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Speranze e prospettive di cura: il nuovo farmaco contro l’Alzheimer e la teleriabilitazione cognitiva

Tra speranze e nuove prospettive di cura: la malattia di Alzheimer, tra le più comuni forme di demenza, rappresenta una delle più importanti sfide che il mondo della sanità moderna è chiamato ad affrontare. Ma nuove strade sembrano profilarsi all'orizzonte.

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alzheimer, il Dott. Zanetti, specialista in Geriatra e Gerontologia dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, spiega l'inizio di una possibile nuova era nella cura della patologia, dettata dall'approvazione di un farmaco innovativo. Mentre la Dott. Cotelli dell'Unità di Neuropsicologia illustra i vantaggi della teleriabilitazione cognitiva, avviata con successo dal nostro Istituto di ricerca, leader nel trattamento dell'Alzheimer. 

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Un nuovo farmaco contro l'Alzheimer: una svolta rivoluzionaria nella cura della malattia

Il 7 giugno scorso la FDA – Food and Drugs Administration, ente nazionale statunitense regolatorio per la convalida dei farmaci e la loro messa in commercio – ha approvato un nuovo farmaco per il trattamento della malattia di Alzheimer: è un evento di grande significato, destinato a rivoluzionare la cura dei pazienti.

Questa approvazione avviene dopo circa 20 anni di tentativi, rivelatisi fallimentari. Il farmaco si chiama Aducanumab: è un anticorpo monoclonale in grado di eliminare dal cervello gli accumuli di proteina beta-amiloide, ritenuta responsabile della malattia di Alzheimer.

Va detto che l’approvazione da parte della FDA è avvenuta contro il parere di una commissione di esperti. Il motivo della controversia risiede nel fatto che gli studi sottoposti alla FDA non dimostrano chiaramente e scientificamente l’efficacia del nuovo farmaco: ovvero non è dato per scontato che ci possano essere dei benefici sul versante delle funzioni cognitive e sul versante dell’autonomia.

Ma poiché l’accumulo di beta amiloide è ritenuto centrale nel causare l’Alzheimer, la sola dimostrazione della capacità di ripulire il cervello dall’amiloide – secondo la FDA – può verosimilmente avere anche ricadute positive sulla progressione della malattia.



Speranza per i malati di Alzheimer: sfide e dibattiti sul farmaco Aducanumab

Questa decisione ha provocato un accesissimo dibattito tra gli esperti con schieramenti contrapposti tra i favorevoli ed i contrari: chi scrive – il Dott. Orazio Zanetti – si colloca nella platea dei favorevoli: si tratta di una svolta epocale e rivoluzionaria. Il nuovo farmaco rappresenta una speranza per i pazienti con disturbi cognitivi lievi e che conducono vita autonoma: Aducanumab potrebbe infatti rallentare in modo significativo la progressione verso la demenza.

pexels-anna-shvets-3683070I risultati di uno studio per verificare la reale efficacia del farmaco, richiesto dalla FDA, sono attesi per il 2030. Va sottolineato che si tratta di un farmaco destinato alle fasi molto iniziali della malattia di Alzheimer. In ogni caso, il nuovo farmaco cambia il mondo dei servizi sanitari che si occupano di problemi di memoria, i nostri centri per i disturbi cognitivi e le demenze (CDCD), circa 600 nel nostro paese.

Affrontare la sfida della diagnosi precoce con l’uso di biomarcatori: come già avvenuto più di vent’anni fa con i farmaci oggi disponibili – donepezil, rivastigmina e galantamina – Aducanumab impone una nuova riorganizzazione dei servizi sanitari.

Abbiamo trovato il “farmaco magico”? Assolutamente no. Perché la beta amiloide non ne è la sola responsabile: altri meccanismi solo in parte conosciuti concorrono a provocare la malattia.

Verosimilmente, come per altre patologie, sarà necessario scoprire nuovi farmaci da associare all’Aducanumab, capaci di agire su altri meccanismi alla base dell’Alzheimer – quali la proteina Tau contenuta nei grovigli neurofibrillari – oppure sui processi infiammatori che caratterizzano la progressione della malattia.

 

Teleriabilitazione cognitiva e telemedicina: la tecnologia in aiuto della persona con difficoltà cognitive

Teleriabilitazione: Dott.ssa Ilaria Pagnoni e Dott.ssa Elena Campana

Sviluppo ed utilizzo di strumenti telematici e digitali all’interno del sistema sanitario: l’emergenza Covid-19 ha sottolineato la necessità di allinearsi a questa nuova sfida per la somministrazione di prestazioni da remoto, così da sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalla telemedicina e dalla teleriabilitazione.

Da alcuni anni l’IRCCS Istituto Centro San Giovanni di Dio – grazie ad un finanziamento del Ministero della Salute – è impegnato in progetti di ricerca finalizzati allo sviluppo e all’applicazione di protocolli di teleriabilitazione cognitiva. Il nostro obiettivo è realizzare una smart therapy capace di rispondere alle esigenze dei pazienti con difficoltà cognitiva, affinché possano beneficiare di un trattamento riabilitativo personalizzato al proprio domicilio.

Cos’è la teleriabilitazione? Si tratta della fornitura di cure oltre i muri dell’ospedale, mediante un ombrello di metodiche che forniscono uno standard di cura comparabili al setting tradizionale face-to-face in clinica. Il setting domiciliare, garantendo un maggiore libertà del paziente nell’organizzare il tempo da dedicare alla seduta riabilitativa, permette di prescrivere training ad alta intensità per periodi prolungati.

 

La teleriabilitazione dell'IRCCS Fatebenefratelli di Brescia: tra percorsi personalizzati e sistemi digitali 

Un altro degli aspetti interessanti della teleriabilitazione è quello di facilitare la relazione tra clinico e paziente: arrivando al domicilio, consente all’utente di mantenere il proprio coinvolgimento nella vita sociale e produttiva e lo rende protagonista in prima persona del proprio percorso di cura, lasciandogli la decisione di come gestire questa routine riabilitativa.

Ricercatrici dell'Unità Neuropsicologia

Cosa facciamo concretamente? Consegniamo alle famiglie un tablet, che contiene un piano di esercizi cognitivi con l’obiettivo di potenziare e mantenere abilità specifiche, come la memoria e l’attenzione e da remoto monitoriamo l’esecuzione dei diversi training. I percorsi riabilitativi proposti sono personalizzati e i sistemi digitali aggiustano le difficoltà e i contenuti delle attività riabilitative in funzione della abilità e dei progressi del singolo paziente.

Perché è importante mantenere la mente attiva? Perché una rete neuronale risponde meglio al danno cerebrale e all’invecchiamento quanto più questa è connessa e l’esercizio cognitivo garantisce la promozione e il mantenimento di questa forma di plasticità.

È stato condotto uno studio che ha valutato l'efficacia di intervento innovativo di riabilitazione cognitiva e teleriabilitazione, dedicato al potenziamento delle abilità cognitive in soggetti MCI (decadimento cognitivo lieve): i risultati descrivono un miglioramento delle abilità di memoria a lungo termine, linguaggio, attenzione e delle abilità visuo-costruttive nei soggetti, che hanno ricevuto in istituto il trattamento di riabilitazione cognitiva mediante VRRS (virtual reality rehabilitation system) rispetto ai soggetti che sono stati assegnati al gruppo trattamento standard.

 

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