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La sindrome dell'intestino irritabile: cos'è e quali sono le cause

30 settembre 2022

La sindrome dell'intestino irritabile (o IBS Irritable Bowel Syndrome), definita anche "colite spastica" o "colon irritabile", è caratterizzata da un fastidio o dolore/gonfiore addominale, che può migliorare dopo l'evacuazione ed è associata ad una variazione della frequenza e/o consistenza delle feci. Abbiamo intervistato la Dietista Tiziana Casati, dell'Ospedale Sacra Famiglia di Erba, per saperne di più.

 

 

Le cause della sindrome del colon irritabile

L’eziopatogenesi evidenzia diverse cause. Riportiamo di seguito le principali. 

  • Stile alimentare scorretto.
  • Alterazione della flora batterica intestinale. Si tratta di uno squilibrio quali/quantitativo del microbiota intestinale, batteri che risiedono all’interno del tratto gastrointestinale e che sono una componente essenziale per la salute immunitaria e metabolica.
  • Alterazione della motilità e sensibilità intestinale.
  • Elevata assunzione di carboidrati fermentabili.
  • Dieta ricca di grassi e povera di fibre solubili e non solubili.
  • Disordine dello stile di vita e stress.
  • Stati emotivi alterati, stati d’ansia sia per cause ambientali che sociali, che possono alterare la composizione del microbiota e, a sua volta, una condizione di stress infiammatorio (asse interazione intestino/cervello = SNE sistema nervoso enterico – SNC sistema nervoso centrale – seratonina neurotrasmettitore per entrambi i sistemi).
  • Scarsa attività fisica e la tendenza alla sedentarietà o l’eccessivo sforzo fisico e overtraining.

Ulteriormente, una dieta poco equilibrata può essere fonte dalla quale scaturisce la sindrome. In particolare sotto diversi punti di vista:

  • quali/quantitativo, ovvero il consumo di grassi in eccesso, abuso di zuccheri, carne rosse, alcolici, carenza di frutta e verdura;
  • distribuzione dei pasti durante la giornata;
  • modalità di assunzione, ovvero un ridotto consumo di alimenti in giornata dalla colazione sino ad un eccessivo pasto serale.

Anche le alterazioni del ritmo sonno-veglia e la scarsa attività motoria, sono tra le cause principali dell’insorgenza della sindrome dell'intestino irritabile.

Un'altra sicura causa può essere l'ipersensibilità a qualche alimento, non vere allergie, ma reazioni di basso grado ad alcuni alimenti in grado di produrre la sintomatologia. Queste intolleranze alimentari hanno una sintomatologia molto simili alle allergie, ma con caratteristiche non immunomediate e dose dipendenti.

 

La diagnosi e la cura della sindrome dell'intestino irritabile

Il presupposto fondamentale della cura della sindrome dell'intestino irritabile è la personalizzazione di un intervento nutrizionale in base alla severità dei sintomi e al grado di cronicità della sindrome.

Inoltre, è necessario diventare più consapevoli di ciò che si mangia, monitorando i sintomi e la loro intensità all’ingestione dei vari alimenti.

La diagnosi di vere e proprie allergie alle proteine del latte o al glutine e l'intolleranza al lattosio, deve essere effettuata in ambito sanitario specialistico e competente, tramite test specifici e validati.

Le diete di esclusione autogestite, inappropriate e restrittive possono comportare rischi nutrizionali non trascurabili e, nei bambini, scarsa crescita e malnutrizione.

Se si sospetta una reazione indesiderata a seguito dell’ingestione di uno o più alimenti è necessario rivolgersi al proprio medico, che valuterà l’invio allo specialista medico competente. Lo specialista è in grado di valutare quali indagini prescrivere per formulare la diagnosi più corretta.

La sindrome dell'intestino irritabile

 

Consigli dietetici per la sindrome intestino irritabile (IBS)

Si consiglia in genere un’alimentazione variata, con cotture semplici, adottando la “dieta mediterranea”. Inoltre, ogni pasto principale (colazione, pranzo e cena) dovrà contenere tutti i macronutrienti (carboidrati a basso indice glicemico, proteine, grassi) e micronutrienti, (frutta e verdura per sali minerali, vitamine e fibre).

É bene anche seguire alcuni accorgimenti, come:

  • evitare tutti i cibi che fermentano, come i lieviti;
  • limitare i grassi soprattutto di origine animale e grassi idrogenati;
  • evitare i carboidrati ad elevato potenziale di fermentazione FODMAPS;
  • evitare alcolici, birra, bevande gasate.

È di fondamentale importanza imparare a masticare a lungo e bere almeno 1.5 litri di acqua naturale al giorno, preferibilmente lontano dai pasti. 

Altri accorgimenti possono essere il consumo di prodotti integrali o altri cereali di farine miste (grano saraceno, kamut, farro, miglio, ecc.); consumare almeno 2 razioni di verdura e altrettanti di frutta al giorno; consumare una razione di latte o latticini al giorno (se necessario senza lattosio).

Allo stesso tempo è bene preferire carni bianche, pesce, legumi decorticati, uova, formaggi freschi, bresaola, come alimenti proteici ed evitare dolci a preparazione industriale, creme, spezie, salse.

FODMAP: cos'è e come impatta sulla dieta 

La dieta a basso contenuto di FODMAP riduce la frequenza e l’entità dei sintomi della sindrome dell'intestino irritabile: si tratta infatti di molecole e componenti contenuti in diversi alimenti.

Di fatto, sono forme di carboidrati (oligo, disa e monosaccaridi e poliacoli, ossia lattosio, fruttosio, galattani, sorbitolo, mannitolo, isomalto, maltitolo, xilitolo) che possono creare disturbi intestinali come irritabilità. Non si tratta però di intolleranza, piuttosto di mal digestione.

Gli alimenti contenenti FODMAP non dovranno essere eliminati dalla dieta, ma moderati, imparando a conoscere ed individuare quali tra di essi provocano i sintomi di IBS.

Utile la compilazione di un diario alimentare per l’individualizzazione degli alimenti poco tollerati, una volta stilata una lista di questi cibi, con l’aiuto di un nutrizionista, verrà individuata la minima/massima dose e frequenza tollerabile.

Ma quali sono, in generale, gli alimenti ad alto contenuto di FODMAP?

  • Frutta come pesche, more, mirtilli, mango, anguria, mele, concentrati di frutta, succhi di frutta, frutta secca, ciliegie, prugne;
  • miele, dolcificanti a base di fruttosio, sciroppo di mais;
  • caramelle e caramelle senza zucchero che contengono sorbitolo, fruttosio, mannitolo, xilitolo e maltitolo;
  • gelati, latte di capra, pecora, mucca, alcuni prodotti latto-caseari;
  • verdura come carciofi, cavolini, broccoli, asparagi, barbabietole, scalogno, cavoli;
  • mollica di pane, pasta e pane farina 00 consumati in abbondanza, impasti molto lievitati;
  • alcol e caffeina, bevande con grandi quantità di dolcificanti, soprattutto fruttosio;
  • bibite gasate e zuccherine hanno un’azione pro infiammatoria, come i grassi idrogenati, oli vegetali idrogenati ed additivi, merendine, salse, creme.

 

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