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Depressione: IRCCS Fatebenefratelli e un nuovo studio sull'interazione gene-ambiente

Circa il 5% della popolazione mondiale soffre di una malattia invalidante e sempre più diffusa: la depressione. Per comprendere le origini di questo “male oscuro” e avere la possibilità di intervenire prontamente sui soggetti a rischio, l’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia - istituto di riferimento per la ricerca e cura sulle malattie psichiatriche – ha avviato uno studio biennale sull’interazione tra gene e ambiente, componenti scatenanti della depressione.

 

La depressione, un disturbo dell’umore

La depressione è uno dei disturbi psichici più comuni e invalidanti. I numeri di questa patologia sono in forte crescita: secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sarà a breve la seconda causa di invalidità più diffusa al mondo.

Ma di cosa si tratta? Scopriamolo insieme.

La depressione è una patologia psichiatrica che rientra tra i disturbi dell’umore, funzione psichica importante per l’adattamento. L’umore è di solito mutevole: quando le persone vivono eventi o situazioni piacevoli, esso flette verso l’alto, mentre flette verso il basso in situazioni negative e spiacevoli.

La depressione diventa clinicamente una malattia quando l’umore perde la sua flessibilità e funzione adattiva: chi soffre di questa patologia vive in una costante situazione di insoddisfazione e tristezza, indipendentemente dagli eventi esterni.

 

Le cause e i fattori di rischio: una patologia multifattoriale

La depressione può colpire chiunque ed esordire ad ogni età, anche se esiste un’età media di esordio intorno ai 25 anni. Qual è la causa scatenate della depressione? La risposta non è univoca.

Le cause di questa patologia sono molteplici e cambiano da persona a persona. È possibile individuare due principali fattori di rischio:

  • il fattore ambientale: le esperienze e i comportamenti appresi nel corso della propria vita possono rendere vulnerabili alla depressione;
  • il fattore genetico: alcune persone sono geneticamente più predisposte a disturbi dell’umore.   

Ambiente e genetica delineano quindi il volto della depressione, che per questo viene definita multifattoriale: non a caso, recenti studi hanno suggerito come i traumi infantili possano favorire l’insorgere di questa patologia psichiatrica.

 

IRCCS Fatebenefratelli: un nuovo studio sull’interazione gene-ambiente

Con l’obiettivo di comprendere meccanismi di sviluppo della depressione, il laboratorio di Psichiatria Biologica dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, diretto da Annamaria Cattaneo, ha dato il via ad un nuovo studio sull’interazione tra gene e ambiente. Il progetto di ricerca si prefigge di individuare prematuramente i soggetti a rischio, analizzando come l’esposizione a eventi stressanti e traumatici possano agire sul gene FoxO1, che è coinvolto nei processi infiammatori.

«Ci concentreremo in particolare su un gene, denominato FoxO1, coinvolto in diversi processi biologici di tipo infiammatorio e immunitario, che è modulato da eventi stressanti ed è maggiormente espresso in chi sviluppa depressione», spiega Nadia Cattane, giovane ricercatrice e coordinatrice del progetto.

Finanziato dalla Brain & Behavior Research Foundation, associazione americana che investe nelle neuroscienze e ricerca in psichiatria per comprendere le cause dei disturbi mentali e comportamentali, lo studio si concentrerà sui meccanismi epigenetici, influenzati dall’ambiente e che favoriscono una maggiore espressione del gene FoxO1. In collaborazione con altri centri di ricerca verranno analizzati diversi gruppi di soggetti depressi con e senza traumi pregressi, e gruppi di controllo di persone sane con e senza traumi vissuti in precedenza.

«Questo progetto di ricerca mira ad identificare FoxO1 come biomarcatore associato alla vulnerabilità allo stress o ai traumi nelle prime fasi di vita – spiega la ricercatrice –, in grado di aumentare il rischio di sviluppare depressione nell’età adulta. Questo potrebbe permettere di identificare precocemente quei soggetti esposti ad eventi stressanti e traumatici nell’infanzia o nella prima adolescenza e quindi maggiormente vulnerabili, che potrebbero trarre beneficio da interventi farmacologici e psicoterapici precoci e mirati».

Altro obiettivo dello studio è capire quando avvengono queste alterazioni del gene, che rendono più esposti alla depressione. «Sappiamo che nelle primissime fasi della vita il cervello è plastico ed è in grado di “attutire” i colpi – afferma Nadia Cattane –, ma sarà importante capire qual è la finestra temporale dopo il trauma in cui si sviluppano i danni, se ad esempio già nell’infanzia o più avanti nell’adolescenza, in modo da intervenire in modo più preciso e mirato».

 

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