La storia di SOUA Sylvie all’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta
Ci sono storie che aiutano a capire cosa significa, concretamente, prendersi cura.
Non perché siano eccezionali, ma perché mostrano come un sistema sanitario funzionante, anche in un contesto complesso, possa cambiare un destino che sembrava già segnato.
La storia della piccola SOUA Sylvie inizia così.
La madre, 26 anni, viene inizialmente accolta presso il Centro Sanitario di Taïacou, nel comune di Tanguiéta, in Benin. Le condizioni cliniche però sono gravi: le visite prenatali non sono state seguite in modo adeguato e la situazione evolve rapidamente. Per questo viene disposto il trasferimento all’Ospedale Saint Jean de Dieu di Tanguiéta.
È il 7 novembre 2025 quando la donna arriva in ospedale e viene presa in carico dall’équipe di turno. Il quadro è critico, per la madre e per il bambino. La decisione è immediata: taglio cesareo d’urgenza, unica possibilità per salvare entrambe le vite.
L’intervento riesce. La madre è salva.
La neonata, però, nasce con un peso molto basso e con complicazioni che rendono necessario un ricovero immediato in neonatologia.
SOUA Sylvie viene accolta nel percorso di marsupio terapia, un approccio clinico che si è dimostrato fondamentale per i neonati prematuri e sottopeso. Il contatto diretto “pelle a pelle” con la madre, mantenuto in modo continuativo, permette al neonato di beneficiare del calore corporeo, stabilizzare le funzioni vitali e avviare un percorso di crescita.
Durante tutto il periodo di degenza, la madre resta parte attiva del percorso di cura. Come tutti i pazienti ricoverati nella struttura, riceve tre pasti al giorno, un supporto essenziale che permette di affrontare il ricovero in condizioni di maggiore sicurezza e dignità.
Il lavoro dell’équipe sanitaria non si limita all’ospedale. Alla dimissione, il servizio sociale, insieme a un’infermiera della neonatologia, organizza visite domiciliari per monitorare nel tempo lo stato di salute della madre e della bambina. È una prassi consolidata dell’ospedale: la cura non si interrompe con l’uscita dal reparto.
Durante il ricovero ci sono stati momenti difficili. Fasi in cui nemmeno il personale sanitario osava più nutrire speranze concrete sulla sopravvivenza della neonata. Eppure, giorno dopo giorno, il quadro clinico migliora.
SOUA Sylvie sopravvive.
E cresce.
Qualche tempo dopo, la madre, la nonna e la bambina tornano a Tanguiéta. Non per una visita medica, ma per ringraziare. La piccola è in buona salute. La nonna esprime la sua gratitudine al responsabile dell’ospedale e a tutte le persone che rendono possibile il funzionamento della struttura.
Questa non è solo una storia a lieto fine.
È il racconto di un metodo di lavoro: presa in carico tempestiva, competenze cliniche, attenzione alla persona, continuità assistenziale.
È questo che UTA sostiene da anni: non interventi isolati, ma strutture sanitarie capaci di accompagnare le persone lungo tutto il percorso di cura, soprattutto nei momenti più fragili, come la nascita.
Sostenere la neonatologia significa rafforzare un sistema di cura che accompagna madri e bambini nei momenti più delicati.
Ci dedichiamo per missione ai malati e ai bisognosi coniugando l’attenzione al corpo e allo spirito nel rispetto della persona e della sua individualità.
Attraverso la promozione delle opere portiamo il Vangelo nel mondo della sofferenza e del dolore affiancando il paziente come professionisti della salute.
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