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La riabilitazione della mano: il valore del Presidio Ospedaliero B. V. della Consolata

La riabilitazione della mano è un processo globale: paziente e terapista devono lavorare insieme per ottenere il risultato migliore dal processo di cura. Partendo da questo presupposto, il Presidio Ospedaliero Riabilitativo Beata Vergine della Consolata di S. Maurizio Canavese (TO) ha scelto di creare un ambulatorio specializzato nelle problematiche di questo distretto corporeo, diretto dal Dott. Giorgio M. Berto, chirurgo specialista nelle patologie di mano, polso e gomito. 


La mano: complessità e struttura

La mano è un organo estremamente complesso, la cui funzione non si esaurisce in un'ampia varietà di attività motorie, ma si completa grazie alla quantità di informazioni sensitive che è in grado di raccogliere, realizzando una complessa interazione con le attività corticali.

Scrivere, disegnare, suonare uno strumento: la mano è in grado di effettuare movimenti accurati e precisi. Questa finezza è data dalla sua architettura anatomica, dal controllo neuromuscolare e dalla presenza di moltissime cellule recettoriali. Per questo la mano può essere considerata la proiezione esterna del cervello: attraverso di essa l’uomo è in grado di conoscere e modellare il mondo intorno a sé.

La sua complessità ha un rovescio della medaglia: quando un trauma o una patologia alterano l’equilibrio della mano, la risposta è spesso molto più lenta e faticosa rispetto ad altre aree del corpo.

 

Come intervenire: approccio globale e un team specializzato

In caso di un equilibrio funzionale o strutturale alterato della mano, l’approccio deve essere necessariamente globale. Per la presa in carico della persona con problematiche all’arto superiore è quindi fondamentale affidarsi ad un’équipe altamente specializzata formata da chirurgo-fisiatra-fisioterapista. Ognuno nelle sue specifiche competenze ha come obiettivo comune di promuovere:

  • il recupero
  • il mantenimento della funzionalità
  • la prevenzione delle disfunzioni

Altra figura fondamentale è il medico di base. Spesso è infatti il primo ad entrare in contatto con le prime problematiche del paziente e ha quindi il compito di indirizzarlo ad un preciso percorso diagnostico.

In ogni caso, per evitare complicazioni è essenziale una presa in carico precoce e continuativa sia da parte di medici - chirurghi ortopedici e plastici, fisiatri, chirurghi vascolari e altri - sia da parte di fisioterapisti specializzati. 

 

Presidio Ospedaliero B. V. della Consolata, l'Ambulatorio di Riabilitazione post-chirurgica della mano

Proprio in quest’ottica da una decina di anni il Presidio Ospedaliero Riabilitativo Beata Vergine della Consolata di S. Maurizio ha scelto di creare un ambulatorio specializzato nelle problematiche di questo distretto corporeo. Responsabile dell’ambulatorio è il Dott. Giorgio M. Berto, chirurgo specialista nelle patologie di mano, polso e gomito.

Le principali patologie trattate sono:

  • Sindrome del Canale Carpale
  • Dito a scatto
  • Cisti del polso
  • Tendinite di De Quervain
  • Rizoartrosi
  • Morbo di Dupuytren
  • Riabilitazione e confezionamento tutori

Cosa avviene dopo la prima visita? La procedura è semplice.

Al termine del percorso diagnostico, in caso di necessità viene programmato l’intervento chirurgico, che viene eseguito dal Dott. Berto, presso l’ospedale Gradenigo di Torino o la Clinica Eporediese di Ivrea. Entrambi accreditati con il Sistema Sanitario Nazionale.

Il paziente verrà quindi automaticamente prenotato, ricevendo altresì anche la prenotazione per le visite di controllo ed eventuale visita fisiatrica.

I controlli successivi vengono prenotati ed effettuati dal chirurgo nell’ambulatorio del Presidio Fatebenefratelli dove, per favorire la continuità terapeutica, è presente un ambulatorio di visite fisiatriche dedicato. 

Trascorsi 15 giorni dall’intervento, saranno effettuate nella stessa giornata sia la visita di controllo che la medicazione. Trascorsi 40 giorni dall’operazione sarà effettuata dal Dott. Berto una seconda visita di controllo.

 

Un'altra strada: la terapia conservativa con approccio personalizzato

Nel caso non sia necessario l’intervento chirurgico, viene proposto un approccio conservativo.

La terapia conservativa, cioè non chirurgica, comprende:

  • terapie manuali, come mobilizzazioni articolari e manipolazioni fasciali e muscolari
  • terapie fisiche strumentali 
  • riabilitazione e terapia occupazionale, che comprende esercizi di fisioterapia e indicazioni specifiche
  • tutori di riposo, funzionali e bendaggi

Il fisioterapista interviene precocemente già nella fase di immobilizzazione per monitorare ed istruire il paziente sulla prevenzione dell’edema e la formazione di aderenze. In tutti i casi una riabilitazione specialistica e dedicata completa il lavoro del chirurgo. Per questo deve essere globale, precoce, preventiva, personalizzata nei modi e nei tempi per poter modificare all’interno di ogni seduta riabilitativa gli obiettivi a breve e a lungo termine.

Parte integrante del trattamento è il confezionamento di tutori, che viene fatto in modo personalizzato sulla mano del paziente e, dove necessario, gradualmente modificato in seguito all’evoluzione della patologia. Il tutore accompagna il percorso di recupero della persona, favorendo e facilitando il mantenimento del recupero articolare raggiunto durante la seduta fisioterapica.

La riabilitazione è parte integrante del trattamento della patologia e fondamentale per un buon risultato. Per questo è cruciale affidarsi a un team di specialisti che possano occuparsi della presa in cura dell'arto a 360 gradi: mettiamo le nostre mani in buone mani.

 

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