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Il futuro del SSN: il Rapporto OASI 2019

Moltissimi sono stati i temi trattati nel Convegno Nazionale OASI 2019: una giornata per condividere idee, esperienze e proposte, in cui gli esperti del Cergas SDA Bocconi hanno affrontato i punti più rilevanti del Rapporto. Come è cambiata la Sanità Italiana? Qual è la situazione attuale del nostro SSN e quale sarà il suo futuro?

Continua a leggere per saperne di più.

 

Il Rapporto OASI e lo stato di salute del SSN

Buone notizie arrivano dall’ultimo Rapporto OASI 2019 realizzato dagli studiosi del Cergas SDA Bocconi: il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) ha raggiunto stabilità economico-finanziaria (149 milioni di disavanzo su 119 miliardi di spesa, pari allo 0,1%), riuscendo a mettere in sicurezza i propri conti.

La sanità pubblica italiana si impegna da 40 anni per fornire un’assistenza sanitaria completa ed adeguata a tutti i cittadini. Scavalcando tutti i paesi europei il nostro SSN ha dimostrato di riuscire a conciliare qualità a copertura sanitaria per tutti, distinguendosi ancora in tutto il mondo per equità e universalità del servizio offerto.

Anche sul fronte occupazionale, ci sono buone notizie: nel 2018 - dopo circa 9 anni - è tornato a crescere il numero di medici del SSN (pari a 384 unità). Inoltre, tra il 2000 e il 2018 gli occupati nella sanità sono aumentati del 18% a 1,4 milioni. Purtroppo, questa crescita è dovuto principalmente alla sanità privata, che ha superato il pubblico anche in termini di spesa con un aumento pari al 16%.  

In breve, il sistema sanitario nazionale riesce ancora a camminare sulle proprie gambe: lo confermano i numeri del 2018 con 119,1 miliardi di spesa e soli 149 milioni di disavanzo. Il Servizio Sanitario Nazionale ha raggiunto quindi uno stato di equilibrio, ma il tema centrale è il futuro: ci sono nuove sfide sul cammino del nostro SSN.

 

SSN in cambiamento: gli ostacoli da affrontare

Per comprendere meglio l’attuale situazione del sistema sanitario italiano è bene conoscere qualche numero essenziale. La spesa sanitaria pubblica pro-capite in Italia è pari a 1.900 euro: nettamente inferiore rispetto ad altri paesi europei. È infatti l’80% di quella inglese, il 66% di quella francese e il 55% di quella tedesca.  

Sono diverse le sfide che il nostro sistema sanitario deve affrontare. Con una delle più alte aspettative di vita al mondo (83 anni), accompagnata da uno dei più bassi indici di natalità (1,32 figli) e con l’aumento costante di pensionati, il SSN deve essere aiutato per poter stare al passo con la crescita dei bisogni dei cittadini italiani.

Il mondo intorno e all'interno del nostro SSN sta mutando radicalmente:

  • le conoscenze nel campo della salute, che si prevede saranno obsolete fra 5 anni
  • le aspettative dei pazienti, sempre più consapevoli ed esigenti
  • le tecnologie (farmaci, devices, IOT applicati alla salute, terapie digitali)
  • la presenza di nuovi player, apparentemente estranei al settore (Amazon e Google)

È lecito chiedersi se a fronte dell’invecchiamento della popolazione e dalla graduale riduzione della spesa pubblica, il nostro sistema sanitario nazionale riuscirà a garantire i principi su cui si fonda, ovvero uguaglianza, universalità ed equità?

Per questo motivo, Francesco Longo - l’ex Direttore di Oasi, ricercatore del Cergas Bocconi – ha affermato: È cruciale chiarire la missione del SSN”. È necessario che la missione sia condivisa, concependo i sistemi sanitari regionali come un unicum integrato, autonomo e responsabile.

