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Hospice e cure palliative: dignità della persona e sacralità della vita

La malattia è un tempo della vita che interpella, pone domande, e va vissuto attivamente. La fede cristiana e la riflessione teologica orientano al riconoscimento della malattia come un tempo di prova, non solo nel fisico ma anche nella dimensione spirituale. 

Dall'Ospedale San Raffaele Arcangelo di Venezia due figure – il Superiore locale, Fra Marco Fabello, e il Direttore di Struttura, il Dott. Marco Mariano – chiariscono la natura e il valore delle cure palliative e degli Hospice, luoghi di speranza che accompagnano la vita fino al suo compimento naturale. 

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Hospice: che cos’è, organizzazione e offerta ad Ospiti e familiari

L’Hospice è quell’unità di offerta, che accoglie i pazienti per i quali non sono più disponibili cure specifiche volte a guarire o a prolungare la sopravvivenza e che sono portatori di complessa sofferenza fino al “dolore totale”.

Le cure palliative si propongono di migliorare la qualità della vita dei malati e delle loro famiglie che si trovano a dover affrontare le problematiche associate a malattie inguaribili, attraverso la prevenzione ed il sollievo della sofferenza. Questo avviene per mezzo dell’identificazione precoce di un ottimale trattamento del dolore e delle altre problematiche di natura fisica, psicosociale e spirituale.

"In Hospice viene garantita un’assistenza specialistica 24 su 24, in un ambiente caldo ed accogliente in cui ogni ammalato può personalizzare la stanza con oggetti della sua vita, senza rinunciare ai presidi medici altamente tecnologici e godendo della riservatezza di un ambiente “domestico”, composto da uno spazio per poter far “soggiornare” il proprio familiare" ha spiegato il Direttore Mariano. 

Presso l’Hospice opera un’equipe multi-specialistica costituita da un medico, uno psicologo, infermieri professionali, OSS – tutti con formazione ed esperienza nel campo delle cure palliative – oltre alla costante presenza dei Religiosi e Religiose ed alla garbata presenza da parte dei volontari, che forniscono sostegno ed aiuto al paziente ed ai familiari.



“Luogo che apre alla speranza”: dignità della persona e sacralità della vita in Hospice

 Cosa significa per un manager della salute costruire e gestire un servizio così importante e delicato?

“In questo contesto si deve prescindere da valutazioni di carattere economico o di produttività, ma è più che mai necessario focalizzarsi su molteplici aspetti che rendono questo servizio unico. Aspetti che devono essere sempre mantenuti e migliorati con l’intento di assicurare ai nostri pazienti il miglior percorso possibile – medico, terapeutico, assistenziale e spirituale – per poterli alleviare la sofferenza e accompagnarli, per quanto possibile, serenamente alla morte” ha sottolineato Dott. Mariano.

“In questo senso mi piace ricordare come l’organizzazione dell’Hospice sia di tipo multidisciplinare dove il personale, adeguatamente scelto, si riunisce con tutta l’équipe con cadenza settimanale per valutare l’evoluzione dei bisogni delle persone e per ricercare congiuntamente soluzioni per continuare a rispondere in maniera personalizzata alle esigenze degli Ospiti” ha aggiunto il Direttore di Struttura.

In questo contesto diventa prioritario il rapporto che si instaura con le famiglie: una relazione di sostegno e vicinanza, pur nel rispetto delle modalità differenti che possono essere manifestate nell’accettazione della sofferenza del proprio caro. Considerata la particolarità delle persone accolte e l’importanza e la delicatezza del legame relazionale che si instaura tra il personale ed il paziente diventa importantissimo il rapporto e l’interazione con il personale.

Chi dirige deve essere presente, accogliente con il personale quando si trovano in situazioni difficili e di “stress psicologico”, ma anche in grado di riorientare il percorso, tenendo sempre alta l’asticella sia della competenza tecnico-scientifica sia di quella emotiva.



Ospedale San Raffaele Arcangelo, le attenzioni riservate al malato e ai suoi cari

La malattia, anche non grave, pone al malato sempre degli interrogativi perché è un tempo fermo e, nei nostri anni, anche un tempo di isolamento che potrebbe favorire la riflessione come, al contrario, creare uno stato di rifiuto e di maggiore conflitto interpersonale.

