo gli “ormoni dello stress” ed è altrettanto noto da tempo che l’incidenza delle gravi infezioni contratte negli ospedali non abbia nulla a che vedere con la presenza o meno dei visitatori.

 

La nascita della Terapia Intensiva aperta

Da qualche anno, quindi, si è fatto strada il concetto di Terapia Intensiva aperta. «La Terapia Intensiva aperta può essere definita come la struttura di cure intensive dove uno degli obiettivi dell’équipe è una razionale riduzione o abolizione di tutte le limitazioni non motivatamente necessarie poste a livello temporale, fisico e relazionale» afferma il dottor Sergio Livigni, Direttore della Struttura Complessa del reparto Anestesia e Rianimazione dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Un lungo processo di formazione e informazione ha portato la realtà dei Fatebenefratelli ad entrare in contatto con altre realtà ospedaliere in cui le Terapie Intensive erano aperte: ascoltando le testimonianze dei colleghi che vi lavorano e quelle dei parenti e dei pazienti ricoverati, è stato possibile studiare il loro modello organizzativo e adattarlo alla nostra realtà, con il sostegno e l’appoggio incondizionato della Direzione ospedaliera nelle figure di fra Guido Zorzi, dell’ing. Paola Camponero e del dott. Enrico Cabrini.

Dall’8 marzo 2018, festa di San Giovanni di Dio - Santo Patrono dell’Ordine dei Fatebenefratelli che fece dell’accoglienza verso i malati la propria missione di vita - la Terapia Intensiva dell’Ospedale “Sacra Famiglia di Erba” è diventata una Terapia Intensiva aperta.

Rispettando le poche regole necessarie per tutelare la salute e la privacy dei pazienti ricoverati, i familiari o gli amici delle persone ricoverate possono stare loro accanto senza interruzione di orario, aiutandole ad affrontare le ansie e le paure che derivano dal ricovero e agevolando noi componenti dell’équipe medico-infermieristica a curare meglio i loro cari.

In conclusione, la Terapia Intensiva aperta dell’Ospedale “Sacra Famiglia di Erba” è un esempio di come i Fatebenefratelli mettono in pratica uno dei principi cardine dell’Ordine: l’umanizzazione delle cure, che consiste nel “far sì che tutti gli operatori sanitari lavorino per il malato e con il malato, impiegando i migliori mezzi tecnici a servizio della persona assistita”, come si legge nella Carta d’Identità dell’Ordine. 

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