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Il Coronavirus è anche un'emergenza psichiatrica: i consigli dal Centro Sant'Ambrogio Fatebenefratelli

L'emergenza Covid-19 non riguarda solo le Strutture di Riabilitazione, ma anche le famiglie che devono farsi carico dei malati psichiatrici in casa, e in definitiva tutti noi, provati dallo stress del lockdown

Lo ricorda il Dott. Paolo Cozzaglio, primario dell'Area Psichiatrica del Centro Sant’Ambrogio Fatebenefratelli di Cernusco sul Naviglio, che ha analizzato i cambiamenti imposti ai Centri di Riabilitazione Psichiatrica - la Provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli segue un migliaio di pazienti psichiatrici in Lombardia - e l'impatto sulla società.

Leggi la Parola dell'Esperto!

Come cambiano in tempi di Covid-19 i nostri servizi psichiatrici?

L'infezione da SARS-Cov2 (Covid-19) è diventata rapidamente una pandemia e quindi un grave problema di salute e di ordine pubblico. In questo contesto, tutta l'attenzione dei protocolli di cura, delle autorità e dei media è andata verso l'emergenza sanitaria e, in ambito medico, verso la terapia intensiva, la rianimazione, la medicina d'urgenza.

Le difficoltà nell’affrontare la diffusione del contagio hanno interessato in particolare le fasce più deboli della popolazione e le realtà comunitarie che le assistono: sicuramente le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), ma anche le comunità per disabili e quelle psichiatriche.

I nostri Centri di Riabilitazione Psichiatrica si sono dovuti, in un primo momento, autogestire per adattare alle nostre realtà i protocolli e per scongiurare e contenere il contagio. Seppur l’attenzione delle autorità pubbliche sia stata rivolta principalmente agli Ospedali generali, incredibilmente positiva è stata l’attiva collaborazione tra le nostre direzioni, i medici, il personale e gli ospiti stessi, che ci sta consentendo di contenere i danni in questo difficile periodo storico. Una forte assunzione di responsabilità da parte di tutti.


Come è cambiata la giornata dei pazienti psichiatrici? Quali sono le maggiori attenzioni in questo momento?

I pazienti psichiatrici, da questo punto di vista, hanno avuto un comportamento esemplare. Se si eccettuano pochi casi singoli, che comprensibilmente hanno mal tollerato inizialmente le restrizioni, la maggior parte dei pazienti è stata estremamente collaborativa, comprensiva e di sostegno al lavoro di medici, infermieri e personale con gratitudine visibile, spesso anche dichiarata.

Quando siamo stati costretti a "chiudere" le comunità e a vietare con rammarico le visite di parenti e conoscenti, inizialmente vi sono state delle proteste, soprattutto da parte di alcuni parenti che giudicavano eccessive le nostre preoccupazioni e la nostra cautela. Ora tutti comprendono e ci ringraziano.

Coronavirus: attività riabilitative
I pazienti hanno dovuto adattarsi a riorganizzare le loro abitudini di vita: da quelle più sane, come le uscite all'aperto e gli incontri con le persone esterne, a quelle meno necessarie, come il prendersi un caffè o frequentare un bar esterno.

Abbiamo, comunque, cercato di garantire il più possibile lo svolgimento delle consuete attività riabilitative, garantendo le distanze di sicurezza e tutte le precauzioni raccomandate. Per i pazienti più giovani è stato possibile mantenere la frequenza scolastica online o i contatti con l'esterno tramite il cellulare e le videochiamate. In questo caso, la tecnologia è stata veramente d'aiuto e per molti pazienti è stata un'occasione per avere ancora più dimestichezza con l'uso dei computer e degli smartphone.


Quali sono le misure prese per proteggere i nostri operatori sanitari?

A parte le raccomandazioni estese alla popolazione generale, come il lavarsi accuratamente e di frequente le mani, l'uso di gel idro-alcolici, mantenere la distanza di sicurezza e gli abituali presidi in dotazione al personale, si è ovviamente intensificato l'uso dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale). 

Dispositivi di Protezione Individuale
Inizialmente, data la scarsità dell'offerta, abbiamo dovuto razionalizzare il più possibile l'uso delle mascherine chirurgiche. Per quanto riguarda l'assistenza di pazienti febbrili o Covid-positivi, abbiamo seguito le indicazioni dell'OMS, usando una protezione più elevata con mascherina filtrante FFP2, guanti, camice monouso, cuffia e calzari. La temperatura corporea e gli altri parametri vitali dei pazienti sono stati monitorati quotidianamente, per intercettare eventuali casi sospetti di Covid-19 precocemente.

All'ingresso dei Centri è stata istituita una "zona filtro" per il monitoraggio della temperatura corporea degli operatori, dei fornitori e di tutto il personale amministrativo autorizzato all'ingresso. Un altro punto importante è stata la continua informazione degli operatori, tramite comunicati e circolari e riunioni periodiche. Il servizio di mensa è stato mantenuto, ma riorganizzato con la garanzia delle dovute distanze di sicurezza.


Quali sono i disturbi più diffusi che questa situazione può acuire? Quali consigli possiamo dare ai cittadini in quarantena?

Ansia, panico, preoccupazioni somatiche possono aumentare in questo periodo. Oltre alle cure mediche è importante il sostegno psicologico: molti professionisti si sono adattati, garantendo la prosecuzione delle terapie psichiatriche e psicoterapiche online (tramite Skype, Whatsapp, Zoom e altri programmi di videochat).

Gli operatori sanitari, in particolare medici e infermieri, sono sottoposti a situazioni di intenso stress e non devono sottovalutare l'impatto emotivo a lungo termine di queste sollecitazioni. Confrontarsi tra loro o con qualcuno di esterno per parlare delle proprie emozioni e preoccupazioni è molto utile.

Per le persone in quarantena il consiglio è di mantenere la calma e di tenere aggiornato sul proprio stato di salute il proprio medico di medicina generale, segnalando ogni comparsa o cambiamento dei sintomi. Inoltre, mantenere frequenti contatti con parenti e conoscenti è molto utile dal punto di vista psicologico, così come impegnare il proprio tempo, dedicandosi a interessi che normalmente non potevano essere svolti.

 

I timori del contatto sociale, in cui chiunque si avvicini a meno di pochi metri di distanza è un potenziale nemico, rimarranno nel tempo?

È una bella domanda, a cui penso che nessuno possa realmente rispondere, almeno in questo momento. Propongo solo una considerazione. Stiamo vedendo tutto l'aspetto negativo di questa pandemia da Covid-19 e spesso la situazione è paragonata a una "guerra" da vincere contro un nemico insidioso. Forse però non viviamo solo questo: la pandemia ci ha di fatto costretto a rivedere i nostri modi abituali di vivere.

Ci stiamo accorgendo che il nostro modo rigido di considerare i contatti sociali, l'economia, la politica e persino l'inquinamento ambientale può essere modificato. Vedo, allora, un'occasione di ripensamento e di cambiamento: starà a tutti noi, sia a livello individuale sia a livello collettivo, cogliere questa opportunità.

 

Se tu o un tuo caro avete bisogno di aiuto o di un supporto psicologico, non esitare ad entrare in contatto con noi. Saremo felici di ascoltare le tue richieste!

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