Un’altra considerazione si basa sul fatto che il cittadino dei nostri giorni vive spesso una fede flebile, quando la possiede, che nel tempo della malattia può essere di aiuto ma può anche trasformarsi in un rifiuto di Dio: perché a me? Che male ho fatto?

Il contesto familiare, da cui proviene il malato, rappresenta una grande variabile sul vissuto del paziente: moglie, figli, parenti, separazioni, divorzi, lontananza, cultura, religione, e altro ancora in un malato terminale sono sempre presenti, nei modi più svariati e con vissuti molto diversi. È in questo mondo del tutto particolare che non solo il cappellano, il medico e lo psicologo, devono essere preparati e formati, ma anche tutti gli altri attori del servizio: infermieri, OSS, volontari non possono essere improvvisati, ma devono seguire un opportuno percorso di formazione e accompagnamento.

È in questo settore che la preparazione umana e spirituale e, per quanto possibile anche sanitaria del Cappellano, fa la differenza perché deve essere capace di essere guida anche per gli operatori e i familiari, anche se questi ultimi fossero contrari alla presenza del sacerdote o di un qualsiasi ministro di ogni fede.

 

Hospice e il servizio di attenzione spirituale: la riflessione di Fra Marco Fabello

"Ogni persona malata vive la sua malattia nei modi più diversi: nel caso specifico dell’Hospice un po’ tutti devono avere anche una spiccata attenzione spirituale" ha affermato Fra Marco Fabello, Superiore dell'Ospedale di Venezia. 

Questa caratteristica deve essere considerata a tutti gli effetti “una specifica cura” per le persone che vivono gli ultimi tempi della loro vita per un efficace accompagnamento non già verso la morte terrena, ma verso la Vita futura: sono queste ultime parole che fanno la differenza tra un Hospice laico e un Hospice gestito dalla Chiesa nelle sue varie articolazioni. 

“Non ho una mia esperienza diretta di relazione interpersonale con malati dell’Hospice, ma certamente la frequentazione con gli operatori, dai medici agli OSS, nelle riunioni settimanali, mi fa dire che anche questi malati che vedono, e anche non vedono, il traguardo che li attende, interagiscono in modo diverso con le persone e se con alcuni operatori sono aperti e confidenti, con altri sono chiusi in un silenzio totale – ha spiegato Fra Marco – “Ma con ciò non si fa altro che confermare come ogni persona sia diversa da un’altra e che questa caratterizzazione si acuisca maggiormente quanto è più preoccupante il proprio stato di salute”.

Per scoprire di più sul servizio di attenzione spirituale e religiosa dei Fatebenefratelli, clicca il link

 

Cure palliative: di fronte alla malattia e alla sofferenza si può parlare di speranza?

L’Hospice di ispirazione cristiana deve mettere la Speranza al primo posto se vuole aiutare il malato a vivere al meglio gli ultimi tempi della vita terrena. Questo atteggiamento deve valere per tutti, credenti e non. Non c’è solo la speranza nella vita futura, perché c’è anche la speranza umana di sapere che la famiglia è stata vissuta bene e bene continuerà: ovvero considerare tutti quei segni che possono lasciare sereno il malato che sa che presto lascerà tutti i suoi affetti e il mondo in cui è vissuto.

"Per chi vive la fede, la Speranza sarà un motivo molto più importante e significativo nell’imminenza di raggiungere la vita del cielo. Anche se non è detto che anche chi ha fede possa tentennare molto di fronte al finire dei suoi giorni terreni, come fosse un abbandono del Signore mentre invece sarà proprio un incontro con il Signore" ha spiegato il Superiore locale. 

I vissuti sono spesso contrastanti: anche se è abbastanza frequente constatare una morte più serena nei malati che sono aiutati e confortati dalla fede rispetto a chi ne è lontano, ma che non di rado questa dolorosa esperienza rappresenta anche un momento per ritrovare almeno un lumicino di fede che avevano smarrito.

I familiari frequentemente fanno lo stesso percorso e ritrovano nella fede una Speranza cristiana, che li aiuterà a vivere il momento della separazione e del lutto che pure avrà bisogno di essere accompagnato.

 

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