In molti contesti del mondo, nascere prematuri significa affrontare una sfida complessa fin dai primi istanti di vita. In Africa occidentale, questa sfida è spesso aggravata dalla scarsità di risorse sanitarie, di attrezzature e di personale specializzato. È in questo scenario che la marsupioterapia, conosciuta anche come Kangaroo Mother Care (KMC), ha dimostrato di essere uno strumento semplice, efficace e profondamente umano per proteggere la vita dei neonati più fragili.
Nella neonatologia di Tanguiéta, in Benin, la realtà iniziale era dura: due incubatrici per 27 posti letto, molti bambini nati prematuri con un peso compreso tra 800 e 1600 grammi, e un alto rischio di mortalità dovuto soprattutto a ipotermia e mancanza di assistenza continuativa. In assenza di tecnologie sufficienti, era necessario trovare una soluzione sostenibile, adattabile al contesto e capace di coinvolgere direttamente le madri.
La marsupioterapia nasce nel 1978 a Bogotá, in Colombia, grazie al neonatologo Edgar Rey Sanabria. Il principio è essenziale: il neonato prematuro viene tenuto a contatto diretto, “pelle a pelle”, sul torace della madre (o del padre). Questo contatto continuo agisce come una vera e propria incubatrice naturale.
Numerosi studi hanno dimostrato che la marsupioterapia:
Per avviare il programma di marsupioterapia a Tanguiéta è stato necessario costruire una rete di competenze. Il primo passo è stato il contatto con la Fondazione Kanguro di Bogotá e con l’Association Mère Kangourou Mali Mamako. Un medico e l’infermiera Angela Sosa sono stati inviati in Mali per due settimane di formazione specifica, con un investimento di circa 3.000 euro. Tornati in Benin, hanno formato a loro volta il personale locale, avviando un percorso di autonomia e continuità.
Applicare la marsupioterapia non significa solo introdurre una tecnica clinica. Significa educare, accompagnare, costruire fiducia. A Tanguiéta questa fase è stata particolarmente delicata: molte madri non parlano francese e convivono oltre 18 dialetti locali. Per superare queste barriere sono stati utilizzati strumenti visivi: disegni e video realizzati appositamente, capaci di spiegare il metodo in modo chiaro, accessibile e rispettoso delle culture locali.
I risultati non si sono fatti attendere. Nel 2017, 82 neonati prematuri sono stati seguiti attraverso il programma di marsupioterapia nella neonatologia di Tanguiéta. Di questi, solo due non sono sopravvissuti. Numeri che raccontano un impatto reale, misurabile, costruito giorno dopo giorno grazie alla collaborazione tra personale sanitario, famiglie e sostenitori.
Ogni controllo successivo è una conferma del valore del percorso: madri che tornano da villaggi lontani, spesso vivendo in condizioni precarie, portando bambini che hanno preso peso, senza infezioni, in buone condizioni di salute. È il segno che la formazione funziona e che le famiglie diventano parte attiva della cura.
Dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia, nel 2022 è ripartito il lavoro sul campo con un nuovo obiettivo: attivare il programma di marsupioterapia anche presso l’Ospedale Saint Jean de Dieu di Afagnan, in Togo. L’esperienza maturata a Tanguiéta rappresenta oggi una base solida per trasferire competenze, metodo e visione, rafforzando la cooperazione sanitaria tra Benin e Togo.
La marsupioterapia dimostra che, anche in contesti complessi, è possibile salvare vite costruendo soluzioni sostenibili, rispettose e condivise. Non è solo una tecnica clinica: è un modo diverso di intendere la cura, fondato sulla relazione, sulla formazione e sulla responsabilità condivisa.
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