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IRCCS Fatebenefratelli in prima linea per la salute mentale: i progetti di Ricerca

12 ottobre 2021

I giovani e la gestione delle emozioni, l'impatto del Covid sul benessere psicofisico degli Italiani, il Disturbo Borderline di Personalità, la possibile correlazione tra eventi traumatici e risposte metaboliche: ecco alcuni dei progetti dell'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, unico Istituto di Ricerca in Italia che ha come area di riconoscimento la psichiatria.

Scopri i principali studi in ambito di salute mentale della nostra Struttura bresciana:  
1. La salute mentale passa (anche) dalla capacità di regolare le proprie emozioni
2. Monitorare la fiducia per un’efficace risposta al Covid
3. L’IRCCS in prima linea sul Disturbo Borderline di Personalità, tra ricerca e clinica
4. Gravi eventi stressanti e biomarcatori associati al metabolismo del glucosio: una possibile associazione?

 
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La salute mentale passa (anche) dalla capacità di regolare le proprie emozioni

L’adolescenza è un periodo chiave poiché la gran parte delle malattie mentali esordisce entro i 25 anni: da diversi anni ormai, l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia ha rivolto alla popolazione giovanile progetti di ricerca e interventi clinici con l’obiettivo di identificare quanto prima segnali di disagio e offrire risposte terapeutiche tempestive.

La disregolazione emotiva è una tematica oggetto di attenzione dei nostri ricercatori: si tratta di una dimensione di particolare interesse, essendo presente in diversi quadri psicopatologici, tra cui il Disturbo Borderline di Personalità. Di cosa si tratta? La disregolazione emotiva è la difficoltà a controllare le proprie emozioni con conseguenze negative in termini di sofferenza psicologica, impulsività e uso di strategie disfunzionali nella gestione degli stati emotivi.

Dott.ssa Rossi: disregolazione emotiva

All’interno dell’Unità di Ricerca di Psichiatria dell’IRCCS bresciano è stato condotto uno studio, coordinato dalla Dott.ssa Rossi, su un campione di studenti bresciani delle scuole secondarie superiori, che ha esplorato la relazione fra la gravità della disregolazione emotiva, la presenza di comportamenti disadattivi, precedenti esperienze traumatiche infantili, sintomi ansiosi e depressivi e tratti della personalità riferibili a Disturbo Borderline di Personalità.

Ciò che è emerso dallo studio” – specifica la ricercatrice – “è che la presenza di alcuni tratti di personalità associati alla diagnosi di Disturbo Borderline di Personalità sono risultati essere correlati alla presenza di comportamenti disadattivi, quali autolesionismo e binge-eating. Ma il dato di particolare interesse, è che la disregolazione emotiva, i sintomi ansiosi e depressivi, sono dei mediatori di questa relazione”. Questi risultati sottolineano l’importanza di concentrarsi su interventi rivolti alla prevenzione e tempestiva cura dei giovani con sintomi internalizzanti e disregolazione emotiva così da ridurre il rischio di sviluppare forme più gravi di psicopatologia in età adulta.

 

 

 

Monitorare la fiducia per un’efficace risposta al Covid

In risposta alle conseguenze psicosociale della pandemia, l’IRCCS Fatebenefratelli ha contribuito per arricchire le conoscenze sull’impatto del Covid-19 sul benessere dei cittadini italiani. Promosso dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Istituto bresciano ha preso parte ad un progetto di ampio respiro: “Monitorare la conoscenza, la percezione del rischio, i comportamenti preventivi e la fiducia (‘trust’) per un’efficace risposta alla pandemia”.

Lo studio, guidato dal Dott. de Girolamo, dalla Dott.ssa Candini e dalla Dott.ssa Zarbo, ha coinvolto un campione rappresentativo dell’intera popolazione italiana comprendente 10.013 persone in età compresa tra 18 e 70 anni, a cui è stato chiesto di compilare online un questionario sviluppato dall’OMS e commissionato a Doxa, nota società di ricerche sociali e di mercato.