 

Il futuro del SSN: possibili strade da percorrere

Quale è il cammino che il sistema sanitario italiano deve intraprendere da oggi in avanti? Gli studiosi del Cergas Bocconi hanno ipotizzato tre strade principali:

“Una focalizzazione sui soli servizi finanziati dal settore pubblico; una regia della filiera produttiva che preveda anche la regolazione del mercato a pagamento e il governo dell’integrazione tra i due ambiti; oppure un’interpretazione olistica, orientata alla tutela della salute, con l’ambizione di influenzare l’intero settore e gli stili di vita.”

Durante la presentazione del nuovo Rapporto OASI gli esperti hanno anche sottolineato l’importanza centrale della sanità integrativa: “il ruolo della compartecipazione potrebbe assumere particolare rilevanza nei Paesi in cui la spesa pubblica è sempre più soggetta a vincoli di budget e dove, come tendenza generalizzata, si è ridotta la copertura pubblica negli ultimi anni”.

Numerose sono state le proposte presentate durante l’incontro: un’agenda fitta per il cambiamento del SSN da sottoporre ai policy maker nazionali e regionali e ai rappresentanti del top management delle aziende sanitarie. Alcuni dei punti più rilevanti sono stati:

  • autonomia regionale nel definire gli assetti istituzionali
  • distinguere e arricchire le metriche di risultato e gli incentivi correlati
  • da un sistema di reclutamento “chiuso e statico” ad uno “aperto e dinamico"
  • nuovi meccanismi di formazione e selezione del top management
  • creazione di reti inter-istituzionali di competenze

Per mantenere la situazione di equilibrio in cui si trova attualmente il SSN, i ricercatori del Cergas hanno tentato di fornire delle linee guida a fronte della riduzione di finanziamento pubblico, che rischia di aggravare le disparità interregionali:

  • limitare progressivamente l’uso di logiche di tetto, spesa storica e budget silos e promuovere
    meccanismi di gestione e finanziamento che riflettano o addirittura anticipino bisogni e necessità 
  • rimodulare l’erogazione in regime SSN sulla base di indicatori di outcome e di equità per
    massimizzare il valore generato.

La progressiva femminilizzazione della sanità

Non sono state, infine, escluse dall'analisi del Rapporto Oasi 2019 le donne e il loro ruolo nella sanità italiana: uno degli approfondimenti infatti ha riguardato i percorsi di carriera femminili, evidenziando la presenza di un soffitto di vetro anche nel mondo sanitario. 

Le donne complessivamente rappresentano il 44% di medici e odontoiatri, ma solo il 16% è direttore di strutture complesse con ampie differenze regionali e demografiche: tra i medici senior la percentuale di donne è inferiore (sono il 37% nella fascia 55-59 anni) mentre nella fascia 35-39 anni rappresentano il 64%. Anche sul fronte manageriale è presente un gap fra uomini e donne: le donne costituiscono il 26% degli idonei a ricoprire quello di direttore generale, ma solo il 17% dei direttori generali in carica.

La sottovalutazione delle proprie capacità da parte delle donne, gli impegni familiari che vedono le donne interessate su più fronti, una cultura maschilista che vede negli uomini una maggiore attitudine a ricoprire ruoli di vertice: questi sono alcuni dei fattori che hanno determinato le differenze di genere nel nostro SSN. 

La risposta da parte degli studiosa del Cergas è inequivocabile. È necessario promuovere un cambio culturale e delle politiche in grado di conciliare meglio vita personale e professionale, puntando sulle competenze manageriali femminili. Rendere le aziende sanitarie più women-friendly nelle politiche di conciliazione e nella cultura organizzativa è la chiave per superare il gap esistente. 

 

Questa è anche la posizione dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio che crede fortemente nei principi di solidarietà e spirito d’Ospitalità: riconosciamo il ruolo cruciale e insostituibile del SSN italiano, che rappresenta la spina dorsale del nostro sistema sanitario. Per questo crediamo nel suo sostegno in modo che possa continuare a svolgere una funzione essenziale per il nostro paese.

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