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Curare l'Alzheimer: terapie psicosociali e non solo farmaci

Oggi dall’Alzheimer non si può guarire, ma si può curare, e non solo con le medicine. La comunicazione col malato deve sempre contenere come messaggio la possibilità di continuare a mantenere un'adeguata qualità di vita lungo tutto il decorso della malattia, esplicitando il concetto che “c’è sempre qualcosa da fare”, puntando alla valorizzazione delle residue risorse cognitive e funzionali. 

È la linea seguita dal Presidio Ospedaliero Beata Vergine della Consolata di San Maurizio Canavese, una delle strutture della Provincia Lombardo Veneta dei Fatebenefratelli che si occupano di demenze. 

Scopri di più con la Parola dell'Esperto.

 

Il binomio terapia-farmaci

Nella demenza, gli interventi ambientali e comportamentali, anche associati alla terapia farmacologica, sono essenziali. «La strutturazione di routine giornaliera costante, l’eliminazione di fonti di stress ambientale, la rassicurazione e il coinvolgimento sociale del paziente, la promozione di attività piacevoli e appropriate al livello di declino cognitivo - sottolinea il Dott. Piero Secreto (DSC Alzheimer e altre Demenze del Presidio Ospedaliero B.V. della Consolata) - sono i caposaldi della gestione del paziente con demenza». 

«Infatti, anche nelle fasi più avanzate della malattia resiste una dimensione affettiva di legame con l’ambiente con una capacità di riconoscimento non razionale ancora significativa per l’individuo. Lo sforzo dedicato al miglioramento dell’ambiente di vita delle persone affette da demenza, sebbene non incida probabilmente sulla durata della malattia, certamente migliora la qualità della vita dei pazienti e delle famiglie e rappresenta a tutt’oggi uno dei pochi risultati realmente terapeutici ottenibili nella demenza» continua il Dott. Secreto. 

La limitata efficacia delle terapie farmacologiche e la plasticità del cervello umano sono le ragioni più importanti del crescente interesse per le terapie non farmacologiche o psicosociali nella demenza di Alzheimer e nelle altre forme dementigene. 

 

Cosa sono le terapie psicosociali?

Le persone con demenza lieve/moderata di tutti i tipi devono avere l’opportunità di partecipare a gruppi di stimolazione cognitiva strutturata, svolti da operatori con formazione adeguata e supervisione indipendentemente da qualsiasi tipo di trattamento farmacologico.

Le terapie psicosociali si inseriscono nel concetto più generale di riabilitazione cognitiva, intesa come mantenimento/potenziamento e ottimizzazione delle abilità cognitive residue.

«Le terapie psicosociali - osserva il geriatra - non sono terapie alternative della demenza: sono strumenti di cura da attivare in prima battuta indipendentemente dalle terapie farmacologiche ed hanno come obiettivo il mantenimento della funzionalità con rallentamento dell’impatto della malattia, incentivando la capacità del soggetto a mantenere il ruolo e l’autonomia massima possibile nel proprio ambiente agevolando il miglior adattamento possibile». 

Infatti, nonostante l’impossibilità del completo recupero di funzioni cognitive già danneggiate, il potenziamento della riserva cognitiva, il miglioramento dello stato generale, dell’autonomia e dell’adattamento ambientale hanno come risultato il rallentamento della malattia e il miglioramento della qualità di vita

 

Terapie psicosociali: a chi sono rivolte e perché?

Le terapie psicosociali vengono nelle persone con demenza utilizzate per il miglioramento dei disturbi cognitivi, del tono dell’umore e dello stato funzionale, del benessere fisico e psicologico, nel controllo dei disturbi comportamentali.

La forte influenza della rete sociale nel benessere del paziente con demenza e dei caregiver fanno sì che interventi di inclusione sociale possono determinare ritardo di istituzionalizzazione e miglioramento dell’ansia e della depressione del paziente, con benessere psicologico e miglioramento della qualità di vita anche del caregiver.

Gli interventi terapeutici sono più efficaci quando sono “adattati”, “personalizzati” e “costruiti su misura” (tailor made interventions) ai bisogni pratici della persona con demenza e dei loro caregiver, rispetto agli interventi standardizzati. 

Le terapie psicosociali più utilizzate sono:

  • il training cognitivo (individuale, di gruppo, con software computerizzato);
  • la stimolazione cognitiva (gruppo o sessioni individuali);
  • la ROT;
  • la terapia della Reminiscenza (gruppo o sessioni individuali);
  • la terapia della Validazione;
  • l’uso della musica;
  • la terapia occupazionale (orto, cucina ecc.);
  • il massaggio (therapeutic touch);
  • il rilassamento muscolare e l’esercizio fisico (cammino o ginnastica);
  • interventi multipli per il malato e il caregiver (counseling, gruppi di auto/mutuo aiuto, supporto psicologico...).

Tali attività, se significative, piacevoli e congrue alle abilità preservate, sono anche efficaci nella prevenzione e nel contenimento dell’agitazione e dell'aggressività, se di grado lieve-moderato. 

 

Cosa si fa a San Maurizio Canavese?

Nel Day Hospital Alzheimer del Presidio Ospedaliero B.V. Consolata, viene utilizzato un training personalizzato in base alle caratteristiche del soggetto, al suo grado di compromissione cognitiva e alle sue capacità funzionali residue, per la stimolazione delle varie aree cognitive. Vengono, quindi, utilizzati esercizi adattati al grado del deterioramento cognitivo del paziente e mirati a migliorare la concezione di sé, con una ricaduta positiva sulle attività quotidiane.

Vengono, inoltre, realizzate ex-novo ed in modo creativo delle attività e dei percorsi riabilitativi ad hoc, flessibili a seconda della persona, del gruppo o del tipo di disturbo, seguendo criteri, buone prassi e metodo sperimentale: tutto ciò è possibile grazie a una profonda conoscenza di modelli e teorie che stanno alla base dei processi neuropsicologici.

«Il gruppo rappresenta un aspetto fondamentale della riabilitazione - precisa il Dott. Secreto - stimola un maggiore potenziale creativo, una maggiore capacità di tollerare lo sforzo con possibilità di trovare negli altri una fonte di sostegno psicologico e motivazionale e la possibilità di sviluppare senso di appartenenza, di attivare forme di apprendimento informale e incrementare la consapevolezza delle proprie possibilità».

Sotto questo aspetto, anche la realizzazione di spazi simili agli ambienti domestici può permettere ai pazienti, seguendo le indicazioni degli operatori, di accrescere le autonomie strumentali e potenziare le abilità quotidiane residue. 

Con i pazienti in fase iniziale/intermedia di malattia si svolgono esercizi di Mindfulness. Tale pratica, attraverso sedute di elaborazione della propria consapevolezza di malattia, del proprio vissuto, del disagio e della sofferenza che si vive aiuta ad accettare la propria realtà attuale, con conseguente miglioramento del tono dell’umore, dell’autostima e delle competenze sociali e con un incremento di alcune funzioni neuropsicologiche, quali memoria ed attenzione.

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