Per approfondire, leggi l’articolo "Il Covid mina la fiducia? L'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia e il progetto OMS Covid".

 

 

L’IRCCS in prima linea sul Disturbo Borderline di Personalità, tra ricerca e clinica

Analizzare i possibili marcatori biologici del Disturbo Borderline di Personalità e di risposta al trattamento e testare l’efficacia di alcuni modelli di psicoterapia altamente specialistici: in Istituto sono in corso diversi studi coordinati dall’Unità di Ricerca di Psichiatria e in collaborazione con le altre realtà della Struttura.

Disturbo Borderline di Personalità
Tra questi, si è da poco concluso un trial clinico, uno dei pochi al mondo a valutare gli effetti della psicoterapia sugli aspetti clinici che sul funzionamento cerebrale. In più da alcuni anni è stato attivato un percorso per familiari con il modello Family Connections, nell’ambito dell’Associazione NEA-BPD, la più importante associazione mondiale sul Disturbo Borderline di Personalità (DBP).

In ultimo, è da poco partita una sperimentazione farmacologica, che coinvolge numerosi centri in tutto il mondo, per valutare l’efficacia di un nuovo farmaco, il primo ad avere l’indicazione specifica per questo disturbo, cambiando di fatto lo scenario dei trattamenti.

Presso il Laboratorio di Neurofisiologia dell’IRCCS Fatebenefratelli, in collaborazione con l’Unità di Psichiatria, è in corso un progetto finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito dei “Starting grant” che premiano i lavori di giovani ricercatori. Coordinato dalla Dott.ssa Agnese Zazio lo studio ha l’obiettivo di valutare il funzionamento dei meccanismi di connettività e di plasticità cerebrale nel DBP: l’analisi si concentra sul sistema dei neuroni specchio, coinvolti nelle abilità empatiche di comprensione dei sentimenti altrui, che possono risultare compromesse in questi pazienti.

 

 

 

Gravi eventi stressanti e biomarcatori associati al metabolismo del glucosio: una possibile associazione?

Recenti studi hanno dimostrato che gli eventi traumatici, vissuti nell’infanzia o nell’età adulta, sono in grado di aumentare il rischio di sviluppare diverse patologie, comprese quelle cardiovascolari e metaboliche, determinando un progressivo aumento dell’insulino-resistenza e dell’adiposità a livello centrale.

Dott.ssa Anna Cattaneo“Sulla base di queste evidenze – spiega la Dott.ssa Cattaneo, responsabile Laboratorio Psichiatria Biologica – abbiamo recentemente indagato se un’esposizione ad eventi stressanti e traumatici in due diversi periodi della vita, cioè nell’infanzia e nell’età adulta, potesse essere associata ad alterazioni metaboliche in soggetti di controllo adulti, suddivisi in 4 categorie: non esposti a traumi infantili, esposti solo a traumi infantili, esposti solo ad eventi stressanti gravi nell’età adulta ed esposti ad entrambi”.

I risultati hanno suggerito che i traumi infantili potrebbero agire come un “primo colpo” nel determinare un’iniziale alterazione nei livelli di insulina secreti, che potrebbero potenzialmente tornare ad un livello basale e fisiologico: tuttavia, un’ulteriore esposizione ad eventi stressanti gravi più avanti negli anni potrebbe agire come un “secondo colpo”, determinando una ancora più alterata risposta metabolica.

Nella pratica clinica, risulta quindi importante stabilire la presenza di avversità vissute sia nell'infanzia che nell'età adulta attraverso un'accurata anamnesi, anche quando il soggetto non presenta sintomi psicologici: si potrebbero così attuare interventi preventivi, come le indagini metaboliche per la diagnosi precoce dell’insulino-resistenza, programmi di educazione per seguire uno stile di vita sano ed interventi psicologici specifici per limitare gli effetti dannosi dello stress sulla salute mentale e fisica.

 

Puoi supportare l'attività di Ricerca dell'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, inviando il tuo contributo al link in basso!

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